La rivista americana STAT ha chiesto a 10 psichiatri e psicologi, alcuni sostenitori di Trump e altri no, un’interpretazione psicologica dei comportamenti del presidente degli USA.

Tutti sono rispettati nel loro campo e osservatori attenti dell’operato di Trump. Essi hanno basato le proprie opinioni sui suoi libri, sulle dichiarazioni pubbliche, sulle apparizioni e sull’infinito numero di tweet e hanno, inoltre, sottolineato di non aver mai conosciuto personalmente Donald Trump.

Nessuno di loro può escludere che le azioni del presidente facciano parte di una strategia politica internazionale. Dopo tutto, il suo stile di confronto e il suo aperto egocentrismo  lo hanno portato alla Casa Bianca.

Fino ad ora ben pochi professionisti si sono cimentati in una simile impresa a causa delle restrizioni della normativa Goldwater che vietava a psichiatri e psicologi di fornire qualsiasi tipo di opinione riguardo lo stato psichico di figure pubbliche senza il loro consenso e senza che siano stati effettuati i normali esami di routine.

Tuttavia, ha dichiarato il dottor Leonard Glass, psichiatra della Harvard Medical School, per anni il Dipartimento di Stato e altre agenzie federali hanno chiesto agli psichiatri opinioni riguardo lo stato psicologico dei leader stranieri. Questo è la prova che gli stessi funzionari governativi ritengono sia possibile fornire informazioni riguardo la psiche di personaggi politici in base alle loro dichiarazioni e al loro comportamento pubblico.

“Nel caso di Donald Trump, c’è una straordinaria abbondanza di discorsi e azioni su cui si potrebbe formulare un giudizio” ha dichiarato Glass. “Non è una valutazione definitiva, ma un’ipotesi informata che dobbiamo essere in grado di offrire invece del silenzio dalla regola Goldwater”.

Recentemente il comitato esecutivo dell’American Psychoanalytic Association ha comunicato con una mail ai suoi 3.500 membri che formulare un profilo psichiatrico dei propri rappresentanti politici non è più vietato.

L’associazione guidata dalla presidentessa Prudence Gourguechon, psicanalista di Chicago, ha così dichiarato che non intende negare oltre la libertà di utilizzare le proprie conoscenze per interpretare il comportamento di chi è chiamato a governare.

La salute mentale di Trump, dunque, può essere finalmente messa sotto analisi.

Una responsabilità enorme per gli psichiatri, ma indispensabile, stando alle parole della Gourguechon, dal momento che le scelte politiche di Trump sono pericolosamente distanti da quelle tipicamente prese dai passati presidenti degli USA.

Il dottor Robert Pyles, psichiatra del Massachusetts e sostenitore di Trump, ha dichiarato che il comportamento del presidente rientra nella gamma della normalità. Ecco le sue parole a riguardo: “I miei colleghi liberali si sentono spaventati e traditi, quindi si concedono ad un estremismo isterico dicendo che Trump ha tendenze narcisistiche, ma quale leader politico non ne ha?”

I professionisti intervistati hanno tutti affermato che molti psichiatri, oltre ai nemici politici di Trump, siano in errore quando affermano che il presidente abbia un disturbo mentale. Secondo i criteri stabiliti dall’Amercian Psychiatric Association, una diagnosi di malattia mentale richiede che i comportamenti, i sentimenti, o anche le convinzioni di un individuo debbano causare in quest’ultimo un forte stato di sofferenza.

“Trump non soddisfa i criteri DSM per qualsiasi disturbo mentale” ha dichiarato il dottor Allen Frances, professore emerito di psichiatria alla Duke University che ha supervisionato la creazione di una precedente edizione del manuale diagnostico e statistico degli APA di Disturbi Mentali, considerato oggi la bibbia della psichiatria – “Ho scritto i criteri e dovrei sapere come sono destinati ad essere applicati: il disturbo della personalità richiede la presenza di disturbi e / o una compromissione clinicamente significativa. I diagnostici amatoriali sembrano essere ignari di questo requisito, o accettano di ignorarlo “.

