Il brainch della domenica: I 7 tipi di estremisti da cui stare alla larga

 

Cari lettori,
è giunto il momento, oltre che di andare al mare, di affrontare una terribile verità: fra poco più di qualche mese andremo a nuove elezioni, di conseguenza avrà inizio quel terribile periodo di crisi, terrore, isteria di massa e psicosi collettiva che è la campagna elettorale.

Non dobbiamo farci trovare impreparati: la propaganda battente è alle porte, ed è per questo che, prima di andare in vacanza, ho pensato di preparare questa breve guida per riconoscere ed identificare i 7 tipi di estremisti da cui stare alla larga. Un piccolo promemoria per superare indenni le elezioni ed evitare di ritrovarsi immischiati in discorsi senza senso e senza fine su quanto l’Italia faccia schifo (lo sappiamo già, grazie) e su quale sia l’unica speranza di salvezza (ma chi ve l’ha chiesto?). Andiamo con ordine.

1 – Il Democratico

La fervente democratica mentre salva il mondo

Il fanatico democratico è un tipo che ha l’esigenza fisiologica di stare continuamente al passo con i tempi e le mode. Va a scattarsi i selfie con gli operai, ma approva il Jobs Act; si fa immortalare mentre salva una tartaruga marina, ma è a favore delle trivellazioni. Non perde un libro di Baricco e di Saviano, per ricavarne fantastiche citazioni da condividere su facebook. Retwitta tutto ciò che proviene dai membri del suo partito, persino i deliri di Nicodemo, perché in fondo l’unico argine alla deriva fascista sono loro.

Cambia linea di pensiero a seconda della segreteria attuale. In borsa o in valigia ha sempre una bandiera del PD e gessetti colorati da tirare fuori all’occorrenza contro razzismi e populismi. È attento ai nuovi trend, quindi sul suo Iphone non possono mancare le canzoni di Calcutta, Brunori sas o Thegiornalisti – quella sì che è vera musica, si intende; si sposta con Uber e BlaBlaCar, viaggia con Flixbus, cena con Groupon e va in vacanza con Booking: il tutto rigorosamente documentato attraverso le storie su Instagram.

In conclusione, il democratico DOC vive nella dorata convinzione di poter rendere il mondo un posto migliore attraverso i voti alle assemblee, salvo poi stupirsi quando, nelle rare occasioni in cui si trova a contatto con la realtà, osserva il degrado e la devastazione che lo circondano. Eppure l’altro giorno Nicodemo aveva fatto un tweet contro il degrado e la devastazione, ne sono certo…

2 – Il Berlusconiano

Tipici berlusconiani nella modalità “Che schifo i povery”

È il turno dei berlusconiani, quelli che sotto il profilo ideologico non possono essere definiti in altri termini: non sono moderati né conservatori né liberisti, loro sono proprio berlusconiani, votano lui e soltanto lui e continueranno a farlo anche dopo che sarà morto (un po’ come faccio io con Berlinguer).

Il berlusconiano convinto è in assoluto lo stereotipo più facile da riconoscere: perlopiù libero professionista, si lamenta contro i politici che rubano e i poveri che rubano, ma evade almeno 60 mila euro l’anno di tasse. Gira in SUV e tiene tutte le luci accese, perché l’inquinamento non è un problema suo, ma di chi pulisce. Da buon cristiano e padre di famiglia, va a prostitute almeno due volte al mese. Si contraddistingue per le classiche espressioni morigerate: “Non sono razzista ma…”, “Non sono omofobo ma…”, “Non sono mafioso ma…”, che si rivelano, sistematicamente, essere delle preterizioni. Il suo orizzonte informativo è limitato al TG5 e a Libero (senza Pensiero, nda) e i comunisti – intesi come il resto della popolazione che non vota Berlusconi – sono la sua peggiore ossessione, la causa ontologica di ogni depravazione, l’archetipo di tutto quanto c’è di sbagliato e peccaminoso nell’universo.

