A Catania la stavano aspettando tutti da giorni, pronti a dare battaglia: il sindaco, gli attivisti, le associazioni anti-razziste. Ma la C-Star di Generazione Identitaria ha cambiato rotta ancora prima di attraccare e ora punta dritto verso la Libia per iniziare la sua operazione anti-migranti.

I militanti di Generazione Identitaria la chiamano «beffa di Catania». Per gli attivisti anti-razzisti è invece «una vittoria dell’anti-razzismo». Un fatto, per il momento, è certo: la C-Star, la nave di 40 metri promossa dal gruppo di ultradestra per difendere l’Europa da quella che definiscono «un’invasione pianificata su larga scala», non attraccherà a Catania.

Lo ha annunciato Gian Marco Concas, esponente di punta del movimento, attraverso un video-comunicato apparso su Facebook. Affiancato da altri due attivisti di Generazione Identitaria, si fa beffa di coloro che hanno tentato di ostacolarli: «Quando caricheremo questo video avremo già imbarcato, o forse trasbordato, magari a 15 miglia di distanza, fuori dalla zona Schengen. Passandovi sotto il naso. E quindi voi restate pure lì sul molo, ad aspettare questo video. E poi questa faccenda potrete chiamarla la nostra piccola beffa: la beffa di Catania».

Della «bella notizia», invece, festeggia la Rete Antirazzista Catanese, che considera il comunicato di Generazione Identitaria soltanto «un modo per cadere in piedi». Questa nuova mossa a sorpresa è stata preceduta da alcune dichiarazioni di Lorenzo Fiato, portavoce italiano del movimento, che, in una video-intervista del giorno precedente, aveva accennato a «pressioni politiche», per lo più da parte di «black block e attivisti di sinistra», ma anche «dalla polizia» e «dal governo italiano», facendo il nome del Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Pressioni che avevano reso Catania «un porto non più sicuro».

Anche il sindaco catanese Enzo Bianco prometteva battaglia pur di impedire alla C-Star di attraccare nel porto della città, mentre altre 50 associazioni, tra cui Rete Antirazzista Catanese, il Comitato NoMuos/NoSigonella, la Comunità di Sant’Egidio e l’ARCI Catania, si erano mobilitate con una manifestazione di protesta, unite nel concordare che l’iniziativa fosse soltanto «una provocazione da parte di coloro che sono coinvolti, con il solo scopo di combattere il conflitto versando combustibile sul fuoco».

Non c’è dubbio che il mancato approdo della C-Star sia l’ennesimo intoppo di una strana “epopea”, per il momento più tragi-comica che epica. Dopo essere salpata dalla Repubblica di Gibuti (Africa orientale) a inizio luglio, la nave era stata bloccata a Suez per sottoporsi ad alcuni controlli da parte delle autorità egiziane. Ripartita alla volta di Catania, aveva dichiarato di volersi dirigere verso Tunisi, ma poi per motivi ancora da chiarire aveva fatto rotta verso la parte turca dell’isola di Cipro, decisione insolita data la distanza dalla meta siciliana.

Poi, presso il porto di Famagusta, l’arresto del comandante e del proprietario della nave con l’accusa di traffico degli esseri umani. Le autorità turche, infatti, avevano trovato a bordo della nave “migranti” illegali provenienti dallo Sri Lanka, che sostenevano di aver pagato migliaia di dollari per essere portati in Europa. Successivamente, i membri dell’equipaggio erano stati liberati per insufficienza di prove e la C-Star aveva finalmente ripreso il viaggio verso la sua Itaca siciliana.

A quanto sembra, invece, da domenica c’è un nuovo cambio di programma: ora la C-Star procede a gonfie vele verso la Libia, pronta a dare avvio alla seconda parte della missione, che durerà trenta giorni e avrà l’obiettivo di «contattare la Guardia Costiera libica e il governo libico in modo da sviluppare una collaborazione con loro e lavorare con loro al fine di fermare l’immigrazione massiva e il lavoro che le ONG stanno svolgendo in maniera criminale nel mar Mediterraneo».

Per Generazione Identitaria, infatti, sono le ONG le prime responsabili di ciò che sta accadendo in Europa: una «frattura etnica e sociale» che corrisponde a una vera e propria dichiarazione di guerra contro la globalizzazione. E loro, che con spirito più che “nostalgico” si auto-definiscono «gli eredi delle Termopili», sono pronti a rispondere alla chiamata per difendere le tradizioni europee ad ogni costo.

Giovani, bianchi, nazionalisti, militareschi, anti-islam ed esclusivamente europeisti, dove l’esclusività si riferisce a una precisa visione dell’Europa: quella delle frontiere rigorosamente chiuse frontiere chiuse, città sicure!») e dell’identità immutabile non è italiano chi nasce qua, è italiano chi appartiene alla continuità di cui noi facciamo parte»), rivolta soltanto alle proprie “antiche tradizioni”, fondate «grazie a quelle battaglie che hanno difeso l’integrità culturale delle nazioni [europee ndr], le Termopili, Poitiers, Lepanto, l’Assedio di Vienna».

Da qui, la decisione di recuperare la Lamda, simbolo che ornava lo scudo degli Spartani quando scendevano in battaglia per difendere la loro terra dalle minacce esterne. Oggi, c’è solo un modo per “Rendere l’Europa di nuovo grande”: combattere tutto ciò che è estraneo a questa «entità millenaria». L’immigrazione, l’integrazione, il multiculturalismo, il «meticciato imposto».

Così, su questa linea, nasce il progetto Defend Europe, nel quale, dopo aver raccolto 170 mila euro di crowdfunding per l’affitto della C-Star, i militanti di Generazione Identitaria in veste di “guerrieri” anti-migranti prendono di mira le ONG, «nemiche dell’Europa» e prime responsabili di una presunta «grande sostituzione».

Lo scopo dell’operazione è chiaro: impedire alle ONG di svolgere l’«azione criminale» di portare gruppi di migranti verso il primo porto sicuro, e agire in accordo con la Guardia Costiera Libica, oggi in mano alle milizie armate locali, per riportarli verso le coste della Libia, rischiando, tra l’altro, di trasformarsi in veri e propri criminali, in quanto il Paese nord-africano non è senz’altro quel “porto sicuro” dei diritti umani di cui parla il diritto internazionale.

Rosa Uliassi