Scesi dal treno, contento del viaggio molto breve che avevo percorso. Quei pochi chilometri che separano Amsterdam dalla minuta città di Haarlem sono volati dietro al solito canale che divide come un solco la terra sabbiosa ed umida, appartenuta ad una giornata stranamente piovosa.

Mi accolse una stazione che rifletteva il rosso dei mattoni, incastonati l’uno con l’altro da secoli di storia. La città, infatti, dopo l’assedio subito dagli spagnoli dal 1572 al 1573; e dopo il massacro a cui furono sottoposti, divenne un simbolo di accoglienza e prosperità. I migliaia di migranti fiamminghi e francesi trovarono rifugio tra le mura ricostruite di una città che aveva perso tutto.

Mi accolse una piazza quadrata, difesa da tutti i lati da casette colorate; mezzi pubblici in evidente stato di confusione mattutina e bancarelle sparse alla rinfusa. L’aria cristallizzata mi tagliò come una lama il viso, mentre procedevo immerso nelle strade di Haarlem. Una piccola Amsterdam, la miniatura di una città ricostruita a quadrato intorno allo Spaarne, il fiume che attraversa tutta la città e che venne utilizzato durante la rinascita di Haarlem come valida alternativa alla tratta mercantile che passava da Rotterdam o Amsterdam.

Lo splendore di una cittadina che non si è arresa alla potenza finanziaria di Amsterdam, e che ha saputo ripartire proprio dalla cultura e dal commercio per nutrire e soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita vertiginosa. Arrivati in Grote Markt, i negozianti e i locali vengono protetti dall’imponenza della Grote-Kerk, Chiesa Grande o Cattedrale di San Bavone. La sua impronta gotica riprende i motivi di una cittadina che ha saputo sfruttare la sua influenza sul territorio, ponendo una trascendenza con i tratti della cultura del tempo d’oro olandese.

La spada e quattro stelle con la croce difesa da due leoni, il simbolo di una città che porta scritto in grembo il motto :«vicit vim virtus», letteralmente, in una traduzione che spero mi perdonerete, significa “la virtù sconfisse la violenza“. La voglia di rinascita, di riprendere le redini del proprio destino, si protrae anche e soprattutto nell’ambito culturale. Ad Haarlem, infatti, sono cresciti ed hanno completato lo sviluppo artistico, alcuni dei più influenti pittori olandesi, tra cui Esaias van de Velde, Salomon van Ruysdael e Hendrik Vroom.

Mi fermai in un pub, il tempo di una birra e sarei dovuto ritornare verso la caotica e nevrotica Amsterdam; ma prima, complice il birrificio artigianale Jopen, mi trovai a gustare una birra olandese ghiacciata, alla faccia di un tempo uggioso, una nuvola che salutava quel Fantozzi che non avrebbe smesso di abbandonarmi.

Niccolò Inturrisi

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Nasce il 26 febbraio 1995 a Firenze, dopo aver terminato gli studi liceali nel 2015 lascia l’Italia e si trasferisce con la famiglia in Olanda, ad Amsterdam. Ora continua a lavorare come magazziniere in attesa di intraprendere gli studi. Il libro che lo ha colpito più di tutti è stato “La bestia umana” di Zola. Se proprio gli chiedessero di scegliere un autore preferito, opterebbe però per Dostoevskij. Coltiva molte altre passioni, tra cui la musica, nella quale si è cimentato per qualche anno suonando chitarra elettrica e basso. Ascolta tutti i generi possibili e il suo gruppo preferito in Italia restano gli Zen Circus, anche se adora De Andrè e Lucio Dalla (ma ne potrebbe citare molti altri), ma il suo primo amore rimangono i Pink Floyd. Grazie alla famiglia si porta dietro praticamente da tutta la vita la passione per il cinema. Adora Fellini e Monicelli, ma non disdegna anche registi esteri come Lynch, Scorsese e Tarantino.