Sembrava, soltanto una decina di giorni fa, che si potesse parlare di svolta, di una pagina nuova per Bagnoli, dopo l’intesa raggiunta tra il sindaco di Napoli De Magistris e il Governo sui contenuti del nuovo piano di riqualificazione. Invece, dopo una settimana che si pensava decisiva si è di nuovo impantanati nella consueta, immancabile palude politico-amministrativa.

Nulla di straordinariamente grave o definitivo, ci si intenda: tuttavia, i sette giorni che si chiudono hanno in realtà visto prodursi gli appuntamenti istituzionali che dovevano mettere la parola fine al romanzo infinito di Bagnoli in una sorta di gara olimpica di salto in lungo (coi tempi “tecnici” necessari ai passaggi indispensabili per rendere inattaccabile, politicamente e giuridicamente, la soluzione trovata nelle scorse settimane, che infatti immancabilmente si allungano). È appunto saltata la seduta del Consiglio Comunale napoletano che doveva comporre gli ultimi dissensi o voci critiche, specialmente in seno ad una certa parte della maggioranza consiliare, in tema di approvazione del piano; è saltata la cabina di regia che avrebbe dovuto ratificarlo, quel piano, alla presenza del Presidente del Consiglio Gentiloni e persino di De Magistris, risoltosi finalmente a partecipare ad almeno la seduta decisiva dell’organismo che, nella sua nuova veste post renziana, ha di fatto strappato il fatidico “sì” al sindaco grazie alla raffinata diplomazia dal Ministro per il Mezzogiorno De Vincenti.

Se lo slittamento della cabina è tutto sommato poco rilevante, essendo soltanto stata posticipata al 4 agosto prossimo (ma, nella vicenda Bagnoli, ogni rinvio fa obiettivamente sudare freddo), dato che il Governo aveva altre priorità, ovvero il perfezionamento «dell’iter parlamentare del Dl Mezzogiorno e dei connessi impegni prima in Commissione Bilancio alla Camera, quindi in aula», la questione relativa allo slittamento della seduta del Consiglio Comunale, convocata dal sindaco proprio per discutere esclusivamente di Bagnoli, va analizzata e collocata in un contesto più ampio.

In sostanza, De Magistris pare aver trovato (dopo averlo prima rifiutato con sdegno, ma si trattava di Renzi, altri tempi) un alleato nel Governo Gentiloni, al punto che i due, il Presidente del Consiglio e il Primo Cittadino, reputano reciprocamente indispensabile la presenza di entrambi alla firma dell’accordo in cabina; sul fronte “interno” l’Amministrazione sembra invece perdere qualche colpo, a causa paradossalmente della stessa svolta “istituzionalista” sblocca-Bagnoli. Dopo mesi di propaganda anti speculazione, di diserzione dall’organismo presieduto dal nemico giurato, il Commissario Nastasi, ricorsi (e bocciature) al TAR, proclami di ribellione, rivolta, autonomia, rivoluzione, autogoverno e autodeterminazione, di battaglie all’ultimo sangue per la ormai celebre “tutela del territorio”, con le spalle forti e ben coperte da quei cosiddetti “movimenti” (o, nella retorica delle opposizioni, “centri sociali”), poderoso bacino elettorale pro arancione, con la svolta di una decina di giorni fa De Magistris deve aver semplicemente scontentato qualcuno, o comunque più d’uno.

Ma come, devono essersi chiesti i rappresentanti consiliari di DemA Laura Bismuto, Maria Caniglia, Claudio Cecere e i consiglieri di maggioranza Troncone, Bismuto e Caniglia: dopo mesi in trincea a difendere la città dall’assalto governativo a Bagnoli, non solo il sindaco va a stipulare un accordo in Prefettura, che già di per sé è un atto istituzionale impegnativo, ma “sale” persino a Roma per andare a ratificarlo nell’odiata cabina, simbolo della tirannide di un Governo affamato di denaro, cemento e malaffare? Condisce poi il pasticcio cucinato dal De Magistris ormai “di governo”, che abbandona la “lotta” per ancora imprecisate ragioni di convenienza politica, la convocazione di una seduta del Consiglio Comunale ritenuta persino vitale dal sindaco, per mantenere puntata la luce sull’intesa firmata con De Vincenti in Prefettura che si pretendeva ancora in via di discussione (posizione, peraltro, politicamente magari conveniente, ma giuridicamente piuttosto insostenibile, visto che un “contratto”, seppur preliminare, rimane un contratto).

