È partita la corsa per risanare il bilancio del Comune di Napoli, per evitare il default che ormai incombe in conseguenza del lungo predissesto: la chiave per concedere una prima boccata d’ossigeno alle affannate casse cittadine è stata individuata, per ora, nella lotta all’evasione per centinaia di milioni di euro delle grandi imposte a carattere locale, IMU e TASI/TARI.

A Napoli, l’evasione delle imposte sugli immobili e sulla spazzatura tocca ormai livelli record: come si evince da stralci del piano di riscossione approntato dall’Assessorato al bilancio, di cui Repubblica ha rivelato alcune anticipazioni, solo nel periodo tra 2013 e 2016 il Comune risulta in credito di 476 milioni per mancati pagamenti della TARI. Numeri da capogiro, se si pensa che il rosso del bilancio napoletano è stato stimato in circa un miliardo di euro. Cifre ancora più eclatanti, se si pensa che i debitori più importanti, autori della grande evasione, in realtà sono relativamente pochi.

In effetti, seppur sia previsto, quasi accettato, in una città con un basso reddito pro capite come Napoli, un volume di evasioni proporzionale alla condizione di indigenza di una consistente parte della popolazione, è anche vero che la caratterizzazione delle posizioni debitorie non lascia dubbi sul fatto che ci si trova davanti a comportamenti, che il rapporto dell’Assessorato definisce «seriali», attuati da un ristretto numero di insolventi ben determinati. Non si tratterebbe solo di privati in difficoltà, appunto, ma piuttosto di soggetti societari di diritto privato, o persino di enti pubblici, che, insistendo col mancato pagamento, diventano giocoforza evasori.

Nella relazione si stima appunto che, ancora in tema di rifiuti, ci siano 184 grandi evasori, tra cui ben 66 enti pubblici, indebitati col Comune per circa 71 milioni di euro, mentre 119 enti di diritto privato devono circa 33 milioni. Diverso sarebbe il discorso dell’IMU, per il cui mancato pagamento gli enti pubblici sono senz’altro meno coinvolti, risultando i privati i soggetti più in difficoltà.

«Si deve intervenire su questi evasori seriali che scaricano su altri cittadini l’incremento delle imposte non versate», tuona l’assessore Panini. Il procedimento da seguire, per cercare di rientrare delle mancate percezioni, in ogni caso, non sarà ad effetto immediato. Ad una prima fase conciliatoria, in cui si cercheranno delle soluzioni che consentano agli evasori di saldare i propri debiti col fisco attraverso dilazioni e rateizzazioni, potrebbe seguire una più efficace sanzionatoria, nel caso la precedente non andasse a buon fine: in quel momento, dunque, si passerebbe all’esazione forzosa, che porterebbe anche alla pubblicazione dei nomi degli evasori.

Il soggetto che si incaricherebbe delle procedure dovrebbe essere l’Agenzia delle Entrate che, essendo subentrata ad Equitalia dal 1° luglio scorso, ha ereditato la continuità dei crediti in riscossione e si accinge a intavolare le procedure. In realtà, il cambio di agente di riscossione ha causato qualche timore proprio per le possibili difficoltà che potrebbero insorgere nel tentativo di tenere sotto controllo tutte le posizioni debitorie già accertate. Come segnalava l’assessore Panini al Mattino lo scorso giugno, infatti, «per il Comune di Napoli il totale dei ruoli che abbiamo affidato ad Equitalia nel corso degli anni ammontava, alla fine del 2016, ad 1 miliardo e 800 milioni di euro. Nel 2016 abbiamo incassato 61 milioni di euro. Alla fine dello scorso anno restavano ancora in carico ad Equitalia poco più di 1,7 miliardi di euro». Una cifra altissima, praticamente più elevata del buco di bilancio comunale: una parte decisiva di questi crediti di imposta, peraltro, riguarderebbero proprio TASI e IMU per diversi periodi, anche più risalenti nel passato.

Infatti, proprio in seguito alle indagini previste dall’Assessorato al bilancio, che analizzeranno anche gli archivi di Equitalia, potrebbero emergere altri “scheletri nell’armadio” a carico dei contribuenti: il rapporto del Comune, infatti, non esclude che, in seguito all’accertamento delle posizioni debitorie (soprattutto per il citato periodo 2013 – 2016), emergano delle insolvenze ancora precedenti, nei cui confronti Equitalia dovrebbe, o avrebbe dovuto, procedere anche con gli strumenti forzosi. In sostanza, il gettito finale potrebbe essere anche superiore ai quasi 500 milioni di euro stimati finora.

L’evasione delle imposte, insieme al problema, equivalente, delle contravvenzioni elevate e non esatte, rappresenta per Napoli una delle fonti principali del deficit di bilancio, proprio in queste settimane finito sotto i riflettori a causa dell’incidenza del problema sulle prestazioni di servizi pubblici locali, come i trasporti. Il potenziale paradosso emerso in questi mesi, comunque, e specialmente dopo l’approvazione del bilancio preventivo, è stato che, oltre ad approntare il piano di riscossione, il Comune si sia trovato a imporre un aumento delle imposte, anche con una stangata sull’IRPEF che ha fatto discutere già in aprile. Del resto, se pure i grandi evasori sono soggetti pubblici o imprenditoriali, non può essere trascurata quella citata fetta di indigenti che non può pagare per necessità.

«Aumentare le tasse non è stata una scelta del Comune (…) con gli ulteriori tagli del Governo siamo stati assolutamente obbligati», si era difeso De Magistris in primavera. La misura più discussa era stata, in questa occasione, l’erosione della fascia di esenzione IRPEF, da 15 mila a 8 mila euro e il mantenimento delle aliquote IMU E TASI/TARI, inalterate. Non certo l’ideale, per una realtà cittadina già a forte rischio evasione per necessità, oltre che per sottocultura.

L’allora assessore al bilancio era Palma, oggi Panini riparte da rifiuti e immobili: la svolta della riscossione dei tributi promette, se portata avanti in modo adeguato, di aiutare una città ormai finanziariamente al collasso.

Ludovico Maremonti