Il 29 luglio alle 19.00, la suite Petrushka di Stravinskij verrà eseguita nella splendida cornice del “Salone degli Specchi” a Ca’ Zenobio, Venezia, al Collegio Armeno Moorat Raphael. Si tratta di un concerto a ingresso libero, organizzato in occasione del tricentenario dell’abbazia mechitarista di San Lazzaro degli Armeni.

Grazie all’abbazia, San Lazzaro degli Armeni è oggi considerata uno dei massimi centri di cultura armena nel mondo. Su questa piccola isola, nel Settecento, si dedicò a lavori di restauro e costruzione il monaco benedettino Mechitar di Sebaste, fondatore  dell’ordine religioso cattolico dei Mechitaristi. Ca’ Zenobio, dove si terrà il concerto gratuito sabato 29 luglio, fu invece progettata dall’architetto veneto Antonio Gaspari, su incarico della famiglia Zenobio, di origine veronese. Nell’Ottocento, però, dopo l’estinzione della casata, furono proprio i Mechitaristi armeni a fare di Ca’ Zenobio la propria sede.

Gabriel Gorog e Zoya Tukhmanova-Karapetyan eseguiranno la suite di “Petrushka” di Stravinskij nel suggestivo Salone degli Specchi, che in questa occasione ospita “Sorgente”, una delle opere della mostra “La fiamma inestinguibile” di Jean Boghossian.

Se si pensa alla sede, al cognome della Tukhamnova-Karapetyan (cresciuta in Russia, ma di orgine armena – suo zio, secondo quanto riportato in un’intervista, è un compositore armeno-russo), alle origini dello stesso Boghossian la cui opera accompagnerà visivamente il concerto, si rischia quasi di dimenticare che Petrushka, la suite che verrà eseguita al pianoforte a quattro mani, è una composizione del russo Igor Stravinskij.

Per avere un’idea di come Petrushka di Stravinskij possa suonare a quattro mani, rimandiamo a questo video, tenendo conto che i pianisti non sono Gorog e Karapetyan.

Quello di sabato sarà un evento che una volta ancora viene a rinsaldare il rapporto plurisecolare tra Venezia e cultura armena. Un legame  testimoniato non solo dall’isola di San Lazzaro o dal Collegio Armeno a Ca’ Zenobio, ma anche da un termine dialettale: “armełin”. La parola, che se pronunciata da un veneziano significa “albicocca”, tradotta letteralmente vuol dire “relativo all’Armenia”, il luogo di provenienza del frutto in questione.

Luca Ventura