È del 28 luglio la notizia dell’arresto di un uomo di 24 anni, accusato di aver appiccato il fuoco in un ettaro di terreno il 14 luglio a Torre del Greco. Eppure, a sfogliare i giornali, sembra sia stato individuato il colpevole di una tragedia immane quale è stata quella dei roghi sul Vesuvio, iniziati il 10 luglio e protrattasi per quasi due settimane.

Per avere un’idea di quanto sia stata enorme la catastrofe ambientale che ha interessato tutto il vesuviano, basti pensare che gli incendi hanno interessato un’area circa duecento volte più estesa del rogo che viene imputato a Leonardo Orsino, macellaio di professione che, nel racconto giornalistico di queste ore, incarna il capro espiatorio perfetto, il “pazzo” isolato che assolve tutti e consente di nascondere sotto la cenere mediatica gli interessi criminali e le responsabilità che vanno ancora ricercate e comprovate.

“Sbatti il mostro in prima pagina” è un bellissimo film del 1972 diretto da Marco Bellocchio in cui un direttore di giornale, Giancarlo Bizanti, magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè, rivela i meccanismi che si nascondono dietro la fabbrica delle notizie, in cui interessi politici e imprenditoriali si mescolano e si accavallano a quelli giornalistici, fino a produrre verità di comodo che non intacchino la posizione di chi ricopre ruoli apicali nella società. La trama dei roghi sul Vesuvio, almeno quella disegnata dai grandi media in questi giorni, sembra ricalcare il copione del film. Anche sul piano terminologico, nelle ore immediatamente successive all’arresto di Orsino, si è amplificato a dismisura la portata di questo risvolto investigativo e i diecimila metri quadri di terreno andati in fumo sono risultati ben più roboanti, dal punto di vista dell’impatto emotivo sul lettore, rispetto al corrispettivo in ettari (uno solo). Diecimila metri quadri, per avere un riferimento, è la dimensione di un capannone industriale medio-grande. Quando invece dobbiamo provare ad immaginare la grandezza dell’area interessata dai roghi sul Vesuvio, dobbiamo pensare a duecento campi da calcio messi insieme, uno di fianco all’altro senza soluzione di continuità.

Inoltre, quando si parla dei roghi che hanno interessato la Campania nelle scorse settimane, bisognerebbe tenere in considerazione il fatto che non si parla solo ed esclusivamente della tragedia ambientale del Vesuvio ma si parla anche dei roghi dell’hinterland napoletano e casertano e dell’incendio di una parte consistente della riserva naturale degli Astroni tra i quartieri di Pianura e Bagnoli.

In questi giorni i grandi media locali stanno invece dando enorme risalto alla notizia dell’arresto di Torre del Greco che però rappresenta una goccia nel mare rispetto alle dimensioni della catastrofe ambientale di chiara natura dolosa, come rivelano i ritrovamenti di inneschi e la dinamica della diffusione delle fiamme da chioma a chioma e non dal basso. Pare insomma che ci sia l’intenzione, a livello mediatico, di confezionare una verità rassicurante, inquadrata nella logica del gesto folle isolato e pertanto non spiegabile con le categorie della razionalità.

Ma una Regione interessata da enormi traffici di rifiuti tossici e relativo smaltimento, gestiti in maniera legale e illegale da gruppi criminali che hanno goduto della compiacenza di pezzi della politica e dell’industria che così ha abbattuto i costi di gestione, non merita tanta superficialità. Un territorio che ha pagato con la salute e la vita di tante persone, che ha mobilitato comitati, associazioni e cittadini sulla tematica ambientale, non può vedere archiviata questa faccenda come il gesto di follia isolato di un singolo individuo che, nel racconto prevalente, catalizza tutta l’attenzione su di sé mentre ancora si cerca di capire quali mani criminali hanno agito e per conto di quali e quanti interessi. Come d’altronde, nel pieno dell’emergenza, non è stato edificante, sul piano professionale, concentrare l’attenzione sulla notizia “acchiappaclick”, poi rivelatasi falsa, dei gattini utilizzati come inneschi. La questione dei roghi sul Vesuvio e nel resto della regione merita un’attenzione seria e reale, senza creare capri espiatori da gettare in pasto all’opinione pubblica lasciando artefici e mandanti di tale disastro nell’ombra mediatica del grande circuito dell’informazione.

La notizia è dunque quella dell’arresto del Sig. Leonardo Orsino, accusato di aver appiccato un incendio che ha mandato in fumo un ettaro di Parco del Vesuvio su duecento complessivi interessati dalla catena di roghi iniziati il 10 luglio scorso. Punto. Uno su duecento. Aspettiamo si faccia chiarezza su gli altri centonovantanove ettari e su tutte le altre aree della regione andate a fuoco. Le campagne roboanti contro i mostri e contro i folli isolati lasciamole a Giancarlo Bizanti. Il giornalismo è un’altra cosa.

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.

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