Il berlusconiano di ferro non può essere distratto dalle sue tesi, né convinto di altre verità storiche, ma soltanto arrestato dalla Guardia di Finanza o ridotto sul lastrico dagli alimenti pagati alla moglie. Se lo incontrate, rispondete sempre di sì con un sorriso, ditegli che ha ragione e continuate a votare Berlinguer.

 

3 – Il Leghista

Non riesco a trovare una didascalia adatta a questa foto

Burbero e pittoresco, il leghista duro e puro è un concentrato di frasi fatte e antipatia epidermica. Lo si può rinvenire in genere nei pressi di un campo rom a bordo di una ruspa o in televisione ospite di qualche talk show, oppure ad abbeverarsi alla foce del Po; l’acqua contaminata è probabilmente all’origine delle ridotte capacità di ragionamento.

Le sue preferenze letterarie spaziano da Il Giornale a Ezra Pound, ma si orientano perlopiù verso i siti bufalari e xenofobi come PrimatoNazionale. Ce l’ha a morte con l’Europa, ma così tanto che pur di non regalare un euro alla BCE compra le lauree in Albania e i diamanti in Tanzania.

Avere a che fare con uno di loro non è per nulla semplice: di qualsiasi argomento si stia discutendo, anche di sudoku, il leghista finirà prima o poi per inveire contro neri o terroni, rimarcando che i numeri indicati nelle caselle equivalgono alle tasse pagate dal Veneto e finendo per costruire una frontiera tra sé e i suoi interlocutori con stuzzicadenti, gomme masticate e rimborsi elettorali.

La sua dialettica è regolata dalla prima legge fondamentale della logica leghista: ad ogni prima gli italiani corrisponde un “aiutiamoli a casa loro” uguale e contrario.

 

4 – Il Comunista

Nell’immagine, l’unico comunista residente in Italia che siamo riusciti a trovare

Oscillando tra l’antagonismo e il radical-chicchismo, il variegato mondo dei comunisti è di quelli fragranti di sfumature e sfaccettature fra le più poliedriche e, in definitiva, noiose come la visione integrale de La Corazzata Potëmkin in lingua originale senza sottotitoli.

Ce ne sono tanti di quegli ultraortodossi che non parlano d’altro, non pensano ad altro, non leggono un libro che non sia di Marx, Lenin o Gramsci, non guardano un film che non sia una retrospettiva pasoliniana, che ascoltano solo – sempre, rigorosamente – De André, che persino nei post di facebook scrivono solo di lotta di classe, abbattimento del sistema e soppressione dei padroni.

Che sono poi tutte cose bellissime, eppure li vedi lì sempre incazzati e pieni di rabbia e risentimento, e ti viene spontaneo pensare che alla fine ‘sto comunismo non è che sia questa gran meraviglia. Ora, non dico che si debba andare in giro col sorriso stampato sulla faccia, nemmeno io ci riuscirei mai, ma un minimo di interesse e curiosità verso tutto il resto di quel mondo che si vorrebbe redimere, magari, non farebbe male. E pure una risata, ogni tanto; soprattutto quella. Al capitalismo fa molto più male una risata che una falce arrugginita ed un martello scardato, ne sono sicuro.

 

5 – Il Grillino

Vieni qui, brutto inciucista pagato dal PD, ti faccio vedere io che fine fa chi parla male di Beppe

Descrivere il grillino è un’esperienza trascendentale, soprattutto perché la sua identità non si fonda su una ideologia ben definita, ma è anzi il frutto dell’epoca della post-ideologia, della post-verità, e del post-su-facebook.

Quando non è impegnato a sconfiggere il cancro con il bicarbonato o a geolocalizzare scie chimiche, il grillino medio si informa e accultura sul blog di Beppe Grillo. La sua unica fonte di conoscenza è la rete, intesa come subcultura universale che dà voce a tutti, proprio a tutti, persino i più beceri idioti sconosciuti anche alla propria famiglia.

