Durante il mio lavoro da editorialista scientifico e denunciante le barriere architettoniche ho scorto come la scienza medica stia cercando sempre nuove soluzioni per aiutare i disabili nel combattere qualsiasi tipo di impedimento.

Nella maggior parte dei casi l’invalidità è dovuta all’impossibilità di utilizzare a pieno gli arti inferiori e le proprie facoltà motorie. Gli individui affetti da tali patologie, non potendo camminare, sono costretti ad utilizzare sussidi come le stampelle e la sedia a rotelle. Per venire incontro ai pazienti i ricercatori dell’American Association for the Advancement of Science hanno creato un esoscheletro che va posto su una delle due caviglie che attraverso precisi algoritmi modifica l’andatura di chi lo indossa riducendo il dispendio di energia.

Essere invalidi non vuol dire solo essere relegati ad una sedia a rotelle; talvolta l’invalidità può essere data anche dall’assenza o dall’inoperosità di arti superiori e in tal caso anche aprire una porta può rappresentare un ostacolo serio. Non esistono delle terapie in grado di ridare mobilità agli arti superiori, ma una recente scoperta può essere di grande aiuto per chi, per varie vicissitudini, non può più utilizzarli. Si tratta dei Wearable Gloves for Disabled Patients, un guanto di gomma flessibile dotato di un motore collegato a cavi che se indossato dal paziente restituisce gli infinitesimali movimenti delle mani.

Il caso più grave di invalidità sono lesioni alla corteccia cerebrale e al midollo spinale che comportano l’inoperosità di alcuni arti. Anche in queste circostanze la scienza non ha alzato bandiera bianca e con studi ben precisi e dettagliati da parte di neuroscienziati ha provato a offrire di nuovo la deambulazione a chi l’ha persa. Un team di ricerca americano ha recentemente messo a punto Spinal Cord Implant, un impianto neurale applicabile sulla schiena dei pazienti e in grado di fornir loro, attraverso stimolazioni elettriche, la capacità di muoversi in autonomia.

Ovviamente questi sono esempi di come la scienza medica e le nuove tecnologie aiutino a scavalcare le barriere architettoniche, ma ad oggi non esistono soluzioni effettive per guarire un arto leso. Ciononostante la ricerca rimane comunque la miglior alleata per sconfiggere gli handicap e aggirare le barriere, ma se non coadiuvata dal buon senso umano può ben poco.

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.

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