vitamina-b3 gravidanza

Si chiama B3, è conosciuta anche con il nome di Niacina, e potrebbe risolvere più di una gravidanza difficile. La B3, che è contenuta sia nella carne che nella verdura, è una vitamina storicamente associata con la pellagra. Infatti, fu proprio durante gli studi condotti per identificare le cause di questa malattia (diffusa anche in Nord Italia tra il Settecento e il Novecento) che venne scoperto che proprio l’insufficienza di B3 era una delle cause scatenanti.

Oggi la B3 torna di grande attualità e questo grazie a uno studio della professoressa Sally Dunwoodie, ricercatore al Victor Chang Cardiac Research Institute.

Come riportato sulla pagina a lei dedicata nel sito dell’istituto di ricerca, la Dunwoodie ha dedicato la sua carriera alle malattie cardiache congenite. Secondo questo articolo legato alle nuove scoperte riguardo la B3, una gravidanza su cinque termina in aborto spontaneo e quasi 8 milioni di bambini in tutto il mondo nascono con un qualche grave problema alla nascita.

Ciò che la Dunwoodie ha scoperto, dopo diversi esperimenti sui topi, è che aumentando la quantità di vitamina B3 nella dieta dei roditori in stato di gravidanza (semplicemente aggiungendo la niacina nell’acqua dei topi), la percentuale di malformazioni congenite e di aborti viene ridotta a zero.

Bisognerebbe comunque cercare di contenere il comprensibile facile entusiasmo. Infatti, come riporta il Sydney Morning Herald, è necessario sottolineare come gli esperimenti siano stati condotti su famiglie che presentavano più malformazioni insieme (renali, cardiache e spinali) o con una storia medica di più di un aborto. C’è dunque il rischio, come afferma il quotidiano australiano, che l’applicabilità dei risultati di tali ricerche sia circoscritta a famiglie con più di un aborto alle spalle o con diverse malattie congenite.

Quello che la Dunwoodie e il suo team chiedono è per ora di continuare le proprie ricerche, dati i risultati finora incoraggianti. Il prossimo passo è capire come identificare le gravidanze a rischio e capire l’esatto quantitativo di B3 da apportare alle diete delle pazienti.

Lo studio della Dunwoodie e dei suoi colleghi è stato pubblicato il 10 agosto su “the New England Journal of Medicine” e potrebbe essere, secondo quanto dice il professor Robert Graham, «una delle più grandi scoperte della medicina australiana».

In una settimana nella quale sono arrivate notizie che potrebbero cambiare il nostro modo di guardare al passato dell’essere umano, quella del team della Dunwoodie è una scoperta che potrebbe alterarne il futuro, cambiando il modo di affrontare ogni gravidanza.

Luca Ventura

 

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