Amia ha una grinta di cui poche artiste emergenti sono dotate. Il suo primo brano “Piccola donna” è in rotazione radiofonica dal 26 Maggio ed ora si prepara a girare il videoclip del suo prossimo singolo.

Si legge che sei figlia d’arte. Ma tu, Amia, come descriveresti te stessa, sia musicalmente che personalmente?
Amia: Personalmente non lo so, quindi direi che probabilmente sono confusa nel giudizio di me stessa. Musicalmente ho ricevuto un grande imprinting da parte della mia famiglia. Tuttavia mi sono distaccata dalla musica classica perché ho delle sonorità più scuse e più cattivo. Mi piace il soul, il blues; se dovessi decidere cosa cantare penso che canterei gospel per tutta la vita.”

Sei nata a Benevento: torni spesso qui in Campania?
Amia: “Ci torno spesso perché le origini le coltivo, però vivo tra Milano e Roma. Adesso siamo andati anche in Serie A, penso che mi farò l’abbonamento allo stadio.”

Il brano “Piccola Donna” è dedicato alla triste sorte toccata a Daniela, vittima di un incidente stradale. Conoscevi Daniela?
Amia: “No, non la conoscevo direttamente. Ti troverai d’accordo con me che è semplice immedesimarsi. Il mio contributo è stato soprattutto nelle sonorità, quando c’è stato il bisogno di affiancare energia, grinta e vitalità ad una tematica er niente semplice. Abbiamo pensato che per un disco d’esordio ci dovesse essere una buona anima ad accompagnarci. Sebbene non la conoscessi, l’ho sentita abbastanza nel periodo di produzione del brano.”

Non si fa esplicito riferimento alla morte, oltre ad il parallelismo con una libellula che si libra in aria. Però si fa riferimento a piccole e grandi donne, verso una crescita continua: quali sono i problemi, secondo te, che devono affrontare tutte queste donne?
Amia: “Sì, non ci sono riferimenti relativi al testo, quanto più vocali. I problemi sono svariati e disparati, forse principalmente questa necessità di equipararsi all’uomo. E’ una condizione dalla quale poi derivano tante sconfitte o vittorie, in base alla situazione. Credo che sia una cosa che ci accomuna un po’ tutte.”

In passato hai interpretato Esmeralda al Teatro Brancaccio e sei un’appassionata di cinema. Successivamente, hai vissuto una fase di transizione artistica, passando dal teatro alla sala di registrazione. Su quali palco riesci ad esprimerti meglio?
Amia: “Sono una cinefila accanita, ma vivendo le telecamere ho capito che l’idea del ciack sterilizza le emozioni. Preferisco decisamente ‘buona la prima’, che poi si traduce in ‘piede puntato a terra’ e ti permette di trasmettere qualcosa alle persone. Al teatro ci sono cresciuta, accompagnando mio padre fin da piccola. Adoro l’odore della sala, il colore del drappo del sipario, tante cose che mi mettono a mio agio e lo considero una casa.”

Pensi di continuare lungo questa strada?
Amia: “Conciliare le arti mi responsabilizza al punto da fare meglio. Per cui, sì spero di continuare, magari con un musical. Solo la voce o solo il corpo o solo la parola limita sotto certi aspetti. L’espressione artistica che prediligo è comunque quella vocale.

Questo brano sarà contenuto in un album, nel frattempo Amia si prepara a girare il prossimo videoclip (da pubblicare a Settembre, ndr). E poi, chissà, forse Sanremo..

Sara C. Santoriello

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