A Spielberg avremmo voluto vedere i fatti di Baku e poi lanciare il battutone cinematografico. Peccato che la querelle tra Hamilton e Vettel questa volta sia rimasta all’interno del paddock, e che i duelli si siano incrociati tra Mercedes e Ferrari, con le due prime guide a trovarsi le seconde di mezzo. Ahinoi, anche in questo caso un duello alquanto impari che ha visto, da un lato, Vettel rincorrere Bottas fino alla fine, e dall’altro Raikkonen che a casa porterà soltanto la soddisfazione di aver fatto più di 40 giri con le UltraSoft a brandelli.

La giornata volge al termine e in Mercedes aleggiano i primi dolci pensieri. Quelli che rispondono all’inconveniente chiamato Valtteri Bottas, che con questa vittoria sarebbe poco professionale da rinchiudere in un angolino e tenerlo fuori dalla lotta mondiale.

A lezioni di ritmo, comunque, ci mandano tutti e tre i classificati a podio, perché come dimenticarci di Sebastian Vettel (che ‘one more lap‘ e aggrappava la Finlandia con il lazo) e di Daniel Ricciardo (quinta gara consecutiva a podio). Il Red Bull Ring, infatti, ha riportato in auge uno dei due fenomeni che più interessa l’usura degli pneumatici di una F1 e che involontariamente ha uniformato i ritmi dei piloti di testa. Un fenomeno che, tuttavia, viene arginato abbastanza agevolmente.

 

Parliamo del blistering, che insieme al graining accompagna gli pneumatici di F1 da anni. Complici le temperature inaspettatamente elevate dell’asfalto e gli assetti diversi delle monoposto – in armonia a loro volta con gli stili di guida dei piloti – avrete notato che fin dalle prime fasi di gara su molti pneumatici comparivano quelle che a occhio nudo sembrerebbero delle normali righe scure.

Il fenomeno del blistering – dall’inglese “blister“, vescica – si verifica quando una particolare sezione della gomma (specialmente a ridosso della parte interna, più affaticata e quindi più calda) si surriscalda in modo anomalo, provocando veri e propri distaccamenti di pezzi di pneumatico più o meno grossi.

Va chiarito che il blister non interessa la carcassa, quanto piuttosto il solo battistrada, che in condizioni di stress termo meccanico inatteso consente il formarsi di bolle d’aria.  Bolle che saranno i principali artefici della trasformazione della superficie della gomma, che da liscia diventa una grattugia. Inutile dire, perché è quanto mai intuitivo, che il blistering si traduce in evidenti problemi alla guida.

Superfici di appoggio irregolari e basso grip portano, infatti, a evidenti problemi di sovrasterzo. A Spielberg è stata una variante che ha bene o male interessato un po’ tutti, anche i top driver. Primo su tutti Hamilton, che ha iniziato la gara su SuperSoft per poi lanciarsi nello stint lungo con le UltraSoft fino alla fine. Non sono bastati una decina di giri nel secondo stint per farglisi ripresentare lo stesso fenomeno che fino a prima della sosta lo ha costretto a un ritmo più sostenuto. Variante che in qualche modo ha bilanciato il passo di tutti e ha permesso che la gara finisse in volata per le prime quattro posizioni.

Il blistering non è un fenomeno così ovvio, né in qualche modo controllabile dai piloti stessi (basti pensare che accorgersi dei danni alle gomme posteriori è impossibile anche dagli specchietti), ma comunque abbastanza slegato da quello che abbiamo chiamato graining.

Quest’ultimo è un fenomeno che avviene quando la superficie dello pneumatico è sottoposta ad un movimento trasversale e si arrotola sotto l’effetto della pressione sulla gomma. Si verifica più frequentemente ed è più semplice da monitorare, essendo causato per lo più da piste poco gommate. Parlando di graining dovreste pensare a piccoli riccioletti di pneumatico che restano incollati al battistrada, portano via aderenza e danno sottosterzo. In poche parole, pensate ad uno pneumatico che perde via via spessore, come se steste limando un’arancia. Infine, man mano che gli pneumatici si usurano, il graining scompare (la gomma superflua si stacca dal battistrada) e lo pneumatico si comporta normalmente.

A Spielberg non se n’è visto, o quanto meno si tende a sottintendere che sia un fattore abituale per tutte le monoposto. Il blistering, invece, pare sia stato una mezza sorpresa, almeno nelle rapide tempistiche con il quale si è presentato, più o meno diffuso a seconda della mescola, dell’assetto della monoposto e del momento della gara (che offriva più o meno una pista gommata).

Nicola Puca

 

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