Il prossimo martedì, 18 luglio, la nuova Bagnoli sarà finalmente nero su bianco: con le firme in Prefettura del Ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e del Presidente della Regione De Luca, cominceranno i primi passi ufficiali del piano di riqualificazione dell’area ex Italsider, che prevede interventi lunghi e complessi fino al 2024, per riscrivere la storia dell’area ovest di Napoli.

Ormai è arrivata la “resa dei conti” tra il Governo e il Comune, dopo mesi di polemiche, strattoni istituzionali da una parte e dall’altra, incomprensioni e incomunicabilità politiche e amministrative: il piano è realtà, preannunciato dallo stesso De Vincenti al Mattino e anticipato nel dettaglio dalle rivelazioni di Repubblica, e rivela caratteristiche chiare e a prima vista coerenti con la destinazione di Bagnoli ad una nuova vita “per la città”. Spazi verdi, inquadramento delle strutture già esistenti (ma mai del tutto sfruttate sinora) del Parco dello Sport, archeologia industriale (con il riattamento soprattutto dell’acciaieria a zona espositiva per eventi specialmente privati), il coinvolgimento di Città della Scienza, l’immancabile, lunga (2 km) e larga (tra i 60 e i 120 metri) spiaggia.

Le strutture nuove completate da infrastrutture di contorno dedicate al raggiungimento su ferro dell’area, con due stazioni, rispettivamente una delle Ferrovie e una della linea 6, per servire le fermate “Nisida” e “Acciaieria”; le piste ciclabili si inseriranno invece nell’ormai consolidata tradizione della auspicata mobilità a impatto zero dell’era De Magistris; il porto turistico di Nisida (ancora da definire nel dettaglio), a completare l’offerta di viabilità, non solo via terra, ma anche per mare. Un’offerta turistica potenziata, che si punta a sviluppare attraverso le concessioni degli spazi ricavati tra la spiaggia e il piano di passeggio pedonale, posto a 4 metri di dislivello e in grado di “incastonare” sotto di esso, dunque, attività di ristorazione e altri tipi di esercizio commerciale a beneficio di bagnanti e passanti. Questi, in sintesi, i punti focali del piano da sottoscrivere il prossimo martedì.

Tutto sembra pronto e progettato, “persino” nei tempi: il periodo di lavori dovrebbe durare in tutto circa 7 anni, terminando nel 2024, ma le fasi di realizzazione delle opere sono state concepite come sfalsate, anche per consentire una immediata (anche se parziale) fruibilità della nuova Bagnoli. Dal punto di vista delle opere da realizzare, si comincerà proprio con le infrastrutture (finalmente a Napoli ci si rende conto che, prima di realizzare un’opera, bisogna consentire alla cittadinanza di raggiungerla agevolmente, senza produrre il più classico degli effetti da “cattedrale nel deserto”), intorno ai primi mesi del 2018, per poi proseguire a più riprese fino a circa il 2023. A quel punto, mancheranno pochi mesi al fatidico 2024, che significherà completamento della realizzazione o recupero delle altre strutture previste e delle modifiche già in preventivo (come l’arretramento di 18 metri del limite dell’area di Città della Scienza, che cederà alcuni spazi tra quelli comunque ancora non ripristinati dopo l’incendio di qualche anno fa).

Parola d’ordine per Bagnoli, ora, diventa “concertazione”, insieme alla rapidità delle ulteriori intese che ancora rimangono da perfezionare e effettività dell’azione amministrativa. Il 27 luglio prossimo, in Conferenza dei Servizi, quell’organismo di Governo tanto inviso a De Magistris in questi ultimi mesi, finirà proprio questo piano che, senza la nuova concordia tra Roma e Napoli grazie alla “promozione” di un conciliatore De Vincenti a Ministro e allo smussamento di alcuni spigoli della linea politica del Primo Cittadino napoletano, non avrebbe mai visto la luce. L’obiettivo del 2024 diventa finalmente possibile anche perché De Magistris si è convinto a fare “con” il Governo, poiché era diventato evidente che, dopo Bagnolifutura, il fallimento della partecipata, le connesse vicende giudiziarie e il Comune in predissesto, era diventato difficile fare senza; viceversa, del resto De Vincenti, dopo Renzi, ha fatto della collaborazione interistituzionale il cardine dell’accelerazione sul piano per Bagnoli.

La consacrazione del nuovo ruolo De Vincenti, peraltro, non ha impedito che il Ministro facesse, quando necessario, la voce grossa con le istituzioni locali e, in particolare, proprio col sindaco De Magistris. L’accusa di «barocchismo» politico lanciata nei confronti del sindaco, invitato proprio a scendere più velocemente a patti con un progetto considerato in più sensi positivo e proficuo per tutte le parti istituzionali in causa, ha avuto una valenza politica duplice: ha voluto significare che il Governo su Napoli ormai è pronto da tempo alla svolta decisiva; in secondo luogo, ha “scaricato” proprio sull’Amministrazione comunale la responsabilità di ulteriori ritardi e impedimenti. Ecco dunque come lo sblocco dell’accordo interistituzionale, preliminare alla ratifica della cabina di regia, si è concretizzato in poche ore, includendo inoltre l’altro interlocutore storicamente indigesto a De Magistris, il Presidente della Regione De Luca, rimasto per ora più silenziosamente in disparte.

I rumors diffusi dai quotidiani segnalano tuttavia che, come in ogni progetto napoletano che si rispetti, emergono anche «criticità» (come le chiama la relazione di accompagnamento del piano) e incertezze. A Bagnoli serve innanzitutto la sempre sospirata e mai davvero (almeno del tutto) realizzata bonifica: è quello il primo passo del cronoprogramma, con le caratterizzazioni che finalmente, a giorni, daranno un responso sulla qualità dei suoli e indicheranno la via e la portata degli interventi da eseguire. Dopodiché si procederà con le operazioni per ricondurre i terreni ad un livello di tossicità sostenibile. La colmata, come ormai ventilato da tempo, sarà rimossa. Nell’opera di progressivo recupero del suolo entrerà anche la demolizione dei civici abusivi (dal 120 al 154; peraltro, si legge nelle rivelazioni, non tutti gli immobili sono ad uso abitativo) del borgo di Coroglio, rimpiazzati, come pure è noto, da una zona residenziale a cubatura limitata.

Altre problematiche assumono invece una caratterizzazione giudiziaria e finanziaria: dal primo punto di vista, il processo penale ancora in corso per le conseguenze del fallimento di Bagnolifutura potrebbe pregiudicare le tempistiche fissate, in ragione della permanenza dei sequestri su una parte dei suoli (si ricorderà che, nei mesi scorsi, fu messa persino in pericolo persino la caratterizzazione dei suoli per questo motivo, col rischio poi scongiurato dai magistrati della Procura di Napoli). Dal secondo punto di vista, si potrebbe dire che ancora non si conosce chi dovrebbe finanziare il progetto Bagnoli. Per cui, con trasparenza tutto sommato inquietante, la relazione, dopo pagine di presentazione dettagliata e ben augurante, conclude con una formula che fa tremare i polsi già malfermi della cittadinanza: «il persistere di uno o tutti i vincoli e criticità potrebbe compromettere o ritardare l’attuazione del piano».

Ludovico Maremonti

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