Il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli raggiunge il Giffoni Film Festival per la firma del protocollo d’intesa MIUR-GFF, nell’ambito della rivalutazione della cultura umanistica: “sono contenuti a cui tengo molto”.

Un contesto magico che parla ai giovani attraverso il linguaggio del cinema, il linguaggio delle emozioni“. Così Valeria Fedeli, Ministro dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca ha definito l’atmosfera del Giffoni Film Festival dove ha presenziato nella giornata di ieri, in occasione della firma del protocollo d’intesa tra il festival e il MIUR. Il patto si focalizza su una visione della didattica che integri a pieno l’arte, la musica, il teatro, il cinema.

La Fedeli incontra i masterclasser del GFF
La Fedeli incontra i masterclasser del GFF

Ecco le dichiarazioni del Ministro che abbiamo raccolto nei momenti successivi al photocall di rito sul Blue Carpet:

“Sono soddisfatta di aver rispettato questa delega sulla cultura umanistica, sono felice di averla portata a compimento proprio io perché sono contenuti a cui tengo particolarmente. Appena arrivata al ministero il 16 Dicembre del 2016 avevo delle deleghe della parte qualitativa della cosiddetta “Buona Scuola” e dovevo decidere se avevo il tempo di realizzarle perché scadevano tutte al 16 di Gennaio. Ho fatto uno sforzo enorme per scelta e per convinzione, ed è una delle otto deleghe che sono riuscita poi a far diventare legge. Si base principalmente sull’immissione in termini strutturali e in tutti i percorsi formativi delle nostre scuole dell’arte, la musica, il teatro, il cinema. Questi strumenti didattici vengono spesso considerati solo momenti di stacco, come se non ci fosse fatica, impegno, approfondimento. In realtà non è così, anzi, sono linguaggi che sanno parlare ad un’altra parte fondamentale del nostro essere: le emozioni, la creatività. Fondamentali per l’apprendimento. Ciascuno di noi ricorda di più dei propri percorsi se vi è stato anche un coinvolgimento emotivo (positivo o negativo che sia).”

Successivamente il Ministro, o meglio la Ministra, come ha specificato scherzando durante il meeting con i ragazzi della masterclass, si è espressa con queste parole sul rapporto tra adolescenti e docenti/educatori:

“Per me è un tasto decisivo. Una delle nuove competenze che vanno implicate nella formazione di chi vuole fare il docente o la docente è la neuroscienza. Un elemento da cui prescinde la relazione con i ragazzi, che devono essere valutati in maniera consapevole, ma non devono essere schiacciati o trattati come imputati: il docente non è un giudice. Così facendo si inibisce un atteggiamento di apertura da parte del giovane alla scuola, alla condivisione delle sue esperienze e alla manifestazione di problemi e insicurezze che pervadono il suo animo. La modalità di reazione emotiva deve essere considerata, onde evitare che un percorso si blocchi, altresì bisogna sviluppare la capacità di far comprendere ‘l’errore’ e soprattutto di far emergere la temporaneità della valutazione.”

I ragazzi del Giffoni Innovation Hub, particolarmente attenti a recepire il cambiamento sociale dei partecipanti del GFF di anno in anno, hanno realizzato un’indagine su un campione di duemila giurati del Festival, difficile da assimilare per ovvie disparità anagrafiche. I dati che emergono: apprendimento dai libri più che dai video, richiesta di maggiore attenzione alle relazioni personali. A dimostrazione che i ragazzi se stimolati con i libri, il cinema, la cultura riescono ad esprimersi; a snocciolare le questioni che li toccano, a tenere il passo di uno scenario complicato.

Valeria Fedeli duranre il suo intervento in occasione del Giffoni Film Festiva
Valeria Fedeli durante il suo intervento in occasione del Giffoni Film Festival

La Fedeli ha commentato questo plateale esempio:

“Noi, e parto da me, dobbiamo imparare che la cultura non è scissa dalla formazione e dal contenuto e i nuovi linguaggi di coinvolgimento sono decisivi per consentire ai ragazzi e alle ragazze di esprimere il meglio di se’ anche nell’apprendimento. Utile per far sì che possano orientarsi meglio e coltivare maggiore interesse per lo studio. Vogliamo costruire la società e l’economia della conoscenza, ma se non puntiamo sui ragazzi non ci sarà più conoscenza. Bensì dispersione scolastica, poche ragazze che si laureano e scelgono i percorsi scientifici, e sempre minori laureati complessivamente. Si deve investire, anche economicamente, per evitare che ciò accada ancora, ma soprattutto bisogna stimolare l’amore per la conoscenza e le modalità di apprendimento sono fondamentali.”

Tra le perplessità dei ragazzi esposte al ministro, anche il gap ancora evidente tra le scuole e le università del nord e del centro in confronto a quelle del sud Italia.

Una politica nazionale non dovrebbe vedere i partiti divisi su queste vicende, perché investire in istruzione e ricerca è tema e tesoro di tutto il paese. Ciò significa che la scuola di qualità dalla primaria in sù (anche l’Università) deve valere per il nord, per il centro e per il sud. Ovunque ci siano dati di partenza oggettivamente differenti, dobbiamo saper investire per superare quelle differenze e non per abbassare il target di riferimento, perché questo storicamente è un errore che si commette spesso. Il tema non è dire “poveretti” nella realtà difficili, il tema è un’estensione qualitativa. Le differenze vanno guardate e superate, non tollerate o affrontate con atteggiamento buonista. L’agenda 20-30 dell’ONU firmata anche dal governo italiano nel Settembre del 2015 dice una cosa precisa: Per avere un economia che cresce stabilmente in un paese come il nostro bisogna puntare prioritariamente ad investire in educazione e formazione fino ai livelli universitari. Questo è il punto di una scelta prioritaria che vale per l’insieme del paese, non solo per alcune realtà. Le università devono essere aperte al territorio e viceversa perché oltre ad essere parte dell’apprendimento formale dei saperi, sono il collegamento con la comunità di riferimento.”

Ci sarebbe piaciuto che alla ministra venisse dato il tempo per rispondere anche alla nostra domanda:

“Ministro, secondo lei qual è il parametro da utilizzare in termini di meritocrazia, per quanto concerne il sistema universitario?”

L’Università degli Studi di Salerno ha investito su una campagna che premia i “meritevoli”, ovvero chi riesce a svolgere tutti gli esami in “tempo”. Il premio è un contingente economico, che mette in evidenza la velocità con la quale gli studenti hanno adempito al loro dovere, ma oscura in parte il diritto allo studio e l’approfondimento dei saperi. [Scopri di più] A maggior ragione, anche in termini economici, si dimostra controproducente considerato il fatto che uno studente su due all’Università degli studi di Salerno è idoneo non beneficiario di Borsa di Studio. Questa concezione del sistema e della politica universitaria va un po’ in contrasto con le parole spese dalla Ministra a Giffoni, e si classifica sullo scaffale della università-azienda fondata sulla competizione.

Siamo certi, però, considerata la sua grande disponibilità, che se non fosse stata costretta ad abbandonare il photocall, ci avrebbe sicuramente risposto.

Giuseppe Luisi