Raccontare il dolore attraverso un murales sulle gradinate di uno stadio per urlare la libertà perduta. E’ quello che è successo a Terni, stadio Libero Liberati, ad opera dei ragazzi della Brigata Pablo Neruda.

Tutto inizia a Santiago, 11 settembre 1973: il sogno di Salvador Allende di un Cile democratico, libero e socialista si infrange sulle truppe dell’esercito che assaltano il palazzo presidenziale della Moneda. Alla loro guida il Generale Augusto Pinochet, che da quel giorno per diciassette lunghissimi ed infiniti anni, prenderà il potere cancellando ogni barlume di libertà in Cile. Il Presidente Allende muore durante il golpe con il fucile in mano e l’elmetto in testa, forse ucciso a bruciapelo da qualche militare o forse suicida, nel tentativo estremo di difendere il Palazzo Presidenziale.

Per il Cile si aprono gli orizzonti di una feroce dittatura che inghiottirà tutto: libertà di pensiero, politiche, artistiche e le vite di migliaia di cileni spariti o ammazzati. Tra questi il cantante Victòr Jara che, pur prigioniero con tantissimi altri in uno stadio adibito a campo di concentramento, si rifiutava di smettere di cantare per il suo amato Cile: i suoi carnefici prima gli spezzarono le dita e poi lo fucilarono sul posto, senza processo.

I ragazzi della Brigata Pablo Neruda avevano sostenuto l’avventura al governo di Salvador Allende e della sua Unidad Popular, raccontando con i murales il Cile che sognavano: libero, egualitario e antifascista. Quando la giunta militare prende il potere si ritrovano, ovviamente, costretti alla fuga ma con la ferma convinzione di raccontare al mondo quello che sta succedendo nel loro Paese. Molti di loro arrivano in Italia, alcuni si fermano al Nord a San Giuliano Milanese, altri invece arrivano in Umbria, a Terni.

Terni è una piccola città del centro Italia rossa come il fuoco incandescente delle sue acciaierie, l’enorme pressa da 12.000 che campeggia di fronte alla stazione è un monumento al sudore e alla fatica dei suoi operai. Terni è una piccola città che vive un rapporto d’amore viscerale con la sua squadra di calcio, la Ternana, che proprio in quegli anni fa la sua unica esperienza nel Campionato Italiano di Serie A. Guidata in panchina da Corrado Viciani ed in campo da capitan Marinai ed i suoi ragazzi, le Fere incantano la Serie B conquistando la storica prima promozione nel massimo campionato. La Ternana per i suoi tifosi è qualcosa più di una squadra di calcio: è identità, passione, quasi un legame sanguigno. La città ed i suoi colori si fondono in una cosa sola. La sua casa è lo stadio Libero Liberati, intitolato al campione del Mondo di motociclismo nato proprio nel cuore della città.

Il Liberati è per Terni anche un punto di ritrovo, di identità sociale, un simbolo della storia cittadina e delle sue radici che trovano salde fondamenta nella contrapposizione al regime fascista italiano proprio come quelle della Brigata Pablo Neruda al nascente regime cileno. Proprio sulle sue mura, una volta arrivati in città, anche grazie all’invito giunta a guida del Partito Comunista Italiano, i ragazzi della Brigata Pablo Neruda trovano modo di trasformare in arte il loro dolore, di raccontare tramite dei bellissimi murales le atrocità che vive la loro terra, le sopraffazioni e la privazione della libertà. Esuli in terra straniera utilizzarono l’unico mezzo che conoscevano per continuare la loro battaglia politica.

Il Cile avrebbe conosciuto e vissuto quel dolore per 17 lunghissimi anni prima di iniziare il suo lungo cammino verso la ritrovata libertà ma i murales della Brigata Pablo Neruda, seppur intaccati dal tempo, sono ancora sulle mura e sulle gradinate del Libero Liberati a raccontare la storia di chi trasformò il dolore in arte.

Flavio Giordano

2 COMMENTI

  1. Eravamo giovanissimi c’era Patricia, Carmen, Gonzalo e io, davanti a noi lo stadio e quel muro. Fino a quel momento io avevo solo riempito dei disegni tracciati d’altri. Questo fu il primo disegno mio.

    • Ciao Antonio, mi piacerebbe mettermi in contatto con te per approfondire la storia della Brigata Pablo Neruda, ti trovo su Fb?

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