Toh, doppietta Ferrari. In Ungheria le due rosse di Vettel e Raikkonen hanno condotto la gara in testa dall’inizio alla fine.

E che sia solo un caso che ruotando la bandiera ungherese esca qualcosa di molto familiare, vogliamo concentrarci su ogni piccolo dettaglio e preservare tutto il romanticismo che l83esima doppietta della casa di Maranello possa portare con sé.

È indubbio che questa stagione stia regalando qualcosa che davvero manca da molto, e il fatto che alla pausa estiva Sebastian Vettel porti 14 punti di vantaggio su Lewis Hamilton ne è la conferma. Conferma forte di un pilota che è altrettanto in debito con sé stesso degli ultimi due anni passati vincendo pochissimo e pensando a quelli in cui dominava senza se e senza ma.

All’Hungaroring sappiamo che poche cose cambiano rispetto a un cittadino, che vetture dal passo corto e caricate aerodinamicamente verranno avvantaggiate. Questo è il caso della SF70-H, che in terra magiara ha deciso di graffiarsi qualche volta in più aumentando il numero delle feritoie sul fondo  – che servano a convogliare più aria verso il diffusore – e con qualche novità alle ali, con doppi monkey seat simili alla configurazione adottata a Montecarlo.

Questa cosa tanto strana che risponde alla traduzione italiana di “posto scimmia”, “sedile scimmia”, nient’altro è che un appendice monolitica e arcuata presente al di sotto della maggior parte degli alettoni posteriori, che incrementa l’efficienza della stessa e velocizza il passaggio dell’aria attraverso il profilo principale. Anche in questo caso, set up molto simile a quel che anche a Montecarlo valse la doppietta Ferrari, con Vettel e Raikkonen sul podio.

Lo abbiamo davvero nominato, Kimi Raikkonen. A Monza verrà nuovamente assicurato come pilota Ferrari per il prossimo anno e nelle ultime ore piovono complimenti per lui. Ha difeso la prima posizione del compagno Vettel fin dalla partenza, ha giocato con chirurgia con le distanze dall’altro ferrarista per tenere dietro le pressioni delle due Mercedes, e alla fine ha mantenuto la seconda piazza.

A Raikkonen vogliamo un gran bene tanto quanto a volte siamo pronti a mandarlo a quel paese (e i motivi sono anche tanti). Non in palla ogni domenica e sfortunato le poche volte in cui dovrebbe meritarsi qualcosa, questa volta un abbraccio probabilmente anche Marchionne e Arrivabene glielo avranno dato.

Dalle parti alte nutrono “grande rispetto per lui” (o almeno così dicono), che rientra un po’ tra le frasi di circostanza che pochi piloti sopporterebbero se fino a pochi mesi prima le stesse persone ti punzecchiavano dicendo tutt’altro. Ricorderete infatti il siparietto targato aprile, quando Marchionne disse in merito a una sua gara che “oggi sembrava avesse altri impegni”, e Arrivabene che non fu da meno a dire di preferire quando parli meno e guidi di più.

Che sia palese che il finlandese non alteri fin troppo la sua posizione sembra ovvio, considerando che ogni anno rischia che il contratto gli venga strappato in faccia a giugno. Giustificabile: comportamento da dipendente perfetto in un’azienda di lusso. Da qui a dire che corra ancora solo per soldi ne passa però di acqua sotto ai ponti, specie perché in Ferrari non sarebbe permesso.

E quindi, cosa è permesso? Ma tutto quello che in un’azienda sarebbe permesso, è chiaro. Comportamento etico e professionale, e che nessuno rompa. E chi meglio di un freddo finlandese potrebbe rispettare questo identikit; un finlandese che comunque veloce lo è ancora a sprazzi e saltuariamente si meriterebbe anche qualche podio in più.

Insomma, Kimi Raikkonen resterà ancora in Ferrari e non ci piove che sarà ancora oggetto di critiche e dei pareri più disparati. A volerlo, però, non è lui ma chi lo paga. 

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: formulapassion.it

 

2 COMMENTI

  1. ma dato che studi ingegneria aerospaziale, ma honestly o non guardi i gp o di f1 e dintorni capisci poco amico.
    “Non in palla ogni domenica e sfortunato le poche volte in cui dovrebbe meritarsi qualcosa”…completerei con “causa strategie da paggio studiate ad hoc per proteggere e favorire il suo caposquadra”.
    “un finlandese che comunque veloce lo è ancora a sprazzi e saltuariamente si meriterebbe anche qualche podio in più”
    in realtà almeno una vittoria (in pratica due, se analizziamo freddamente i dati, come si fa a parti inverse quando i tifosi da stadio sentono vago odore di possibile titolo mondiale), altro che podi ahahahaha
    “Conferma forte di un pilota che è altrettanto in debito con sé stesso degli ultimi due anni passati vincendo pochissimo e pensando a quelli in cui dominava senza se e senza ma.” ma forse perché negli anni passati poteva vincere una sola macchina, di certo vettel non è in debito con nessuno, vai tra.

  2. Caro amico, ti scrivo:
    innanzitutto trovo stupido collegare gli studi che faccio con le analisi che mi hai corretto, o quanto meno – come dico io – suggerito. Non mi sembra stiamo trattando nessun tipo di sapere tecnico o cos’altro, anzi. Sono d’accordo con quanto dici. Sono d’accordo sulla riga che aggiungeresti su Raikkonen, perché è vero che le strategie sono per la maggior parte fatte a suo sacrificio. Ma per me questo è compreso in quella “sfortuna” di cui parlo, tra l’altro mi riferivo soprattutto a Silverstone con il problema gomme. Avrò sbagliato a non specificarlo. L’impressione che Raikkonen dà è quella di un pilota che è molto tirato, ha molta poca capacità di mostrare subito le sue doti a inizio gara, ma più volte a fine gara è stato tra i più veloci, e in qualifica non ha sempre patito Vettel.
    Sì, almeno una vittoria. Assolutamente d’accordo. Anche in questo caso, un problema di grammar nazi. E il riferimento era tutto a Spagna e Azerbaigian. Negli anni passati poteva vincere una sola macchina, ma Vettel ci ha messo il suo perché le armonie nel box non fossero perfette, insieme ovviamente alla squadra. Non mi sembra che “in debito con se stesso” debba per forza significare che ha floppato miseramente come pilota. Anzi, è in debito dal momento che uno come lui ha bisogno di vincere altrimenti viene sprecato.
    Da queste piccole cose a dire che Tizio non guarda i Gp o che Sempronio non ne capisce di F1, ci passa il deserto del Sahara. Come tra un commento educato e uno che cerca il collegamento tra la vita accademica e quella giornalistica. Ti ringrazio delle critiche, buona giornata.

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