Il “riscatto laurea” è quell’«istituto che permette di valorizzare ai fini pensionistici il periodo del proprio corso di studi», si legge sul sito dell’INPS. In pratica, tale istituto consiste nel convertire gli anni di studio trascorsi all’università in anni utili per l’anzianità contributiva, che, sommati agli anni di lavoro, permettono di accedere in anticipo alla pensione. Tuttavia, ciò vale solo per chi conclude gli studi negli anni legali (e quindi laureati fuoricorso esclusi).

Attualmente, per poter convertire gli anni universitari in anni contributivi, è necessario versare una somma di denaro calcolata in base al proprio reddito/stipendio attuale. Nel caso in cui non ci fosse né una retribuzione né un reddito a cui fare riferimento, è possibile riscattare gli anni universitari attraverso il versamento di un contributo — ad ogni anno di studio che si intende, appunto, riscattare — che deve essere pari al livello minimo imponibile annuo dei commercianti (vale a dire 15.548€), moltiplicato per l’aliquota contributiva dei lavoratori dipendenti, adesso del 33%.

Nelle scorse settimane, però, il sottosegretario dell’Economia, Pierpaolo Baretta, ha mostrato una certa disponibilità nel rivedere l’attuale sistema di riscatto laurea, aprendo anche alla possibilità di un riscatto del tutto gratuito.

Il tema ha raccolto un notevole interesse in tutto il Paese e nei giorni scorsi è partita una campagna social da parte degli studenti, promossa dal Coordinamento Nazionale Riscatto Laurea, che, attraverso l’hashtag #RiscattaLaurea, sta raccogliendo grande seguito e approvazione. La richiesta dietro alla mobilitazione è di estendere a tutti la possibilità di riscattare gratuitamente i propri anni di studio universitari, e non solo a coloro nati tra il 1980 e il 2000 (così com’era trapelato nelle scorse settimane da un articolo scritto su Il Messaggero).

riscatto laurea Millennials

Perché quella del riscatto laurea per i Millennials sarebbe una manovra giusta?

In primo luogo, consisterebbe in un sostanziale aiuto alle generazioni più in difficoltà dell’ultimo secolo (guerre mondiali a parte!). Li chiamano “Millennials”, per non dire “sfigati”.  Sì, quei giovani di età compresa tra i 16 e i 33 anni, che hanno tutto e niente. Soprattutto non hanno lavoro. I più recenti dati ISTAT rivelano che solo il 40% circa degli under 34 ha occupazione lavorativa.
Per quanto riguarda i dati offerti da AlmaLaurea, invece, a un anno dal titolo di laurea conseguito, vi è un tasso di disoccupazione del 21% circa. Ciò spiegherebbe perché il riscatto contributivo degli anni universitari può essere considerato come una sorta di “premio” per chi ha l’unica colpa di non essere un baby boomer, nato, cioè, nel boom degli anni ’50 e ’60, bensì a ridosso della più grande crisi economica della storia, seconda soltanto alla Grande Depressione del ’29 (gli economisti dixit). Si intende ovviamente la crisi del 2008, sì, proprio quella che ci ha regalato la Riforma delle Pensioni a firma Fornero.

In secondo luogo, un sistema del genere indurrebbe il popolo universitario a credere che, in fin dei conti, a prescindere dalla difficile conversione laurea-lavoro, i sacrifici e le fatiche spesi sui libri possa comunque avere un impatto positivo sulla loro vita. Almeno questo, tanto sfigati — per come si diceva prima — lo sono ugualmente. Allora la manovra è giusta, perché ripaga soprattutto coloro che si illudono di potersi costruire un futuro pagando tasse, spesse volte sopraelevate in confronto ai servizi — beceri — erogati.

Di conseguenza, in terzo e ultimo luogo, studiare e avere la sicurezza che quei sacrifici portino almeno a qualcosa di utile e concreto, potrebbe rappresentare uno stimolo in più per quei giovani studenti che, attualmente, stentano a concludere il proprio percorso di studio o lo fanno da fuoricorso. Alla fine, mica sono tutti Donnarumma per antonomasia? Ibiza se la possono permettere in pochi.

La proposta, come si diceva, è sui tavoli di discussione e il sottosegretario Baretta ha già fatto richiesta all’INPS di quantificare le risorse economiche necessarie per attuare il riscatto laurea gratuito. La verità è che i costi potranno essere contenuti se il piano venisse applicato solo per i Millennials. Ma le mobilitazioni studentesche spingono per un riscatto laurea gratuito rivolto a tutti: in tal caso le spese sarebbero molto più gravose, al punto da renderne impossibile la realizzazione.

E soprattutto, in uno scenario del genere: come dovrebbe comportarsi lo Stato nei confronti di chi ha già riscattato i propri anni di studio universitario pagando anche cifre notevolmente esose? Sono arrivate le prime obiezioni, infatti, verso una proposta definita “discriminatoria”. Baretta ha risposto con la «solidarietà intergenerazionale».

Sì, solidarietà intergenerazionale. Un modo per accertare — ancora una volta — che i tempi sono cambiati, che le possibilità si sono ristrette e che, in fin dei conti, scegliere di iniziare un percorso di studio universitario significa andare incontro come masochisti alla contemporanea instabilità del mondo lavorativo. Significa studiare per diventare insegnante, magari, ma con l’alta probabilità di trovarsi a fare il cameriere, talvolta a nero — addio pensione.

Ecco perché gli studenti Millennials sono diversi dai baby boomer. Ecco perché il riscatto laurea gratuito per i nati dal 1980 in poi sarebbe giusto. Un semplice modo per dire: «Scusateci, questo è perché non sempre possiamo realizzare i vostri sogni».

Andrea Palumbo

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