Il brainch della domenica: Nessun incendio potrà mai bruciare quanto le vostre coscienze colpevoli

 

Cari lettori,
tentare di esprimere la rabbia, lo sconcerto, lo schifo, il disgusto verso chi si è reso responsabile dell’incendio lungo il Vesuvio e degli altri roghi, di chi ha perpetrato questo crimine, è impossibile; il nostro vocabolario non può rendere una simile viltà con parole adatte.

Il Vesuvio che brucia, Napoli che brucia, la Campania che brucia sono il retro delle cartoline panoramiche, il lato della moneta che non si sceglie mai a testa-o-croce, la casella in cui il Re è sotto scacco e deve abbandonare il gioco.

Il Brainch della domenica
Illustrazione a cura di Antonella Monticelli

Roghi, nubi tossiche, cieli di cenere, ettari di boschi arsi e animali sterminati, terreni resi sterili e franosi, aria contaminata, ferite inferte con bieca crudeltà che lasceranno i loro segni come cicatrici sul paesaggio e sull’anima per molto tempo: qualcuno già parla di cinquant’anni. Chissà dove saremo tra cinquant’anni, se sarà rimasto qualcosa di noi e delle nostre storie, dei nostri pensieri oscillanti sul declivio in fiamme come un ghigno di fuoco spietato, che divora tutto ciò che incontra con la voracità di un mostro.

Mostri come coloro che hanno stuprato il nostro ambiente – per l’ennesima volta – e condannato intere popolazioni per i loro interessi criminali. Non occorreva Saviano per capire che si trattasse di camorra, così come non occorrevano le morali pressappochiste piovute dall’alto in capo agli “sprovveduti” di turno.

L’incendio che dal Vesuvio si propagava verso case, attività commerciali e discariche avrebbe richiesto ben altra sensibilità e prontezza di intervento.

Sarebbe servito, per esempio, pensarci prima. Ma da queste parti, se provi a dire che lo Stato tollera, che lo Stato è complice, passi per il solito bambino piagnucolone che cerca il seno della mamma per essere allattato. Del resto, se speculi su una tragedia sei un colluso, ma se speculi sull’ignoranza sei un furbo, non è così?

“Si bruciano da soli”, scriveva qualcuno per guadagnare il suo quarto d’ora di celebrità. Nel frattempo girava la notizia – falsa – dei gatti cosparsi di benzina e usati come esca per appiccare gli otto inneschi da cui l’incendio è divampato tutt’intorno al Vesuvio. Anche questa è speculazione, ma abbiamo cose più importanti a cui pensare.

Come il disinteresse e la noncuranza verso qualsiasi forma di prevenzione, come i protocolli non firmati, le intese non sottoscritte, i rimbalzi di responsabilità, la scarsità di mezzi disponibili per affrontare l’emergenza. In tanti si sono mobilitati spontaneamente, sono napoletani anche loro, eppure l’opinione pubblica sembra aver deciso che siano lo stesso colpevoli.

E forse ha ragione: sono colpevoli di aver subito il silenzio e l’inerzia delle istituzioni, di aver sopportato una classe politica incapace, di aver sopperito alle mancanze con il proprio impegno. Sarebbe certo stato meglio lasciar bruciare tutto, i giornali avrebbero avuto di che scrivere per mesi, ma intanto ci si scusi per essere ancora vivi.

A restare coinvolta in questo scempio ambientale, è bene sottolinearlo, è la Campania tutta. L’incendio che ha devastato il Vesuvio occupando lo spazio delle cronache ne è stata soltanto la manifestazione più dirompente. Seppur non direttamente, ogni singolo paese che compone la Regione ha subito un grave sopruso, una violenza che ha logorato dall’interno il proprio ecosistema già messo a dura prova.

Ad Acerra si sono susseguiti, giorno dopo giorno, una serie di roghi che hanno costretto gli abitanti a barricarsi nelle case. Da circa due mesi, oltre alle sterpaglie, hanno preso fuoco i rifiuti sversati illegalmente dalle ecomafie sui terreni. L’aria era ed è ancora, per certi versi, irrespirabile. 72 persone sono state ricoverate in pronto soccorso, presso la Clinica Villa Dei Fiori, per inalazioni tossiche.

Ad essere data in pasto alle fiamme è stata anche la montagna di Polvica ed il sito di stoccaggio rifiuti di Bellona. Sono oltre 100, invece, gli ettari boschivi andati distrutti nel corso degli incendi. Le fiamme hanno coinvolto il versante nord tra Ercolano e Torre del Greco, Ottaviano, Terzigno nei pressi di Cava Sari e la zona di Agerola-Monti Lattari.

Oltre alle zone sopracitate, colpite dalla furia piromane anche Afragola, in particolar modo la zona Ipercoop e dell’Asse Mediano, Orta di Atella, il campo rom di Caivano, il Cilento.

Per far fronte all’emergenza più di mille persone sono state impegnate sull’intero territorio tra volontari, Vigili del Fuoco, Sma Campania, personale dell’Antincendio boschivo e della protezione civile regionale che ha supportato da terra i Canadair nazionali e gli elicotteri regionali.

I volontari ENPA (Ente nazionale protezione animali) spiegano: “Abbiamo perso centinaia di ettari di vegetazione, ci vorranno almeno cinquant’anni prima che la situazione possa ripristinarsi.”

Un quadro aberrante che continua a fare da protagonista nella nostra quotidianità. Un disegno criminale che, come Pollicino nella celebre favola di Charles Perrault lascia cadere dietro di sé dei sassolini, lascia alle proprie spalle fuoco e disperazione per mano criminale.

Così, mentre Governo e Regione tacevano e qualcuno gioiva, Napoli si mobilitava tornando in piazza per richiedere a gran voce interventi contro il biocidio. Perché le fiamme, prima o poi, si spegneranno. Il fumo acre si dissolverà, la cenere cadrà al suolo, gli incendi si estingueranno.

Ma le coscienze già carbonizzate di chi ha causato un simile disastro, e di chi non ha fatto nulla per evitarlo, continueranno a bruciare per sempre, e non ci sarà pioggia né vento che potrà spegnere le loro colpe.

Buona domenica, lettori cari.

Emanuele Tanzilli e Maria Bianca Russo

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