I primi passi di Emmanuel Macron nelle vesti ufficiali di Presidente della Repubblica francese sono stati accompagnati da scosse telluriche avvertite da tutto il mondo. L’uomo simbolo dei liberal-democratici si sta rivelando politico autoritario e individualista, prossimo fautore di una rivoluzione che ha l’acre sapore del conservatorismo e del ritorno alla celebrazione del potere personale: quello di Napoleone Bonaparte.

Il 14 maggio 2017 Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron è diventato il nuovo Presidente della Repubblica francese, subentrando al suo predecessore, François Hollande, tra l’entusiasmo e il sostegno trionfale dei rappresentati liberal-democratici mondiali. Da Barack Obama a Matteo Renzi, passando per molti esponenti della sinistra europea, tanti noti leader politici hanno applaudito il nuovo Napoleone di Francia: giovane, rampante, capace di sconfiggere i populismi lepenisti, europeista, innovatore e rottamatore.

La campagna elettorale di Macron e del suo En Marche! è stata trionfale, in grado di incrociare i tradizionali elettori socialisti, delusi dal proprio partito, e quel mondo moderato che auspicava un cambiamento di rotta nella politica francese. Il nuovo Presidente ha così bruciato le tappe del suo cursus honorum, diventando simbolo d’innovazione e di speranza per l’Europa del futuro. Il curriculum politico di Emmanuel Macron — già noto e spesso utilizzato dagli ovvi detrattori per critiche cocenti — lasciava, e lascia tutt’ora, poco spazio alle speranze di rinnovamento della sinistra europea.

Funzionario della rinomata banca d’affari Rotschild & Co., ex-ministro dell’economia, dell’industria e del digitale dal 2014 al 2016 nel secondo governo Valls, Emmanuel Macron è stato ampiamente accusato di essere espressione dei cosiddetti “poteri forti”, di essersi erto a simbolo di rinnovamento mal celando il proprio conservatorismo, l’incapacità di distinguersi dal rovinoso passato politico della Francia. Oggi, a circa due mesi dalle elezioni, le perplessità della sinistra radicale europea, tra la quale spicca Jean-Luc Mélenchon, sembrano essersi concretizzate nell’ascesa definitiva del nuovo Napoleone Bonaparte.

In netta controtendenza con un proprio omonimo letterario — quell’Emmanuel Goldstein rivale del Socing che governa l’Oceania, in 1984 di George Orwell — Macron si è imposto come violento restauratore del potere centrale e personalistico. Le foto e le prassi ufficiali, le prime dichiarazioni politiche non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni: il nuovo Presidente della Repubblica ha la ferma intenzione di rivoluzionare cerimoniali ed etichette, di mettere in atto la propria azione politica con ineluttabile fermezza. Un’esaltazione del potere personale che in Italia si è già manifestata con Silvio Berlusconi prima, e Matteo Renzi poi, che riporta alla luce la storia moderna della Francia egemone di Napoleone Bonaparte.

Come in un dipinto del simbolista Arnold Böcklin, l’innovazione conservatrice di Emmanuel Macron è tutta in questa foto ufficiale. L’obiettivo lo ritrae nell’ufficio personale, con entrambe le mani che stringono con decisione la scrivania, a sottolineare la fermezza dell’uomo, il potere del politico. La finestra alle sue spalle è spalancata, con Macron è in arrivo il vento del cambiamento, che porta con sé rinnovamento e tradizione: la bandiera europea, il simbolo del galletto d’oro, lo storico orologio, le Memorie delle guerre di Charles de Gaulle e due smartphone.

Questo il foto-ritratto ufficiale del suo predecessore, François Hollande, si nota qualche differenza?

La fotografia ufficiale ricolma di simbologie, la convocazione delle Camere riunite a Versailles, il discorso alla Bastiglia e l’ultima indelicata decisione di non tenere alcuna conferenza stampa in occasione del 14 luglio: la festa della Repubblica sarà accompagnata da un discorso solenne di Macron. La rivoluzione del nuovo Napoleone è partita dal cerimoniale ufficiale, ha coinvolto il savoir-faire politico togliendo la scena al neo-primo ministro Édouard Philippe e privando l’opposizione di alcuni incarichi previsti dalla prassi e dal galateo, un questore e due vice-presidenze.

