La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e il Partito Comunista Francese di Pierre Laurent hanno avviato l’opposizione da sinistra al neo-Presidente Macron. Ma divisi.

Alle elezioni legislative, grazie al sistema elettorale maggioritario, il blocco presidenziale ha ottenuto una maggioranza “bulgara” di 350 seggi su 577. Inoltre, la natura centrista di Macron permette all’occorrenza di poter ampliare la maggioranza al centrosinistra, che ha ottenuto 44 seggi, e al centrodestra, che ne ha ottenuti 137. La trasversalità della maggioranza è favorita anche dalla nomina del primo ministro Édouard Philippe, repubblicano ma con un passato vicino ai socialisti. Il Partito Socialista, inoltre, dopo l’abbandono del leader Hamon – sconfitto alle presidenziali e rimasto fuori dall’Assemblea alle legislative –, ha recuperato posizioni moderate, dichiarando che porterà avanti una «opposizione costruttiva e vigilante». Pronti, invece, a portare avanti un’opposizione dura sono la destra radicale del Front National (8 seggi), guidato da Marine Le Pen, e le due sinistre radicali – la France Insoumise di Mélenchon (17 seggi) e il Partito Comunista Francese di Laurent (10 seggi).

Dopo aver condotto insieme la campagna elettorale per la candidatura di Jean-Luc Mélenchon alle presidenziali, le due sinistre hanno partecipato separatamente alle legislative, trovandosi anche in competizione in alcuni collegi. E neanche dopo le elezioni le strade della France Insoumise e del Partito Comunista Francese si sono incrociate, dato che le due formazioni hanno creato due gruppi parlamentari distinti. Già durante le presidenziali, in realtà, il sostegno del PCF a Mélenchon non era stato immediato: il segretario Pierre Laurent ha temporeggiato a lungo nella speranza dell’unità anche con il candidato socialista Hamon, mentre Mélenchon presentava la sua candidatura come totalmente di rottura e alternativa al Partito Socialista e lo stesso Hamon dichiarava di non volersi ritirare.

Successivamente molti militanti ed esponenti del PCF hanno sostenuto autonomamente la candidatura del leader della France Insoumise, finché la dirigenza del partito ha dovuto sostenere ufficialmente Mélenchon.

Dal ballottaggio in poi, i rapporti tra le due sinistre sono peggiorati: mentre Mélenchon non si è schierato con nessuno dei due candidati, dichiarando il suo progetto alternativo e incompatibile tanto a Macron quanto a Le Pen, Laurent ha invitato al voto contro Le Pen, quindi a favore di Macron. Così Mélenchon ha dichiarato che non si può appartenere alla France Insoumise avendo sostenuto pubblicamente Macron. Laurent, dal canto suo, disse che l’alleanza tra Partito Comunista Francese e France Insoumise non sarebbe stata scontata. E, infatti, anche per motivi legati più strettamente alle candidature nei collegi, l’alleanza non c’è stata. A parte il sostegno di Mélenchon ai candidati comunisti che avevano preso parte attivamente alla sua campagna presidenziale, non c’è stato più alcun dialogo tra France Insoumise e Partito Comunista Francese.

Un momento di incontro è stato offerto loro dallo stesso Macron. Il neo-presidente ha, infatti, annunciato il congresso di Versailles a camere unificate, che si è svolto il 3 luglio, per chiarire il programma della sua Presidenza, dichiarando anche che non avrebbe tenuto una conferenza stampa, ma un discorso, perché la complessità dei suoi progetti non si presterebbe alla dinamica “domanda-risposta”.

Mélenchon ha immediatamente annunciato che la France Insoumise non avrebbe partecipato al congresso, considerato espressione di un «iper-presidenzialismo», sostenendo che Macron «opera una forzatura istituzionale, senza dibattito e senza voto. Viene, detta e se ne va. Fa da solo». Inoltre contesta che «i deputati sono convocati senza limiti di tempo in sessione straordinaria ma hanno solo 4 giorni per depositare degli emendamenti su leggi che cambiano l’intero assetto sociale». Il leader della France Insoumise ritiene inoltre che il primo ministro, Édouard Philippe, si sia piegato al Presidente Macron: «Secondo la Costituzione, il Primo Ministro dirige la politica della nazione, ma ora viene degradato ad essere un semplice collaboratore, come Fillon per Sarkozy». Mélenchon afferma che «nessuno è andato tanto lontano nell’umiliare il Primo Ministro e il Parlamento» e che la France Insoumise porterà avanti un’opposizione «globale e frontale, che argomenta e propone. Il paese ci ascolterà […] Il nostro scopo è distruggere la fortezza che quei due vogliono creare in Parlamento». Il riferimento è a Macron e Richard Ferrand, ex-socialista, ora segretario generale della Republique En Marche e, secondo Mélenchon, «vero numero due» del Presidente.

Così, Mélenchon ha organizzato una manifestazione contro il congresso di Versailles che si è svolta il 3 luglio dalle ore 18 a Place de la République a Parigi. Anche il segretario del Partito Comunista, Pierre Laurent, ha annunciato che il suo partito non avrebbe partecipato al congresso di Versailles, organizzando a sua volta una manifestazione alle 14 davanti al comune di Versailles. Entrambe le organizzazioni di sinistra si oppongono alla “monarchia presidenziale” e alla “faraonizzazione” che avrebbe messo in atto Macron, ma restando divise. Il percorso unitario tra Mélenchon e i comunisti francesi, iniziato nel 2008 con la nascita del Front De Gauche e interrottosi all’indomani delle presidenziali del 2017, sembra dunque ancora lontano dal ripartire.

Il discorso tenuto da Macron nella cornice del castello di Versailles – in cui il Presidente ha annunciato alcuni dei suoi primi provvedimenti: la riduzione del numero dei parlamentari; la revoca entro l’autunno dello stato di emergenza, del quale però alcuni elementi di sicurezza verranno resi permanenti; la questione migratoria, rimarcando la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici – è stato definito da Mélenchon come una «interminabile pioggia di ovvietà» ricca di «esasperato bonapartismo» e «europeismo belante», in pratica una «noia mortale», esempio di un «dogmatismo liberale tanto antiquato quanto surreale».

Sia la France Insoumise che il Partito Comunista Francese hanno già annunciato che porteranno avanti una dura opposizione alla legge sul lavoro annunciata da Macron. Sarà l’occasione giusta per tornare a parlarsi?

Pietro Marino

@PietroPitMarino

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