Mentre l’attenzione mediatica è rivolta verso il disanstro ambientale che si sta compiendo nella città di Napoli, 150 rom, adulti e bambini, rischiano di perdere la propria casa.

Lo scorso 7 aprile 1.300 rom vennero forzatamente sgomberati dall’insediamento informale di Gianturco e lasciati senza una casa dove vivere.

In seguito a quest’evento le famiglie rom sgomberate, dopo aver vissuto per alcune settimane dormendo all’aperto, nei parchi e nelle macchine o chiedendo aiuto a amici e parenti, sono entrate in un tabacchificio abbandonato non lontano dal precedente insediamento.

Qui si sono costruite delle sistemazioni basiche, senza però poter usufruire dei servizi di prima necessità, come acqua, elettricità e servizi igienici.

Ora questa nuova sistemazione, anche se non si può definire adeguata, rischia di essere nuovamente sgomberata e di lasciare senza una casa i 150 rom che lì hanno costruito il loro rifugio.

Rom case sgombero
Amnesty International

Nella dichiarazione di Amnesty International e dell’European Roma Rights Centre è possibile leggere i motivi dello sfratto spiegati da uno degli inquilini dell’abitazione: Dopo Gianturco siamo rimasti in strada per giorni, dormendo all’aperto con i bambini, a volte in macchina. Non avevamo nessun posto dove andare. Poi abbiamo visto questo cortile e siamo entrati. Piano piano abbiamo cominciato a costruirci delle baracche, una per famiglia, in modo che avessimo tutti un posto dove stare. È arrivata la polizia. Gli abbiamo spiegato che non avevamo nessun posto dove andare, che eravamo stati lasciati senza casa dopo Gianturco. Qualche giorno dopo è arrivato un ingegnere e ha messo un cartello sugli edifici con su scritto “pericolo di crollo”. Se ci sgomberano da qua, dove andremo? Di nuovo in strada?. Se non possiamo stare qua, almeno il Comune dovrebbe darci un pezzo di terra dove poter costruire qualcosa, invece che dormire in strada”.

Secondo le testimonianze di alcune famiglie, però, la cosa non è così semplice come vuole sembrare.

I poliziotti, arrivati una prima volta al tabacchificio, hanno prodotto un documento che hanno dichiarato essere l’ordinanza di sgombero. Questo documento, però, si è rivelato un falso quando gli attivisti e residenti hanno chiesto di visionare la copia dell’ordinanza.

Così i poliziotti sono tornati una seconda volta, questa volta mostrando un nuovo documento dichiarante che il proprietario della fabbrica avrebbe dovuto mettere in sicurezza l’area e rinnovare la fabbrica. Inoltre le persone che vivevano lì dovevano essere sgomberate per motivi di sicurezza.

rom casa sgombero
Manifestazione contro lo sgombero dei Rom, 11 aprile 2017

“Lo sgombero forzato delle famiglie che vivono nella fabbrica – dichiara il comunicato stampa di Amnesty International Italia – sarebbe l’ultimo di una lunga serie di sgomberi forzati ai danni dei rom in Italia. Sono centinaia gli sgomberi forzati portati avanti dalle autorità ogni anno, che determinano il fatto che molte persone siano lasciate senza casa o collocate in campi segregati o centri di ricezione, subendo criteri discriminatori per l’accesso alle case popolari. Tale discriminazione pervasiva e sistemica è proibita dalle leggi internazionali e regionali sui diritti umani, inclusa la direttiva dell’Unione europea sull’Uguaglianza razziale. Non può continuare a essere ignorata dalla Commissione europea, responsabile del rispetto dei principi di uguaglianza e giustizia anche quando gli stati membri dell’Unione europea potrebbero tentare di eroderli”.

Si chiede alle autorità di Napoli di rispettare il diritto all’alloggio dei rom, fin troppe volte ignorat, e di aiutare queste famiglie affinchè non vengano lasciate senza una casa e vulnerabili ad altre violazioni dei diritti umani.

Andrea Chiara Petrone

 

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Studentessa di culture digitali e della comunicazione. Amo profondamente leggere, dai grandi classici della letteratura fino ad arrivare agli autori contemporanei. Non amo particolarmente il cinema ma sono una patita delle serie tv. Il mio sogno è poter diventare un giorno giornalista, poter viaggiare e studiare le diverse culture che popolano il nostro mondo.