La vicenda Neymar continua ad essere l’argomento più scottante di quest’estate calcistica, interessata al possibile futuro del brasiliano in quel di Parigi e a quella che diventerebbe l’operazione di mercato più onerosa della storia del calcio, doppiando la cifra spesa dal Manchester United per Pogba appena un anno fa. L’acquisto di O’Ney darebbe al PSG non solo la possibilità di tornare a dominare la scena della Ligue 1, rubata lo scorso anno dal Monaco di Jardim, ma anche di rilanciare prepotentemente le proprie ambizioni europee dopo la clamorosa Remuntada subita proprio da Neymar e soci a Barcellona. Oltre ad interrogarsi sul futuro del numero 11 brasiliano, la vera domanda da porsi è: il Fair Play Finanziario è solo una messa in scena?

Il FPF fu introdotto nel settembre del 2009 per appianare il divario economico tra le big e le altre squadre, spesso il principale motivo per cui le cosiddette piccole difficilmente riescono a raggiungere grandi risultati, e fu proprio un acquisto di questa portata a spingere Platini ed i suoi collaboratori ad introdurlo: il passaggio di Cristiano Ronaldo dallo United al Real Madrid per 94 milioni. L’obiettivo doveva essere infatti quello di impedire che lo strapotere economico di poche squadre riducesse a zero le chances di altre di competere ad alti livelli, impedendo di contrarre grossi debiti per finanziare il calciomercato. I punti cardini sono infatti la mancanza di debiti arretrati verso altre società o autorità, la fornitura di informazioni finanziarie riguardanti il futuro e l’obbligo di pareggio di bilancio. Il mancato adempimento di questi tre punti comporta l’esclusione dalle competizioni europee, come ad esempio è accaduto a BesiktasMalaga.

Nel 2009, Cristiano Ronaldo diventò il calciatore più costoso al mondo

Se prendiamo in considerazione il triennio attuale su cui si valutano i conti (2015-18), la Uefa consente un deficit di bilancio pari a 30 milioni. Partendo quindi dalla stagione 15/16, il PSG ha investito nelle due sessioni di mercato 116,10 milioni di euro, ricavandone solamente 22,90 dalle cessioni, per un passivo pari a 93,20 milioni. La scorsa stagione le spese sono però state addirittura maggior: 144,60 milioni investiti e solo 59,80 rientrati, per un passivo pari ad 84,80. Le cessioni di due big come David Luiz ed Ibrahimovic dovrebbero aver aiutato i parigini a tamponare i costi della scorsa stagione, anche se non esiste ancora un bilancio ufficiale del 2016/17, mentre per il 15/16 si sa ufficialmente che il bilancio era in attivo di 10 milioni di euro.

L’operazione Neymar è però molto pesante anche su un bilancio in attivo di diversi milioni di euro, ad esempio il Corriere dello Sport attesta la cifra totale dell’operazione sui 472 milioni di euro, di cui 222 di clausola, 150 (30 milioni all’anno) di contratto totale al giocatore ed altri 100 al padre, che già aveva incassato 40 milioni dalla cessione del figlio ai blaugrana. Il passivo del PSG di questa stagione rischierebbe quindi di andare pericolosamente oltre i 100 milioni e rientrare in quella cifra entro autunno 2018 (quando la Uefa analizzerà i bilanci di tutte le squadre), con la (possibile) cessione del solo Di Maria e con i famosi sponsor qatarioti, sembra un’utopia. D’altro canto, però, il PSG non avrebbe alcun problema di sorta nella stagione in corso, visto e considerato che il Fair play finanziario non impedirebbe in alcun modo l’acquisto di Neymar, riportando così la Ligue 1 alla “noiosa” situazione del periodo Ibrahimovic.

Il presidente del PSG, Nasser Al Khelaifi

Non solo questo, ma anche le possibili pene per il PSG rischiano di non essere per nulla severe come quelle che si promettevano nel 2009. La squadra di Al Khelaifi era già stata punita nel 2014 per la violazione del Fair Play Finanziario, ma la pena si ridusse a 20 milioni di euro di multa e alle limitazioni della lista Uefa, rinunciando quindi ad un’occasione per mostrare come le regole vadano rispettate da tutti i club. Così mentre PSG e City (punita nello stesso periodo dei francesi) hanno ripreso a sperperare fior di milioni sul mercato senza alcun tipo di controllo, società come la Roma sono costrette a mercati molto virtuosi e a cessioni dolorose (Salah e Rüdiger) per evitare di finire sotto l’occhio vigile (ma non troppo) della Uefa.

Un altro rischio che si corre è quello di veder aggirare la regola del Fair Play Finanziario, permettendo alla Qatar Sports Investment (società dello stesso Al Khelaifi) di accordarsi con Neymar per una cifra pari a 300 milioni di euro, per renderlo il testimonial dei mondiali del 2022, così da permettere al brasiliano di pagare da sé la clausola e al Paris Saint Germain di mantenere il bilancio pulito dai 222 milioni di clausola.

Così, mentre Neymar decide di voler smettere di brillare solo dietro Messi (come Kyrie Irving dietro King James a Cleveland) e di raggiungere il “clan” di brasiliani a Parigi, noi assistiamo all’ennesimo fallimento del Fair Play Finanziario, che non impedisce alle big di accaparrarsi ogni top player sul mercato e che non pone alcun freno alle spese sul mercato di chi ha più potere economico degli altri.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: calciomercato.com

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