È un’estate calda, non solo per ragioni climatiche, quella dei quattro operai licenziati da Hitachi che, insieme alle loro famiglie, da quasi tre settimane portano avanti la loro protesta contro il colosso industriale produttore di componenti per treni. Venerdì 28 luglio, ore 10, i lavoratori coinvolti nella vertenza convocano un presidio sotto la Prefettura per tenere accesi i riflettori su una vicenda che rappresenta, in maniera plastica, la situazione lavoro in Campania e, in generale, nel nostro paese.

Facciamo un passo indietro. I quattro operai licenziati da Hitachi senza alcuna motivazione, senza  crisi aziendali all’orizzonte e con situazioni familiari e di salute molto delicate, da settimane portano avanti la loro battaglia contro l’azienda con stabilimento in Via Argine, quartiere Ponticelli di Napoli. In questi venti giorni hanno più volte chiesto incontri in Prefettura per trattare con le tre aziende coinvolte nella loro vertenza: la Hitachi, in quanto committente, QUANTA S.p.A.  in qualità di agenzia interinale che fornisce manodopera al colosso della componentistica per treni e FATA S.p.A. in qualità di azienda che si occupa di gestione e controllo dello stabilimento. Dopo essersi incatenati ai cancelli, aver protestato al Duomo di Napoli, aver scritto al Papa e dopo il gesto estremo della Signora Lucia, moglie di uno degli operai licenziati che è salita sul tetto dello stabilimento e ha minacciato il suicidio, i lavoratori hanno finalmente ottenuto questo incontro in Prefettura per il primo di agosto. All’incontro prenderanno parte la FATA e la QUANTA mentre Hitachi, al momento, non ha dato la disponibilità a partecipare al tavolo delle trattative.

«Venerdì 28 luglio alle ore 10 torniamo in presidio alla prefettura di Napoli affinché le istituzioni locali e governative mantengano alta l’attenzione sulla nostra vicenda, chiederemo al Prefetto di essere ricevuti e consegneremo tutta la documentazione afferente la nostra condizione personale e familiare. Facciamo pertanto appello alla partecipazione a tutte le realtà sindacali, politiche e associative che stanno sostenendo il nostro presidio agli ingressi della fabbrica e a tutti i firmatari dell’appello» scrivono i quattro operai licenziati i quali spiegano i motivi della protesta che portano avanti da giorni: «Siamo 4 operai alle dipendenze della società interinale Quanta in servizio presso lo stabilimento Hitachi di Via Argine a Napoli. Da un processo di ristrutturazione in atto ne residua che solo per noi 4 non c’è una ricollocazione. Tutti i nostri colleghi, 44 in totale, sono stati riassorbiti da Hitachi o collocati presso Leonardo-Finmeccanica. Evidentemente a causa delle nostre condizioni soggettive e familiari per l’azienda eravamo una zavorra da eliminare. Non si tratta di aziende in crisi, tant’è che stanno avallando un nuovo piano di assunzioni, circa 240 lavoratori interinali. Forse anche il nostro vecchio contratto a tempo indeterminato era un problema per loro». Inoltre denunciano che, all’atto della risoluzione contrattuale, Hitachi ha chiesto loro di firmare un “nulla a pretendere”, dopo anni di lavoro presso l’azienda.

In attesa di sviluppi, dopo aver incassato la solidarietà di tante realtà associate e di singoli, gli operai licenziati da Hitachi non intendono mollare la loro vertenza, sempre più convinti che il diritto alla dignità e al lavoro non sia un bene sacrificabile dinanzi alle logiche di profitto aziendale. Le prossime due tappe della vertenza sono dunque il presidio convocato per il 28 luglio fuori la Prefettura e l’incontro del primo agosto con FATA e QUANTA, aspettando che anche Hitachi prenda una posizione pubblica sulla questione.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.