Carlo Aquila, 61 anni, dal mese di febbraio non ha più una fissa dimora. E’ stato sfrattato da casa sua per morosità dato che, purtroppo, aveva perso il lavoro e non riusciva più a sostenere le spese dell’affitto.

Non ha mai voluto chiedere aiuto alla Caritas e neanche alla Mensa dei Poveri, ma ha sempre preteso che fossero le istituzioni, in particolare il Comune di Salerno,  ad interessarsi del suo caso.

Per questo, pochi giorni dopo essere andato a vivere in un furgone, parcheggiato tra via Gelsi Rossi e via Vinciprova, a pochi passi dal centro cittadino di Salerno, aveva protocollato una lettera indirizzata al sindaco Vincenzo Napoli e all’assessore comunale alle politiche sociali Nino Savastano, per chiedere un loro intervento.

Carlo Aquila

Con il passare del tempo, Carlo Aquila era riuscito ad ottenere una roulotte ed era andato a vivere in un parcheggio di Salerno Mobilità, situato in via Lungomare Marconi, alla quale però, in seguito ad alcune complicazioni, è stata sospesa la corrente elettrica da alcuni giorni.

 

Da qui il nuovo appello rivolto all’amministrazione comunale di Salerno, una nuova lettera nella quale egli parla direttamente al Sindaco Napoli, lamentandosi delle precarie condizioni in cui è costretto a vivere, a rischio infezioni e malattie.

Chiede espressamente che venga inviata una risposta scritta che autorizzi il ripristino della corrente, di vitale necessità.

Lui, ex brigatista, condannato a dieci anni per l’omicidio di Nicola Giacumbi (magistrato assassinato dalle Brigate Rosse, a Salerno, nel 1980), ha abbandonato completamente la politica. Credeva realmente in quel progetto politico, ma poi dopo il carcere non si è occupato più di nulla. Ha fatto politica per passione, per cambiare le cose.

Non ci è mai riuscito, e ancora oggi porta il marchio di quelle scelte sbagliate. Il segno del sangue versato dalle povere vittime è ancora sulla sua pelle, ma Carlo racconta il suo passato con vigore, senza rinnegare nulla.

E’ tra coloro i quali collaborarono con la giustizia durante il processo Giacumbi, ma senza ottenere un grande sconto di pena.

Sarà il suo passato la causa dell’indifferenza e della precarietà in cui è precipitato e in cui è costretto a vivere?

Maria Iemmino Pellegrino