Nei primi mesi di presidenza Macron si è immediatamente imposto come simbolo di egemonia e di sicurezza. Il giovane bonapartista ha sfruttato ogni occasione ufficiale per alimentare la narrazione del suo personaggio: sfrontato, ma preparato, strenuo difensore della patria francese e di quella nostalgica grandeur a cui i transalpini da sempre anelano. Il 5 luglio scorso, simulando un’esercitazione militare e il lancio di una testata nucleare, Macron si è fatto calare con un verricello all’interno di un sommergibile per ribadire l’importanza degli armamenti francesi. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, il paese transalpino è l’unico possessore di armi nucleari e ha la pretesa di proporsi, o imporsi, come invalicabile baluardo difensore delle sorti europee.

L’intento del nuovo Napoleone francese appare scontato quanto evidente dalle uscite pubbliche e dalle dichiarazioni ufficiali. La critica diventata virale a Donald Trump e alle sue ingenue sparate sulle questioni climatiche è stata seguita dal mancato rispetto del protocollo fotografico al G20 di Amburgo e dallo slalom di Macron tra i leader mondiali, per andare a posizionarsi accanto al collega americano; e ancora dall’invito ufficiale a Donald Trump in occasione della festa della Repubblica del 14 luglio. La fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha lasciato un importante vuoto di potere, quello di uno Stato trainante a livello economico e diplomatico che Macron e la Francia hanno tutte le intenzioni di occupare e presiedere.

Ad alimentare il sapore aspro della delusione liberal-democratica sono le prime posizioni politiche ufficiale di Emmanuel Macron, certo rivoluzionarie rispetto ai predecessori, ma quantomeno discutibili nella loro vicinanza alla tradizione autoritaria. Sul tema della gestione dell’immigrazione il Presidente francese ha ribadito l’importanza di tutelare le proprie frontiere, evidenziando la propria contrarietà alla possibilità che avvengano sbarchi di migranti nei porti transalpini e mancando così di fornire il proprio supporto all’Italia, apparentemente abbandonata dagli altri membri dell’Unione Europea nella gestione solitaria degli sbarchi dalla Libia.

Per quanto riguarda la politica interna, le proposte di Macron sono in netta controtendenza con la precedente amministrazione — dettaglio macroscopico che gli ha permesso a tutti gli effetti di trionfare in sede elettorale — ma hanno immediatamente incontrato gravi problemi di attuazione. Riforma del lavoro e del tanto contestato jobs act francese, e un disegno di legge dedicato ad una maggiore trasparenza dell’amministrazione pubblica. Sulla prima tematica — che prevede modifiche al Codice del lavoro, alle canoniche 35 ore settimanali, e un taglio concreto del welfare e delle pensioni per ridurre il deficit di bilancio — il leader francese ha già incrociato le critiche e l’ostruzionismo di svariati sindacati, tra cui la CGT, e della sinistra radicale capeggiata da Jean-Luc Mélenchon.

Ancora più complessa e travagliata la messa in atto della seconda proposta politica, ostacolata da episodi scandalistici e di corruzione nella pubblica amministrazione. François Bayrou, leader del MoDem, partito centrista principale promotore della riforma, si è dovuto dimettere insieme ad altri tre ministri a nemmeno due mesi dall’insediamento, proprio a causa di una serie di scandali legati a incarichi poco limpidi concessi in Parlamento Europeo. La sfrontatezza di Macron pare dunque mal celare problematiche strutturali ed etiche in seno alla propria maggioranza, che possono mettere in crisi l’attuazione dell’intera proposta politica macronista.

Che futuro si prospetta per l’aspirante Napoleone francese? Nonostante Macron ostenti sicurezza e fermezza decisionale — nelle occasioni ufficiali e nella sua proposta di legge contro il terrorismo, che secondo alcuni esperti del settore creerebbe una costante condizione di allarmismo e di violazione delle libertà individuali — il rischio concreto è che il primo “galletto” di Francia si trasformi in quella che gli americani definirebbero una “anatra zoppa”: un Presidente che già volge a fine mandato, con le due Camere facenti capo al partito opposto.

Andrea Massera