Nanà non è un romanzo come gli altri. Questo libro, il nono del ciclo dei Rougon-Macquart, scritto da Émile Zola nel 1880, rappresenta ed incarna non solo quella pulsione sessuale che ritroveremo nei diversi libri del naturalista francese, ma sopratutto un incipit per una decostruzione capillare della borghesia francese della fine del secolo.

Nanà simboleggerà questa sorta di desiderio, questo connubio ed incontro tra i desideri libidici di coloro che si affrancheranno e rovineranno nelle braccia di Nanà; e una dimostrazione pratica di come si muovevano gli ingranaggi della società del tempo. Ingranaggi, dunque, che sono rappresentati dagli stessi uomini che corteggiano Nanà, che la amano e che la avranno. Quella società borghese, così vicina ai “palazzi” e scevra di compassione verso il popolo che stava morendo. Essa viene cristallizzata nello spazio di una sera. Quella necessaria ad osservare il corpo di una donna, quello di Nanà. Ella, infatti, raffigura quell’eros, quella sessualità proibita, che scatena la fantasia di quegli stessi uomini che faranno di tutto per averla.

Il nucleo centrale, dunque, vede la dolce Nanà prendere il controllo. Questo desiderio così forte, che già aveva fatto breccia in quella borghesia così stantia e radicalizzata, si manifesta nella sua completezza, la sessualità sfatata, messa in luce e capace di detronizzare quelle meccaniche sociali che distinguevano gli uomini; appannando la loro vista e facendo qualsiasi cosa quella fonte di desiderio chiedesse. Una raffigurazione significante di come la “borghesia” che aveva operato una costruzione di canoni sociali, di mode e di costumi, venga ridicolizzata e distrutta dalla forza del desiderio per la giovane ragazza francese.

Nanà non rappresenta solamente una prostituta, ma l’incarnazione della sessualità.

Tuttavia, questo ha una scopo ben preciso. La raffigurazione di Zola della sua Nanà non è solo quella di una donna che vuole avere la meglio sul mondo, sugli uomini e sulla propria e altrui “classe sociale”, ma prima di tutto è quella di una donna che lascia libera se stessa. Lascia libera la sua sessualità, lascia libero il suo sogno di un godimento etereo e conturbante; una vera e propria decostruzione dei canoni della società del tempo, a partire proprio dal desiderio di essere se stessa, di essere Nanà.

Quello in cui Émile Zola ci condurrà, sarà un viaggio alla scoperta non di una donna, ma di tutte le donne, di tutti gli uomini, del desiderio unico e trainante dell’amore carnale, del desiderio sessuale. La legittimazione di un eros non più da nascondere ma da glorificare come strumento per contrastare la distinzione tra le classi sociali. La grandezza di Émile Zola non risiede nel descrivere e riportare la società del suo tempo, ma di farne vedere, piano piano e pezzo per pezzo, come sia sempre possibile effettuare una decostruzione, far cadere i tabù e lasciare liberi i desideri, le emozioni, la sessualità e l’eros.

Niccolò Inturrisi

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Nasce il 26 febbraio 1995 a Firenze, dopo aver terminato gli studi liceali nel 2015 lascia l’Italia e si trasferisce con la famiglia in Olanda, ad Amsterdam. Ora continua a lavorare come magazziniere in attesa di intraprendere gli studi. Il libro che lo ha colpito più di tutti è stato “La bestia umana” di Zola. Se proprio gli chiedessero di scegliere un autore preferito, opterebbe però per Dostoevskij. Coltiva molte altre passioni, tra cui la musica, nella quale si è cimentato per qualche anno suonando chitarra elettrica e basso. Ascolta tutti i generi possibili e il suo gruppo preferito in Italia restano gli Zen Circus, anche se adora De Andrè e Lucio Dalla (ma ne potrebbe citare molti altri), ma il suo primo amore rimangono i Pink Floyd. Grazie alla famiglia si porta dietro praticamente da tutta la vita la passione per il cinema. Adora Fellini e Monicelli, ma non disdegna anche registi esteri come Lynch, Scorsese e Tarantino.

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