Tanti saluti, dunque, il 24 luglio, all’Amministrazione «che ha raccolto le sollecitazioni venute dal territorio, e si può dire che, quindi, ha servito il popolo napoletano ottenendo il rispetto delle prerogative territoriali», come si vantava di aver fatto De Magistris: niente seduta per mancanza del numero legale, uno schiaffo alla Giunta travestito con un malaugurato ritardo all’appello in aula. E sì che, se davvero a causa del ritardo di «8 minuti» giustificato da Laura Bismuto, fosse saltata una seduta ritenuta decisiva dal sindaco, sarebbe questa una circostanza ben più grave del dissenso politico nei confronti dell’atteggiamento di De Magistris su Bagnoli, invece ancora «pienamente condiviso», a parole, dai suoi sostenitori politici. Secondo il Mattino, invece, la base del consenso del sindaco rumoreggia, si sente vagamente tradita dopo mesi di battaglie, chiede spiegazioni che sarebbero comunque un po’ difficili da fornire in modo convincente, da una parte, e da accettare con disinvoltura, dall’altra. E qui, in questa frattura che comincia a scomporsi, in questa faglia politica che prende a scricchiolare, si inseriscono in tutta fretta le opposizioni.

Che PD, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Prima Napoli e Napoli Popolare non avrebbero partecipato alla seduta consiliare, era noto (avevano pubblicato una nota congiunta) e prevedibile: del resto, a fronte dell’uscita dall’aula, dopo un’ora di question time, degli esponenti dei partiti in questione, il fatto che De Magistris sia rimasto col cerino in mano, praticamente da solo, perché alcuni dei suoi consiglieri erano «in ritardo» fa ancora più rumore. Tuttavia, è interessante notare come, per imputare la rinuncia alla posizione “rivoluzionaria” a quello che è stato considerato dalle forze della politica sempre insidiate dalla spinta informe dell'”anti”, come il retore del “popolo” per eccellenza, il demagogo agitapiazze populista, le opposizioni si siano servite della stessa retorica del “tradimento del popolo”.

Persino il capogruppo di Forza Italia Lanzotti, accusando De Magitris di aver convocato il Consiglio Comunale con una decisione che, contestabilmente, non aveva avuto alcun precedente nei giorni della trattativa col Governo su Bagnoli, aveva detto «noi non siamo vassalli ma servitori del popolo e dunque abbiamo il dovere e il diritto di essere coinvolti nelle decisioni nell’interesse dei cittadini». Il popolo tradito diventa il soggetto di riferimento per additare la svolta di De Magistris e recuperare possibilmente (hai visto mai…) terreno elettorale presso quegli stessi feudi rosso-arancioni che hanno consentito al Primo Cittadino di ventilare persino l’espansione elettorale fuori dai confini comunali.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è posto il Movimento 5 Stelle, con le ormai note bordate di Roberto Fico che ha addirittura fatto appello (interessato) affinché l’accordo nella cabina di regia poi saltata non si firmi più: De Magistris deve aver annusato il pericolo di scippo di consensi, perché l’ha decisamente buttata sulla bagarre elettorale, quando ha risposto che «Fico per sei anni non si è mai occupato di Napoli, ora si sta interessando della città. Capisco che ci stiamo avvicinando alle elezioni…». Movimento 5 Stelle come tutti gli altri partiti, insomma, sciacallo politico che maschera il Bene di un’intesa che giova alla città, anche se «non tutti potrebbero essere contenti», come sa bene lo stesso Primo Cittadino. E poco importa se, il 19 luglio scorso, le critiche pentastellate espresse alla riqualificazione di Bagnoliil cavallo di troia per speculazioni affaristiche») dalla deputata Paola Nugnes ricalcavano pericolosamente (per lo zoccolo duro del consenso demagistrissiano) quelle “storiche” dei movimenti di quartiere e associati al sindaco.

Caos politico, maggioranza scricchiolante, De Magistris in difficoltà, opposizioni rampanti. Ah già, in tutto ciò rimane da firmare e rendere esecutivo un certo accordo per Bagnoli, quello atteso da 20 anni, quello della bonifica, della rimozione della colmata, della riqualificazione e altre minuzie. Appuntamento al 4 agosto a Roma; almeno, a scanso di altri “salti”.

Ludovico Maremonti 

 

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