Questi sono gli ultimi giorni per visitare Antarctica, evento collaterale alla biennale di Venezia. La mostra ideata dall’ingegnere e artista Alexander Ponomarev sarà aperta fino al 31 luglio a Palazzo Molin a San Basegio. Qui sono esposte opere create in Antartide, oltre a video che documentano il viaggio degli artisti selezionati da Ponomarev e il suo gruppo.

L’idea di creare una Biennale dedicata all’Antartide venne a Ponomarev più di dieci anni fa. Ponomarev, che oltre ad essere un artista è anche ingegnere e uomo di mare, è sempre stato affascinato dal viaggio e, dopo aver visitato l’Antartide, aveva raggiunto la convinzione che fosse il posto ideale da cui partire per rinnovare il concetto di Biennale.

Secondo questa intervista, una delle cose ad aver affascinato Ponomarev è proprio il fatto che l’Antartide “è l’unico posto nel mondo senza nazionalità”. La sovranazionalità è uno dei principi alla base di Antarctica. Secondo gli ideatori «l’Antartide è l’unico spazio veramente internazionale e, come tale, rappresenta un modello per il futuro.»

È chiaro che l’ultimo continente a non appartenere ad alcuna nazione è l’unico in grado di esercitare ancora tutto il fascino dell’inesplorato ed è comprensibile che, in momenti di grande tensione internazionale come quelli che stiamo vivendo, la speranza di Ponomarev ricada su un luogo dove l’uomo non è ancora arrivato a governare. L’Antartide come una tela bianca che aspetta di essere coperta di segni. Più che coprirla e modificarla però, la maggior parte delle opere esposte sembrano averla rispettosamente  fotografata, riportata, riprodotta e interpretata. Rendere interessante un continente-tela bianca è un’impresa che solo il visitatore può determinare se riuscita o meno. Quello che intriga, al di là dei risultati raggiunti, sono le condizioni di partenza. L’idea di una Biennale alla cui base sta il viaggio, ovvero, come afferma Ponomarev nell’articolo citato, un processo:

 «Ho pensato questa mostra come un processo, un viaggio, movimento, autoaccrescimento. (…) Voglio che questa biennale senza commercio, senza nazioni, ci purifichi.»

Consapevolmente o meno, Ponomarev e la sua Antarctica non offrono soltanto un’alternativa agli altri padiglioni della Biennale di Venezia. Con le sue opere tendenzialmente minimaliste (si pensi, solo per fare un esempio, a “Egg” di Zhang Enli, di fatto un enorme uovo di resina avvolto in un panno e posto in un baule) e lo stile sobrio con il quale sono esposte, Antarctica fa da contraltare a un’altra mostra che ha nell’elemento marino e nel viaggio due temi ricorrenti: “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” di Hirst. Chi volesse riposare gli occhi o, per seguire le parole di Ponomarev “ripulirsi” dopo una mostra intensa e barocca come quella di Hirst, troverà in Antarctica un perfetto antidoto.

Orari: aperto tutti i giorni a parte il martedì dalle due alle sei del pomeriggio.

Luca Ventura