Nonostante Trump non soddisfi i criteri della psichiatria, molti degli esperti hanno affermato che il suo comportamento pubblico offra una finestra nel suo “trucco emotivo”.

Il perverso senso di giustizia

Gli esperti vedono in Trump tre tratti psicologici chiave: gli scatti d’ira, il narcisismo e la necessità apparentemente compulsiva di tweet.

“Trump” –  ha detto Ben Michaelis, uno psicologo privato di New York City e non un sostenitore di Trump- “manifesta un intenso attaccamento alla sua popolarità e l’idea che in qualche modo qualcuno potrebbe essere più grande di lui lo disturba.”

Altri psichiatri vedono negli anni di insulti operati da Trump contro rivali politici, giornalisti e molti altri ancora, una profonda soddisfazione nell’ “abusare e danneggiare le persone”, come ha dichiarato John Montgomery, psicologo della New York University.

Gli studi hanno dimostrato che l’aggressione sociale e, in particolare, la vendetta, rilasciano neurotrasmettitori che possono innescare un senso di ricompensa. Le ricerche hanno anche scoperto che le persone si sentono bene quando si impegnano in “punizioni altruistiche”, o meglio vendette contro qualcuno che ha commesso, agli occhi di un osservatore, qualche infrazione. Montgomery suggerisce che Trump possa sentirsi molto più che soddisfatto dalla vendetta personale.

“La rabbia sembra essere l’emozione prevalente in Trump” – ha affermato lo psicologo Dan McAdams della Northwestern University non sostenitore di Trump. – Anche se secondo la norma la rabbia è un’emozione negativa e spiacevole, per Trump è (un’emozione) positiva perchè gli dà un senso di giustizia.”

L’autostima gonfiata

I resoconti riguardanti l’infanzia di Trump confermano la sua assoluta necessità di “voler essere il primo”. In Trump quest’ambizione viene estremizzata dal narcisismo secondo McAdams.

”Stando alle sue biografie il padre di Trump, Fred, disse al giovane Donald <<Tu sei il mio preferito, tu sei un killer>> cita McAdams. “Piuttosto che soddisfare e lenire” la necessità emotiva e psicologica di essere al centro dell’attenzione, il padre ‘ha versato benzina sul fuoco, rafforzando il narcisismo ardente del giovane Trump e la sua necessità di cercare un’insaziabile glorificazione personale”.

”Ci sono diversi punti di vista nella definizione dello sviluppo del narcisismo” – ha affermato McAdams. – ”Alcuni ritengono che derivi da una mancanza di attenzioni durante il periodo infantile.Sotto questa prospettiva, il bisogno del bambino di essere al centro dell’attenzione è determinato dalla mancanza di gratificazione. Quindi, quel bambino, cerca disperatamente di ottenere quell’esperienza quando diviene un adulto. Questo fa si che il soggetto sembri avere un’alta autostima, quando in realtà non è così, o non sarebbe costantemente alla ricerca della gloria.”

Prima della politica, l’apparente bisogno di Trump di essere al centro dell’attenzione si è manifestato nella sua pratica di contrassegnare il suo nome su quasi tutto quello che ha fatto in affari, dagli edifici alle università, fino alle bistecche e al vino. Naturalmente questa non è necessariamente una prova del narcisismo. Potrebbe essere un’intelligente operazione di marketing, ma McAdams, che ha setacciato i libri di Trump e le notizie sul suo conto, menziona un episodio particolarmente indicativo. Al funerale di suo padre, le osservazioni fatte da Trump si sono concentrate solo su se stesso e su come il più grande successo di Fred sia stato crescere il famoso, brillante uomo di successo qual è Donald.

Quando i narcisisti non ricevono l’ammirazione, l’attenzione, l’amore e l’adulazione di cui hanno bisogno, quando cominciano a ritenere che la loro grandezza non sia riconosciuta e pagata d’obbedienza, in genere esplodono di rabbia o percepiscono una sensazione intollerabile di ansia.