È fondamentale non contraddirne mai uno: è noto a tutti, infatti, che il grillino è il detentore per antonomasia della Verità, quella con la V maiuscola che fa molto V per Vendetta (lui sì che era un grande, non come la massa di pecoroni ignoranti sottomessi al Governo, alle banche ed ai Rotschild). Entrare in contrasto con il fanatico grillino equivale a condannarsi a una valanga di insulti, a essere bannato da facebook e inserito nelle liste di proscrizione del Movimento. Come fareste a sopravvivere?

Spiccatamente propensi alla chiassosità – seppur soltanto virtuale – si muovono intellettualmente come in una mente unica, come in uno stormo alla cui testa ci sono Di Maio e Di Battista: non appena loro due cambiano opinione su qualcosa, istantaneamente tutti gli altri li seguono a rotta di collo. Il loro passatempo preferito è accusare gli altri di essere troll pagati dal PD, e sono pronto a scommettere che lo faranno anche con me.

 

6 – Il Fascista

Mi dispiace, devi essere alto almeno così per entrare

Il fascista moderno, questa contraddizione in termini, è un esemplare di rara essenzialità biologica: tutto ciò di cui ha bisogno è una foto del Duce nel portafoglio, un pennarello nero per scarabocchiare croci celtiche sulle pareti della metropolitana, e un sostegno per bracci destri stanchi. Dice di combattere il capitalismo che produce lo smartphone che ha in mano, e le banche in cui sono al sicuro i risparmi del papi sul conto corrente.

Veste sempre di nero, però odia i neri: gelosia repressa? Non ci è dato saperlo. Le sue letture preferite contemplano… no, sto scherzando, l’ultrà fascista non legge nulla, non ne è capace.

Tra i suoi hobby, oltre a insultare gli immigrati e a minacciare i comunisti di violenze fisiche, ci sono la violazione della Costituzione e il rimpianto di epoche storiche in cui non gli sarebbe permesso di esprimersi (che sarebbe anche un bene).

 

7 – L’Orwelliano

Mmh…

Dulcis in fundo, l’orwelliano. Che cos’è l’orwelliano? Un personaggio furtivo e sospettoso, fuori dalle logiche politiche non per mancanza di pensiero critico, ma per sincera mancanza di fiducia nel genere umano: diffida di tutti alla stessa maniera, realizzando in questo una perfetta equità.

L’orwelliano è quel paranoico convinto che ogni nostra mossa sia osservata, studiata, calcolata ed infine prevista, fino alla realizzazione di un controllo più ampio, quasi totale, sui pensieri e le dinamiche di comportamento dell’intera popolazione. Il suo calendario è fermo al 1984, e se gli parlate di Grande Fratello non pensa a Barbara D’Urso ma a Google e Facebook.

Tendenzialmente ecosocialista, disprezza il potere, ma comprende la limitatezza dell’utopia nell’efferato meccanismo individualistico che regola i tempi moderni, la pulsione subconscia verso forme di dissoluzione e disgregamento della società e dei suoi rapporti collettivi.

Averci a che fare significa essere sottoposti a continue dosi di fatalismo e citazioni non richieste da La Fattoria degli Animali: a proposito, lo sapevate che tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri?

In definitiva, l’orwelliano convinto è un pessimista cosmico con sufficiente acume e sarcasmo per reprimere ogni velleità idealistica in chi gli sta intorno: un mix letale per il buonumore e la voglia di vivere, il che fa di lui l’individuo da evitare di più in assoluto, prima che vi contagi. Ma d’altronde, finiremo tutti per amare il Grande Fratello, quindi perché perdere tempo con stupidi estremismi e con ancor più stupide liste di estremismi?

Buona domenica, lettori cari, e buone vacanze. Ci rileggiamo a settembre. L’immagine di copertina è un’opera di Fabrizio Dusi.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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