Il terremoto del 30 ottobre scorso ha aperto grandi ferite ma ha anche spinto a fare importanti promesse: dopo nove mesi dal disastro a Recanati è stata finalmente aperta la casa di Silvia, l’amore giovanile del Leopardi.

L’attesa è stata lunga ed i lavori impegnativi ma la famiglia Leopardi è riuscita nel suo intento: «Appena dopo il terremoto avevamo promesso che avremmo fatto qualcosa subito per dare un segnale che non bisogna fermarsi e che bisogna andare avanti», queste le parole del conte Vanni Leopardi in merito alla chiusura del palazzo del poeta per le necessarie verifiche conseguenti al sisma.

Dopo il disastroso calo delle visite di quest’inverno (l’80% dei turisti in meno ha fatto pellegrinaggio nella casa natale del poeta de “La Ginestra”) la famiglia Leopardi ha deciso di rilanciare ed investire: infatti da domenica 16 luglio sarà possibile accedere anche alla casa di Silvia a Recanati, dove nacquero i primi penetranti sentimenti del poeta. Si tratta delle antiche Scuderie dove visse Teresa Fattorini, la “Silvia” amata da Giacomo Leopardi, un amore nato e conclusosi dal panorama di una finestra ma che investì totalmente lo scrittore e lo portò a comporre alcuni tra i suoi versi più dolci. La visita sarà gratuita e realizzabile a gruppi di 7-8 persone, si potrà girare tra le stanze arredate con mobili rigorosamente d’epoca e tutti provenienti da casa Leopardi, dalle porte alle suppellettili. «Come erano abituati a fare ai tempi del conte Monaldo, quello che si poteva riutilizzare passava nelle case di chi lavorava per loro», spiega il conte Vanni.

Leopardi Silvia Recanati

L’investimento per permettere agli amanti del poeta, e del suo travagliato innamoramento per Silvia, di immergersi ancora di più nella sua vita è stato però davvero cospicuo: l’operazione è costata oltre mezzo milione di euro, 23mila finanziati dalla Regione Marche, il resto dalla famiglia. I primi segnali di svolta ci sono ma c’è ancora molto altro da fare:

«Abbiamo fatto sempre tutto da soli – spiega Olimpia Leopardi, figlia di Vanni – ma il terremoto richiede una messa in sicurezza di casa Leopardi che è davvero troppo onerosa per noi. A Recanati sono arrivati otto milioni di euro per il Colle dell’Infinito. Ma sono andati al Comune e noi non siamo il Comune, forse c’è un equivoco su questo. Credo che sia indispensabile un intervento per casa Leopardi. Senza un aiuto da parte dello Stato rischiamo di rimanere chiusi per dieci anni per sostenere le spese per i lavori e garantire l’incolumità dei visitatori. Significherebbe rendere privo di senso anche l’investimento per restaurare il Colle. Se casa Leopardi fosse chiusa, In quanti arriverebbero a Recanati solo per il panorama dell’Infinito?»

Nonostante ciò la famiglia Leopardi si ritiene soddisfatta ed entusiasta del progetto, come appunto afferma Olimpia Leopardi «Siamo molto fieri del risultato ottenuto finora. Questo primo passo è solo un punto di partenza sul cammino che ci porterà alla completa messa in sicurezza e al restauro di tutti i luoghi simbolo della poetica leopardiana. Non ci facciamo illusioni, il percorso sarà sicuramente lungo e difficile, ma con l’aiuto di tutti coloro che si impegnano per mantenere in vita la cultura e, soprattutto con l’appoggio delle istituzioni, siamo certi di farcela».

Daniela Diodato