A distanza di circa 8 anni dalla sua entrata in vigore, la tessera del tifoso va (finalmente) incontro alla sua abolizione, che avverrà in maniera progressiva nel giro di tre anni.

Introdotta in maniera effettiva nella stagione calcistica 2010-2011 su disposizione dell’allora Ministro dell’Interno del Governo Berlusconi, Roberto Maroni, la tessera nacque come strumento di prevenzione del controllo, resosi necessario a seguito dei sempre più frequenti eposodi di violenza che caratterizzavano la domenica calcistica e che avevano finito con l’etichettare lo Stadio come un luogo pericoloso, insicuro, inaccessibile per famiglie e, soprattutto, bambini. In verità, l’obiettivo “dichiarato” della tessera era, come si legge dal sito dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, “fidelizzare” il rapporto tra supporters e società calcistiche, al fine di creare la categoria, schedata e registrata, dei “tifosi ufficiali”: infatti, la tessera era dotata di foto del relativo titolare e di microchip interno al fine di agevolare l’identidicazione del tifoso. Ma, al contrario, il vero scopo della tessera era colpire ed eliminare dagli stadi i tifosi violenti. Tanto è quanto è possibile ricavare dalle condizioni legate al suo possesso (che avveniva solo a margine di una attenta procedura di verificazione messa in atto dalla Questura territorialmente competente): rilascio soltanto a coloro privi di di una condanna (anche con sentenza non definitiva) per reati da stadio nei 5 anni precedenti alla richiesta, e a coloro non destinatari della particolare misura preventiva del Daspo (divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive). Per di più, l’accesso degli hooligans agli stadi veniva ulteriormente limitato attraverso la previsione della inscindibilità della tessera rispetto all’abbonamento, che non veniva rilasciato dalla società calcistica al tifoso non tesserato, e dalla obbligatorietà della tessera per seguire la propria squadra in trasferta, dovendo essa essere esibita all’ingresso nel settore ospiti.

Insomma, il messaggio proveniente dalla sua entrata in vigore era rendere consapevoli i tifosi, soprattutto il mondo degli ultras, che a partire da quel momento il loro ingresso all’interno degli stadi non sarebbe passato più inossservato e che sarebbe stato più agevole perseguire eventuali atti illeciti di violenza da loro commessi.

Eppure, al di là del lodevole e apprezzabile motivo della sua introduzione, la odiata tessera è stata accompagnata lungo il suo percorso di insediamento e di effettiva operatività da continue critiche e contestazioni provenienti soprattutto dal mondo della tifoseria organizzata, sordo e contrario principalmente alle annesse richieste di identificazione preventiva proprie dello strumento di controllo. Tra le perplessità che è, tuttora, possibile sollevare in relazione alla legittimità e alla “giustezza” dell’ormai superato strumento di prevenzione, si annovera il suo contestabile divieto di rilascio a favore dei destinatari di Daspo, misura preventiva di carattere amministrativo emessa dalla Questura (e non dall’Autorità penale) la cui applicazione non è il risultato di una condanna.

tessera

Ma la tessera ha veramente raggiunto gli obiettivi per i quali era stata introdotta? Ha rappresentato uno strumento efficace di controllo ed ha realmente creato un rapporto fiduciario tra club e supporters?

A dire il vero, va detto che, sebbene il fenomeno della violenza negli stadi si sia drasticamente ridotto (verosimilmente, non grazie alla tessera), i risultati positivi legati alla sua introduzione sono difficilmente riscontrabili. Più che altro, alcune tifoserie si sono sciolte, altre si sono divise o non si recano più allo stadio, le famiglie sono state allontanate ancora di più dagli stadi, oggi vuoti a causa della ingombranza di questo strumento, che, tra le altre cose, rende complicato il reperimento dei biglietti per un singolo match per coloro che non ne siano in possesso.

Ma a partire dal prossimo anno le cose, finalmente, cambieranno. La tessera sarà necessaria soltanto per assistere a quei match che l’Osservatorio nazionale qualificherà come “ad alto rischio”, mentre per le gare non a rischio rimane ferma solo la nominatività del biglietto e il posto a sedere fisso. Questo è quanto si è deciso a margine della firma di un nuovo protocollo d’intesa firmato nella giornata di ieri a Roma tra Figc, Coni e i Ministeri dell’Interno e dello Sport. La tessera del tifoso, rivelatasi, in fin dei conti, uno strumento di polizia, non esiterà più, pertanto niente restrizioni in merito al rilascio dell’abbonamento, nè per seguire la propria squadra del cuore in trasferta. Il vademecum firmato ieri ha previsto la progressiva evoluzione della tessera in una mera, questa volta per davvero, fidelity card, rilasciata direttamente dalle società calcistiche ai propri tifosi, dietro pagamento di un corrispettivo. In sostanza, ai Club viene attribuita una grande responsabilità, dalla quale deriva anche un margine di discrezionalità, nella misura in cui gli stessi potranno revocare l’abbonamento ai tifosi violenti o protagonisti di comportamenti in contrasto con un eventuale codice etico redatto da ciascuna di esse.

Tra le altre novità più interessanti sono da sottolineare la possibilità di acquistare i biglietti last minute anche nel giorno previsto per la gara, e quella di portare all’interno delle strutture megafoni e tamburi, che saranno ammessi sulla base di una disciplina conforme a quella degli striscioni.

Insomma, ciò che emerge dall’incontro romano di ieri è un pacchetto di misure volte a facilitare e rendere più agevole l’accesso allo stadio e la partecipazione alle partite di calcio, a cui faranno seguito, verosimilmente nel giro di un paio di stagioni, l’introduzione di modalità più semplificate e snelle per l’acquisto dei biglietti online e la sottoscrizione di abbonamenti stagionali.

A trarre vantaggio dall’effettiva entrata in vigore delle suddette misure sarebbero tutti i protagonisti coinvolti: la Figc (e, se si vuole, il Governo) ritroverebbe la credibilità perduta e riacquisterebbe credito per aver riportato la gente allo stadio; le società di calcio potranno godere di diversi tornaconti in termini di marketing e fatturato; infine, i tifosi potranno finalmente recarsi allo stadio senza osservare le pesanti ed ormai obsolete procedure di pre-identificazione e di acquisto dei biglietti, e, soprattutto, torneranno a vedere lo Stadio come un luogo sicuro dove si può assistere, insieme ai propri figli, allo spettacolo regalato da una partita di calcio e, perché no, dalle tifoserie.

Amedeo Polichetti