“La cosa ovvia con Trump è che non può tollerare il dolore psicologico” – ha affermato lo psicologo Gary Greenberg, terapeuta del Connecticut non sostenitore di Trump. –  “Lui sembra dover espellere immediatamente il dolore, non potendo scendere a patti con esso”.

”Questo è un comportamento tipico di una persona compulsiva – ha aggiunto lo psicologo – “Trump si sveglia alle 3 del mattino e ha bisogno di dire qualcosa per scaricare l’ansia dolorosa che lo preme, allora entra su Twitter.”

Compulsioni guidate dall’ansia

Un comportamento compulsivo non è necessariamente la prova di un disordine. Qualsiasi comportamento che possa essere portato agli estremi può essere definito compulsivo, ma è un disturbo mentale solo se non fornisce una ricompensa o un beneficio piacevole e se provoca sofferenza o disagio. Una compulsione è un’azione a cui è costretta una persona perché è l’unico modo per alleviare un’ansia insopportabile.

Molte persone, ma in particolar modo i narcisisti, percepiscono uno stato d’ansia qualora vengano insultate o attaccate verbalmente in pubblico. La maggior parte desidera ardentemente di poter avere modo di vendicarsi esattamente come Trump. Alla sua prima conferenza stampa post-elettorale il Tycoon ha attaccato quelle che ha definito “notizie false” attraverso Twitter, il suo ”gran megafono”.

Chester, psichiatra di Delaware, vede, invece, l’utilizzo dei social  come un atto strategico e non come una prova di problematiche psicologiche. Egli ritiene, infatti, che Trump utilizzi semplicemente i mezzi di comunicazione a proprio vantaggio.

“I comportamenti pubblici sono dati importanti, ma solo un pezzo del puzzle” ha detto il dottor Matthew Goldenberg, psichiatra dell’Università di Yale anti-Trump. “Una persona che agisce in un certo modo, seppure eccessivo, può farlo perché è legittimamente compromessa, può sembrare ragionevole, o essere un riflesso della vulnerabilità all’offesa. Il soggetto in questione, d’altro canto, può reagire in quel modo non come un riflesso di sentimenti reali, ma per raggiungere determinati obiettivi, come la simpatia (del pubblico) o un vantaggio politico”.

Gli esperti dubitano che Trump cambierà all’età di 70 anni in quanto ormai radicato nei suoi schemi comportamentali che, nel bene come nel male, lo hanno portato alla Casa Bianca. Secondo il dottor Frances, sostenitore di Trump, questo è il motivo chiave per cui “le persone che cercano di diagnosticare a Trump un disturbo mentale sono in errore”.

Nessuno può sapere se Trump, solo con i suoi pensieri e le proprie emozioni alle 3 del mattino, sia emotivamente abbastanza disturbato da essere considerato un caso da terapia psicologica. Fatto sta che il suo caso è sufficientemente complesso e controverso da essere tema di un libro che verrà pubblicato in ottobre con un titolo molto significativo: “The Dangerous Case of Donald Trump: 27 Psychiatrists and Mental Health Experts Assess a President”  (in italiano “Il caso pericoloso di Donald Trump: 27 psichiatri ed esperti di salute mentale valutano un presidente”.

Angela Abate

1 COMMENTO

  1. Trump è un psicopatico infatti non ha un minimo di capacità empatica verso nessun essere umano salvo forse i menbri della sua famiglia ,è un bugiardo seriale, usa sistematicamente diversi meccanismi di difesa dell’Io come la proiezione , inoltre in tutta la sua vita ha molestato, abusato, violentato un certo numero di donne,è probabile anche minorenni, è ossesionato dal sangue delle donne,è propabile che faccia uso di sostanze psicotrope legali e non, inoltre data la sua età si possono già avidenziare i segni di una certa demenza senile,ha un personità che tende a delinquere infatti se non fosse alla Casa Bianca, grazie all’interferenza massiccia della Russia di Putin e grazie a un sistema elettorale vecchio di 200 anni ,unico al mondo,contrario ai principi della democrazia elettiva, avendo preso 3milioni di voti in meno di Hillary clinton, adesso starebbe dietro le sbarre!

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