A partire da ieri, 5 luglio 2017, Diego Armando Maradona è un nuovo cittadino onorario di Napoli.

Una cerimonia conclusasi con uno show in Piazza del Plebiscito alla presenza di 10 mila persone ha caratterizzato quella che per Napoli e gran parte dei suoi tifosi è stata una notte speciale. Anche se non per tutti.

L’evento, in programma da mesi, è stato preparato nei minimi dettagli e non sono mancate, naturalmente, polemiche che hanno rischiato di sovvertirne l’esito e lo svolgimento.             Tutto è cominciato il 4 luglio con l’esposizione, nei pressi dello Stadio San Paolo, di uno striscione firmato Curva A sul quale si leggeva: “5 luglio, non l’ha voluto la città, ma un sindaco a caccia di soldi e pubblicità”. Successivamente, ieri, nella giornata prevista per la firma della pergamena della cittadinanza, un gruppo di attivisti del movimento Magnammece o’pesone (Movimento per il diritto all’abitare), in lotta contro il disagio cittadino legato all’emergenza abitativa, ha fatto irruzione nella Casa Comunale occupando alcuni uffici siti al primo piano e causando, tra le altre cose, anche il ferimento di un agente della Polizia Municipale.

In entrambi i casi appaiono più che evidenti i destinatari delle proteste, facilmente individuabili nel Sindaco Luigi De Magistris e la sua Amministrazione Comunale: se nella prima circostanza l’ex magistrato viene accusato di essere solo alla ricerca di un ritorno pubblicitario derivante dall’evento “mondiale” previsto per la consegna della onoreficenza al Pibe De Oro, gli esponenti del gruppo attivista fanno notare che la cittadinanza napoletana è nulla se alla sua attribuzione non si accompagna il riconoscimento dei diritti ad essa legati, tra i quali quello all’abitare. Alle citate proteste si sono sommate le critiche, sollevate dal capogruppo del Pd in consiglio comunale, Federico Arienzo, legate ad un presunto, o meglio fantomatico, compenso di 230.000 euro che il Comune di Napoli avrebbe concesso al suo numero 10 come corrispettivo per l’accettazione della cittadinanza. Sulla vicenda è poi intervenuto l’assessore allo sport Ciro Borriello, precisando che l’Amministrazione Comunale non avrebbe “messo una lira” per l’evento e che eventuali introiti a favore di Maradona al massimo sarebbero derivati dai suoi sponsor personali.

Le polemiche hanno turbato e, perchè no, seccato non poco il primo cittadino, tanto da indurlo ad apportare un cambio di programma rilevante alla serata che, inizialmente, doveva svolgersi interamente in Piazza del Plebiscito; a seguito dei malumori manifestati da una fetta importante della popolazione, infatti, De Magistris, forse impaurito dai probabili fischi che avrebbero riguardato la sua presenza, comunicava lo spostamento del luogo di consegna della onoreficenza dalla storica piazza napoletana a Palazzo San Giacomo. Naturalmente, tale decisione si scontrava con la scontata opposizione dello stesso Maradona, dei suoi sponsor e della direzione artistica della serata in piazza, coordinata da Alessandro Siani. In particolare, pare che El Diez non avesse intenzione di partecipare  all’intera cerimonia istituzionale rinchiuso all’interno di un palazzo, lontano dal calore del tifo organizzato che lo ha sempre sostenuto e che, tuttavia, in piazza non si è presentato. Alla fine si optava per una divisione della pubblica cerimonia in due parti: intorno alle 22 Diego si è recato a Palazzo San Giacomo e ha firmato, alla presenza del Sindaco e di centinaia di giornalisti ed affezionati, la pergamena con il conferimento della cittadinaza onoraria, evidenziando la mera formalità dell’evento, considerando che la sua appartenenza al popolo napoletano era chiara sin dal primo giorno in cui ha indossato la maglia numero 10; dopodiché, insieme al suo staff Maradona è giunto in Piazza del Plebiscito dove ad attenderlo, oltre al numerosissimo pubblico, c’erano alcuni degli eroi dello Scudetto del 1987 ed alcuni protagonisti del mondo dello spettacolo.

Purtuttavia, al di là della magica festa, c’è chi si interroga sulla reale necessità del conferimento di una tale onoreficenza. Ci sono i favorevoli, per lo più corrispondenti a strenui sostenitori (se non santificatori) del Pibe, che qualificano la cittadinanza onoraria come un riconoscimento quasi obbligatorio per tutto ciò che, calcisticamente parlando, Diego ha fatto per il Napoli e la città, a suon di gol e giocate straordinarie che ancora oggi si ammirano. Ci sono i contrari, i dissidenti, tra i quali si nasconde un pò di (in)sano moralismo, che evidenziano l’inutilità del provvedimento (adottato con una formale delibera di Giunta) e la negligenza dell’Amministrazione Comunale, richiamando la necessità di dedicarsi a tematiche più importanti che affliggono la città. E poi ci sono gli indifferenti, tra i quali ci sono i non appassionati di calcio o i non interessati alle vicende cittadine, per i quali ieri non è accaduto nulla di rilevante se non una una normale festa in Piazza.

Insomma, una Napoli spaccata su una vicenda che, in fin dei conti, non può e non deve essere considerata tanto rilevante da essere contornata da sterili polemiche. Anche Diego sa che il futuro, almeno non calcistico, della città non dipenderà da lui nè dalla sua cittadinanza napoletana, ma dal, si spera, buon governo delle Amministrazioni che si avvicenderanno nel tempo.

Nel frattempo El Pibe ha lasciato Napoli alla volta di Zurigo, dove parteciperà ad alcuni appuntamenti Fifa. E se questo vorrà dire fine dei contrasti, delle polemiche e delle critiche, per una volta tutti saranno felici della sua partenza.

Amedeo Polichetti