Sono trascorsi sedici anni dai tragici eventi del G8 che hanno portato alla morte di Carlo Giuliani, manifestante no-global a Genova nel 2001, per mano del carabiniere ausiliario Mario Placanica. Nell’anniversario della sua tragica quanto inspiegabile scomparsa, il giovane torna ad occupare le pagine dei quotidiani, questa volta a causa di alcune ingiuriose dichiarazioni fatte ad opera di un consigliere del PD di Ancona.

È il 20 Luglio del 2001 e Carlo sta esalando il suo ultimo respiro, colpito mortalmente alla tempia da un proiettile esploso da Mario Placanica, un carabiniere di vent’anni. Più di quindici anni dopo, ad infangare impunemente la sua memoria è nientemeno che un consigliere del PD: Diego Urbisaglia. Questo su Facebook scrive: «Nel 2001, tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva parteggiavo per quest’ultimo».

Il post incriminato è stato filtrato per essere visibile soltanto ai contatti amici del sopracitato consigliere ma, si sa, nella rete virtuale non c’è privacy che tenga, soprattutto quando si affrontano temi tanto importanti quanto il diritto alla vita, sancito dall’art 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

«Oggi nel 2017 che sono padre – prosegue Diego Urbisaglia – se ci fosse mio figlio dietro quella campagnola, gli griderei di sparare e di prendere bene la mira. Sì, sono cattivo e senza cuore, ma lì c’era in ballo o la vita di uno o la vita dell’altro, estintore contro pistola. Non mi mancherai Carlo Giuliani». Parole atroci che infangano la memoria di chi ha pagato con la vita gli errori di uno Stato intero.

Carlo Giuliani G8 Genova Post Facebook

Persino nella celebre Sentenza CEDU Giuliani e Gaggio contro Italia, la Corte Europea, pur pronunciandosi dichiarando la mancata violazione – dal punto di vista sia sostanziale che procedurale – dell’art 2, si è letteralmente spaccata: due giudici “colpevolisti” ritenevano ci fosse prova sufficiente della violazione da parte dello Stato italiano degli obblighi sostanziali di tutela della vita umana, in relazione agli errori di organizzazione e gestione dei fatti del G8 che sfociarono nella morte di Giuliani; tre giudici “innocentisti” (tra cui l’italiano Zagrebelsky) sostenevano la tesi opposta; gli altri due giudici – che si trovavano nel mezzo – hanno ritenuto non vi fossero prove sufficienti per dichiarare la rilevanza causale degli errori gestionali compiuti dalle autorità italiane. Il tutto si concluse con un verdetto sofferto che portò a dichiarare la mancata violazione dell’articolo della CEDU inerente al diritto alla vita.

Diego Urbisaglia, consigliere comunale e provinciale, è rimasto poi schiacciato dalla troppa pressione da parte dei social network: il popolo di Facebook e di Twitter è insorto contro il post diffamatorio, facendo sentire la propria voce e costringendo il consigliere a pubblicare un post di smentita e di scuse.

Oltre ad aver richiesto la sua destituzione da consigliere ed il suo allontanamento dal partito ad opera di Renzi, segretario del PD, bisognerebbe interrogarsi sull’immaginaria linea di confine tra ciò che è lecito esternare e ciò che, al contrario, non lo è affatto, da parte di coloro i quali rientrano a far parte di istituzioni quali consigli comunali e provinciali e che, celandosi dietro filtri social, dimenticano i filtri sociali, ben più importanti e da tenere maggiormente in considerazione dato che è grazie soprattutto alla fiducia dimostrata attraverso il voto dei cittadini che è possibile sedere come consigliere all’interno della giunta comunale.

Sara Cerreto