Don Luigi Merola
Don Luigi Merola, prete anticamorra e presidente della fondazione "A' voce d'è creature"

L’entroterra salernitano incontra le lotte e le idee per abbattere la malavita del prete anticamorra Don Luigi Merola, presidente della fondazione “A’ Voce d’è creature” e già consigliere per la legalità del ministro dell’Istruzione e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Sabato 12 Agosto Don Luigi Merola è stato ospite del comune di Celle di Bulgherie all’interno di un’iniziativa incentrata sulla figura del prete originario di Villarica, sulle lotte napoletane contro la malavita e dal titolo “La storia di Don Luigi Merola: un prete minacciato dalla camorra e che non ha mai mollato”.

L’evento, a partire dalle minacce e aggressioni ricevute dal prete napoletano nei tanti anni di impegno civile nonché dal legame con Annalisa Durante (la 14enne assassinata durante una sparatoria tra clan nel quartiere Forcella a Napoli, dramma vissuto in prima persona da Don Luigi Merola), ha intrecciato tutte le problematiche legate alla malavita che affliggono il territorio campano definendo quanto sia necessaria la costruzione di una base culturale e di cittadinanza attiva per debellare quei fenomeni malavitosi che, ogni singolo giorno, corrodono dalle radici i territori dal punto di vista economico e sociale.

Quella emersa dalle parole di Don Luigi Merola è la storia di un percorso in salita capace ogni giorno di rinnovarsi e di trovare in una fondazione, qual è “A’ Voce d’è creature”, uno strumento formidabile per provare a battere la malavita su un campo (quello delle classi popolari e del degrado) troppe volte sfruttato da questa per autoalimentarsi.

Una fondazione che si pone, sul territorio, l’obiettivo di innescare un rapporto virtuoso tra “cultura, istruzione e lotta alle organizzazioni criminali” mettendo in piedi meccanismi di recupero ai percorsi scolastici e di contrasto in tutte le forme possibili di dispersione scolastica; sostegno a progetti educativi e di formazione alla cittadinanza attiva, costruendo progetti finalizzati all’erogazione di servizi assistenziali, di aggregazione sociale e integrazione culturale; fornendo, anche, gli strumenti necessari per facilitare la collocazione occupazionale, attraverso la formazione alle nuove figure professionali e recuperando antiche mestieri e professioni artigiane.

Partecipazione
Invito dell’associazione di Don Luigi Merola a sostenere le attività e le battaglie contro la malavita

Numerosi sono stati, inoltre, i racconti che hanno accompagnato le parole di Don Luigi Merola. Il prete, attualmente impegnato nel quartiere Arenaccia, ha narrato del rapporto già citato con Annalisa Durante, del suo percorso da parroco fatto di minacce, gioie, aggressioni, scorte (“gli angeli terreni” come li definisce lo stesso Don Luigi) e trasferimenti, delle opere di questi anni e dei progetti futuri, non tralasciando le esortazioni rivolte ai presenti per un impegno costante e individuale di lotta ai fenomeni malavitosi (anche i più piccoli e all’apparenza insignificanti).

L’incontro fortemente voluto dall’amministrazione comunale del piccolo comune della provincia di Salerno è stato caratterizzato, inoltre, dagli interventi di Gino Marotta (sindaco di Celle di Bulgheria), Antonio Iuculano (consigliere comunale con delega alla pubblica istruzione) e di Michele Zitiello (Comandante compagnia CC di Sapri) e dall’introduzione del giornalista Vincenzo Rubano.

Don Luigi Merola
Don Luigi Merola e Gino Marotta (sindaco di Celle di Bulgheria)

Quella di Don Luigi Merola è l’ennesima storia di quel legame indissolubile che, in negli ultimi decenni, si è creato tra la cultura cattolica, le classi popolari e il contrasto a chi approfitta dell’ignoranza e della povertà per delinquere, sfruttare e arricchirsi alle spalle di pochi. Don Luigi come Don Pino Puglisi, Don Giuseppe Diana, Don Maurizio Patriciello si batte quotidianamente, con gli strumenti a disposizione, contro la camorra andando incontro a minacce e aggressioni, ma con la consapevolezza della missione a cui è sottoposto.

Perché la cultura e l’istruzione possono battere le mafie partendo dalle scuole e dai giovani, dalla riqualificazione e liberazione degli spazi da una gestione clientelare e privatistica, dalla buona “pratica politica” e dalla partecipazione attiva.

Gerardo Ragosa