Gli spettacoli del Gruppo Teatrale Nascente – “Gennaro Belvedere testimone cieco” e “A scampagnat de’ tre disperat” – hanno dato spazio e voce ai pazienti dell’Unità Operativa Salute Mentale (UOSM), i quali hanno intrapreso un percorso di riabilitazione grazie all’attività teatrale del laboratorio.

A seguire l’intervista.

Come e perché nasce Gruppo Teatrale Nascente?

«Il nostro gruppo nasce nel 2011 come laboratorio teatrale in ambito parrochiale, da un’idea di Salvatore di Marzo, con l’adesione principalmente di ragazzi in età adolescenziale. Salvatore veniva da un’esperienza giovanile di anni maturata in ambiente salesiano. Dopo uno stop ci circa 20 anni, dovuto ai normali e fisiologici avvenimenti personali (matrimonio, figli, perdita dei genitori) e professionali, soprattutto in un momento di difficoltà nel lavoro, decide di proporre alla Parrocchia dove i figli frequentano il catechismo un laboratorio teatrale per i bambini e adolescenti della parrocchia che faccia da momento aggregativo e formativo. L’idea, con approvazione del Parroco Don Felice Panico, e subito sposata da Enza Panico, Carmela Lanza, Rosa Cosentino ed Elisa Ascione (alcuni operatori pastorali già impegnati nelle diverse realtà della Parrocchia), dà vita al Gruppo Teatrale Nascente all’inizio dell’anno pastorale 2010/2011.»

Che importanza ha il teatro all’interno di strutture come l’UOSM?

«L’esperienza teatrale promossa dalla UOSM di Pomigliano ha attivato un processo di collaborazione con il gruppo teatrale GNT presente sul nostro territorio alimentandone originali percorsi di creazione culturale.

L’incontro tra arte teatrale e psichiatria si è rivelata fertile per entrambi, testimoniando come ancora una volta la salute mentale si concretizzi necessariamente nel benessere comunitario. Il coinvolgimento di persone esperte nel settore è fondamentale nel processo di confronto tra le esperienze teatrali nate all’interno del servizio con contesti di arte canonica.

La scommessa in corso è quella di innescare un confronto in maniera dialettica tra salute mentale e cultura favorendo lo scambio di esperienze e saperi. È di promuovere una percezione postiva della “follia” con interventi abilitativi-riabilitativi in grado di contrastare fenomeni di cronicizzazione, di immobilità, di regressione negli utenti. Di avviare un processo volto a consolidare le relazioni positive costruite sul territorio definendo in tal modo il percorso dell’integrazione. Il teatro come luogo d’incontro aperto alla realtà, all’arte, alla cultura, al prendersi cura dell’uomo.

L’esperienza ha compreso vari momenti come training fisico e vocale, memorizzazione, presenza puntuale alle prove, impegno all’allestimento e all’ideazione scenica, realizzazione dello spettacolo, gestione dell’emotività che ne deriva.

Il teatro è un’occasione per attivare competenze personali su più livelli: il miglioramento dell’autostima, il rafforzamento dell’identità, il miglioramento dell’auto ed etero percezione, nonché la capacità di stare in gruppo esercitando ruoli diversi. Attraverso l’attivazione di processi di cambiamento sul singolo si avviavano trasformazioni anche nella comunità, producendo visibilità e salute mentale.»

Com’è nata la vostra sinergia?

«Dopo circa tre anni di lavoro in Parrocchia che ha dato un punto di riferimento socio-culturale ai giovani e meno giovani che hanno aderito al progetto e che ha visto portare in scena ben tre rappresentazioni, arriva la proposta della UOSM di Pomigliano, nella persona della D.ssa Marina Rivellini a partecipare al presepe vivente in programma per Natale 2013 per dare sostengo e visibilità al Centro Ascolto Lavoratori. Una prima bella esperienza insieme che ha visto attori consumati, attori in erba e utenti dell’UOSM uniti in un unico progetto e insieme sullo stesso palco. A dicembre 2014 si replica il presepe vivente con la regia di Salvatore Di Marzo, un’altra esperienza di integrazione che vede lavorare insieme realtà diverse a sostegno del lavoro nella nostra città. È da queste prime esperienze che si avverte l’entusiasmo degli utenti a far parte di qualcosa che scavalca i confini delle “mura terapeutiche” classiche. Il lavorare insieme, intrecciarsi in scene con battute botta-rispota che ancora oggi ricordano, condividere la stessa ansia, la preoccupazione di sbagliare, ma con la consapevolezza di costruire insieme un del messaggio, “unico” e da poter gridare tutti insieme. Dopo le prime rappresentazioni che ci hanno visti lavorare insieme da Natale primavera, le esibizioni estive nelle feste patronali locali ed infine le rappresentazioni più recenti nelle quali si cammina a braccetto. La finalità della nostra associazione è vivere l’esperienza teatrale secondo la vita dell’uomo e quale esperienza più bella per quest’ultimo quella di accogliere chi solitamente è destinato ad essere relegato nella parte più grigia e poco illuminata della nostra società.»

Ilaria Cozzolino

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