Piazzetta Nilo, Napoli

Napoli. Tra i vicarielli del centro storico oltre 2000 anni fa è stata eretta la statua del  Dio Nilo che dà il nome alla piazzetta.

Il centro storico della città di Napoli è attraversato da tre strade principali, i Decumani: vie antichissime di origine greca, realizzate nel VI secolo a. C.
I Decumani sono tre: Superiore, MaggioreInferiore , e tagliano il centro della città da est a ovest e sono paralleli tra loro e la costa di Partenope.
Il decumano maggiore corrisponde a via dei Tribunali, al cui centro si trova Piazza San Gaetano. Il decumano superiore a sua volta corrisponde a via Della Sapienza, Pisanelli, dell’Anticaglia e degli Apostoli. Infine il decumano inferiore, notoriamente definito Spaccanapoli: si parte da Piazza del Gesù Nuovo, si percorre tutta via Benedetto Croce fino  a giungere a via San Biagio dei Librai.
Proprio all’inizio di via San Biagio dei Librai, lungo il decumano inferiore – Spaccanapoli – si apre uno spiazzale: Piazzetta Nilo. Per la sua posizione peculiare, nel cuore del centro storico della città è definita “il Corpo di Napoli”.
Il nome della piazzetta è rimasto invariato dalla sua nascita, che risale tra il I e il II secolo dopo Cristo, quando gli egiziani, provenienti da Alessandria D’ Egitto, colonizzarono il capoluogo partenopeo.
Nonostante la statua fosse stata costruita durante il periodo Greco – Romano, i partenopei, gente di mare, si mostrarono aperti agli usi, costumi e alle tradizioni straniere, soprattutto se portatrici di buona fortuna, sorte.
La statua infatti raffigura il Dio Nilo, possente e muscolo, con il viso coperto da una lunga barba bianca, sdraiato con i piedi rivolti verso un coccodrillo, la cui testa non è più visibile, che si appoggia con il braccio sinistro su una Sfinge. Il Nilo, nella sua terra di origine, è proprio simbolo di prosperità e di ricchezza.
La divinità, inoltre, abbraccia una cornucopia adornata con fiori e flora di diversa natura, anch’essa simbolo di fertilità e ricchezza. La rappresentazione simbolica è poi completata dalla presenza di un bambino che si arrampica al capezzolo del Dio, probabilmente un affluente del fiume.

Tuttavia a causa dei culti pagani spesso contrari a quella che era la religione ufficiale dell’impero, cioè il cristianesimo, la statua fu decapitata e perduta per alcuni secoli.
Quando fu finalmente ritrovata durante il Medioevo, non solo era priva della testa, ma anche mancante anche di altre parti, quali la testa del coccodrillo e della Sfinge, mai più rinvenuti.
A causa della mancanza della testa del Dio Nilo e per la presenza del bambino che si sta nutrendo dal seno della statua, si credeva che quest’ultima rappresentasse una donna.
Nel XVII secolo durante il Neoclassicismo, fu dato inizio una serie di restauri che hanno poi condotto alla forma odierna dell’opera.
Un ultimo lavoro è stato svolto proprio nel 2014, con il ripristino della testa della Sfinge.

Attualmente la statua si posa su un basamento del 1657, che su uno dei lati principali presenta un’incisione che descrive le vicissitudini secolari che hanno caratterizzato la scultura.

Maria Luisa Allocca

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here