Tra i più grandi timori nella vita odierna c’è il ritrovarsi da solo, abbandonato da amici e parenti. Tale timore si amplifica in presenza di un handicap.

Difatti, finché si hanno le “carte in regola” utili a socializzare, il problema diviene quasi superabile. Ma poiché l’intoppo è sempre dietro l’angolo, ecco che dinanzi a un handicap la difficoltà si amplifica, e quasi cresce esponenzialmente, sommandosi a tutte le altre complicazioni del caso, come le spesso citate barriere architettoniche.

Il solitario invalido cercherà comunque, nella gran parte dei casi, l’appoggio delle persone che considera amiche. Ma poiché può rappresentare un problema essere in compagnia di una persona che non riesce a muoversi normalmente – è infatti necessario rinunciare sia a tanti divertimenti che a recarsi in dei locali con accessi difficoltosi, ciò a causa delle barriere architettoniche –,  può accadere che il normodotato opti ugualmente per il divertimento prediletto, scelta che lo costringe a mettere da parte l’amico portatore di handicap, che si ritroverà solo ancora una volta.

Ecco che il diversamente abile, messo a confronto con la solitudine e le barriere architettoniche, deve reinventare i propri spazi e sfruttare al meglio le proprie forze ed energie.

Si ha così maggiore tempo e forza da poter utilizzare per crearsi una posizione, ricorrendo al proprio estro e alle proprie abilità che nessun incidente di percorso o malattia può distruggere.

Come esempio concreto è possibile proporre l’esperienza di vita di uno dei più grandi scienziati al mondo: Stephen Hawking. Pur essendo vittima di una grave malattia – come si può leggere nella biografia –, Hawking ha dimostrato molta forza, attivandosi e riuscendo celermente a terminare gli studi e diventando un grande scienziato. Nonostante la solitudine e il grande handicap, è riuscito a rinvigorirsi e a non mollare, ciò perché il suo estro e la voglia di rivincita sulla nefasta sorte sono riusciti a dargli la forza di reagire alla malattia e alle difficoltà incontrate in vita.

Che la fortuna aiuti gli audaci è vero, ma in casi gravi e invalidanti occorre tanto altro, considerando che la fortuna ha quasi voltato le spalle al disabile. Così il disabile deve trarre vantaggio o spunto da qualsiasi evento della propria vita. Infatti il sopracitato scienziato, affinché coronasse il suo sogno di diventare ciò che è, ha tratto forza accelerando gli studi, battendo sul tempo la malattia.

La vita cela a tutti sorprese nefaste, infatti anche chi scrive, per non abbandonare il proprio sogno, ha dovuto trarre un “vantaggio” dal proprio handicap: riscontrando l’esistenza delle barriere architettoniche e di tutte le altre difficoltà, eccolo a denunciarle. Merito dell’estro e della solitudine che concede tempo per riflettere a riguardo. Mai mollare: non c’è barriera architettonica che regga.

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto.
Ho frequentato le scuole presso l’istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all’istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt’ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale.
Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico.
Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l’ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.