La questione della malasanità in Campania è piuttosto delicata e i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato alcuni dei grandi centri ospedalieri regionali non hanno fatto altro che confermare il grave stato di crisi in cui versa il servizio sanitario campano. Accanto ai problemi storici, però, si denota anche un incremento delle cattive abitudini da parte delle persone, che contribuiscono a creare una situazione davvero complessa.

Un triste primato

A tracciare questo quadro a tinte fosche è il rapporto “Osservasalute 2017“, che come di consueto ha analizzato il contesto sanitario in tutta Italia: ebbene, ancora una volta è il Sud a occupare le posizioni più basse della classifica, con la Campania che conquista la poco ambita palma di regione più esposta al rischio di mortalità riconducibile alla malasanità.

L’incidenza della malasanità

Parlando di dati specifici, si calcola che in Campania i casi dovuti a errori sanitari siano 92 ogni 100 mila abitanti, un risultato superiore alla media nazionale, che invece è stimata in 72 ogni 100 mila. Una situazione comunque critica, che ha portato alla nascita di una “nuova” branca di assistenza professionale per i malati e le loro famiglie, come quella garantita da PerSalute.com, progetto di difesa del cittadino attraverso consulenza legale per i pazienti che intendono richiedere un risarcimento danni malasanità.

Troppe morti per assenza di cure appropriate

Per la precisione, il rapporto indica con l’espressione “mortalità riconducibile ai servizi sanitari” il termine inglese “amenable mortality”, ovvero i decessi considerati prematuri che non dovrebbero verificarsi in presenza di cure appropriate e tempestive. Quindi, le morti che potrebbero essere evitate con interventi differenti e “migliori”.

Le responsabilità dei cittadini

Più in generale, poi, il Rapporto mette nero su bianco quello che probabilmente è noto a tutti, ovvero che “le regioni centro-settentrionali hanno una performance dei servizi sanitari generalmente migliore rispetto alle meridionali”. Inoltre, da quanto si può leggere nel documento i cittadini della Campania aggiungono un altro carico con comportamenti spesso irresponsabili o comunque poco lungimiranti, per così dire.

Tanti record negativi

Difatti, oltre ai primati negativi che la regione conquista a livello generale, come l’alto tasso di mortalità per tumore tra gli uomini, la mancanza di posti letto per disabili e la più bassa spesa sanitaria pro capite del Paese, gli abitanti della Campania sono anche quelli che fumano di più, hanno il peso maggiore e soffrono di patologie come diabete e infarti, in qualche modo collegate allo stile di vita personale.

Un paragone impossibile con il Nord

L’altro dato davvero preoccupante, che rappresenta un po’ la sintesi di quanto scritto, è quello relativo alle aspettative medie di vita: rispetto alla media nazionale, i campani vivono due anni in meno (addirittura quattro se si confrontano le speranze di un abitante di Trento o Bolzano, che può raggiungere gli 85 anni se uomo e gli 88 se donna). Gli altri problemi sono il primato nazionale di fumatori (22 per cento), il record di persone in sovrappeso (39,3 per cento); il numero più alto in Italia di tagli cesarei (61,1 per cento, praticamente il doppio della media nazionale).

Sul fondo delle classifiche

E poi, ancora, citiamo velocemente la spesa sanitaria procapite minore d’Italia nel 2015 (1.726 euro rispetto a 1838 di media nazionale), il maggior consumo di farmaci per ipertesi, per pazienti colpiti da ischemia e per asma bronchiale, il terzo posto per ricoveri da infarto (400 ogni centomila) e la percentuale più bassa di pazienti oltre i 65 anni operati entro due giorni per rottura del femore (la media italiana è del 59 per cento, in Campania si arriva al 23 per cento).

Anna Capuano

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