«Quello di Boltanski per la città di Bologna è un rapporto sincero, come quello che si custodisce per un luogo caro.»

Parola di Bruna Gambarelli, assessore Cultura e progetto nuove centralità nelle periferie Comune di Bologna.
L’amore di Boltanski per la città che nel ’97 ha ospitato “Pentimenti”, la sua prima grande personale in Italia, sembra essere ricambiato dal capoluogo emiliano, che nel 2017 dedica all’artista francese un progetto speciale, articolato in più eventi in diversi luoghi della città, tra cui l’installazione diffusa Billboards”.

Billboards” vede i primissimi piani di Les Regards, opera del ’98 che prende spunto dal sacrario dei partigiani in Piazza Nettuno, riprodotte su cartelloni pubblicitari installati lungo strade periferiche di Bologna.

L’evento centrale dell’intero progetto è però “Anime. Di luogo in luogo”, la più ampia mostra antologica dedicata a Boltanski mai organizzata in Italia.

Ospitata nella Sala delle Ciminiere , nei cui ambienti quest’anno sono state accolte le opere di Jonas Burgert, “Anime. Di luogo in luogo” sfrutta lo spazio in modo più efficace “Lotsucht/Scandagliodipendenza”. Questa non vuole essere una critica a Burgert o alla curatrice, quanto una lode alla sapiente disposizione che governa la mostra di Boltanski.

«Il MamBo l’ho visto come una chiesa, con una grande navata centrale e molte cappelle laterali, che portano dalla stanza del mio cuore e del volto bambino fino all’abside che è di fronte.»

Questa intuizione, rivelata nell’intervista a Doppiozero, ha permesso ad “Anime” di inserirsi armoniosamente nello spazio messo a disposizione, tanto da rendere difficile credere che la mostra non sia permanente, che nella sala ci siano mai state altre opere al di fuori delle 21 di questa antologica.

La “stanza del mio cuore” di cui parla Boltanski è l’installazione “Coeur” (2005, specchi neri, lampadina, sonoro), una sorta di anticamera alla mostra vera e propria, che accoglie il visitatore con una lampadina che squarcia il buio a intermittenza, sincronizzata al suono del battito di un cuore (un elemento visivo e uno sonoro, combinazione che si ripeterà nell’abside, dalla parte opposta della Sala delle Ciminiere).

La mostra è un percorso di sguardi, primissimi piani fotografati e riprodotti su diversi supporti, come i teli di Regards (2011, teli, lampadine, cavi d’acciaio) che sostenuti da cavi restano sospesi per la “navata centrale”. A guidare il visitatore dalla «stanza del cuore» all’«abside» non è però tanto lo spunto visivo che indica “l’arrivo” (Arrivée, del 2015, lampadine blu e cavi elettrici), quanto il suono dei campanelli udibile ovunque nella struttura, ma che si fa più intenso all’avvicinarsi alla zona absidale della «cattedrale», dove è proiettato il film Animitas (blanc) (2017, videoproiezione di 11 ore e fiori.). Qui, dove il suono dei campanelli arriva al massimo dell’intensità e del volume, si scopre che la fonte di tale suono, benché rappresentata visivamente nel video, non è altro che una registrazione. I campanelli sono scomposti nella loro parte visiva (il video) e acustica (i rumori che pervadono la sala); a mancare è l’oggetto stesso a cui questi due “segni” fanno riferimento. Questa messa a nudo dell’illusione è contrapposta alla realtà delle fragranze esalate dal terreno misto ad erba e fiori con il quale è ricoperto gran parte del pavimento. Se effetti sonori e immagini concorrono a creare un’illusione (i campanelli non esistono, ma esistono le loro componenti acustiche e visive; esiste la loro realtà audiovisiva, ma non la loro fisicità), la realtà si esprime attraverso i sensi dell’olfatto e del tatto. Non sembra una scelta casuale, considerando che si tratta di due sensi dei quali a volte pare che l’uomo contemporaneo si sia dimenticato, soppiantati come sono dagli stimoli visivi e uditivi che, soprattutto grazie a internet e televisione, informano il nostro sentire quotidiano.

Tra le opere presenti in quelle che l’artista chiama «cappelle laterali», da menzionare almeno “Ombres” (1985), che, nel suo essere visibile solo attraverso un’apertura nel muro, richiama l’idea che usò Duchamp per il suo “Étant donnés”.

Oltre ad “Anime. Di luogo in luogo”, la città di Bologna ha dedicato a Boltanski anche l’installazione performativa “Ultima” all’Arena del Sole, l’installazione Réserve allestita nell’ex bunker polveriera nel Giardino Lunetta Gamberini e, per il mese di settembre, l’intervento di arte pubblica “Take Me (I’m Yours)”, al parcheggio Giuriolo.

Luca Ventura