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Sui banchi di scuola abbiamo imparato a sfogliare e studiare i libri di storia presenti nell’elenco dei testi da acquistare ad inizio anno scolastico. Nessun professore – almeno per quanto riguarda la mia esperienza – ha mai provato a raccontare qualcosa che fosse stato dimenticato o cambiato da chi la storia l’ha scritta per i posteri.

Come tutti sappiamo, la storia la scrivono i vincitori. Ma se i vinti riuscissero a ribellarsi e raccontassero la loro verità?

Questa volta è il turno del M5S, il quale decide di presentare una mozione ai consigli regionali di Campania, Puglia, Abruzzo e Molise: bisogna istituire il giorno della memoria per le vittime meridionali del Risorgimento. Se ne discute anche in Parlamento, dove inevitabilmente gli animi si scaldano.

«Queste vittime non possono rimanere nella storia diffamate. E se non diffamate, dimenticate. Bisogna riconciliarsi col proprio passato per avere un presente. Se l’Italia c’è, vuol dire che vogliamo essere un popolo. Se l’Italia non c’è, vuol dire che non si riconosce il dolore, il martirio di centinaia di migliaia di persone usate come mero materiale di costruzione di un progetto politico», parole forti ma sincere quelle di Pino Aprile.

Dobbiamo ricordare, però, che per molti esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Anche l’Italia – nonostante si mostri come un Paese aperto al confronto sbandierando una democrazia fasulla – fa questa scissione, mettendo in discussione vite falciate e cancellate per sempre, anche dalla storia.

Ma perché questo senso di rivendicazione così forte? Lo abbiamo chiesto a Pierluigi Peperoni, segretario di MO! Unione Mediterranea:

« «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani» diceva Massimo d’Azeglio. È stato un errore pensare che si potesse creare un’unità nazionale insistendo sulla narrazione dell’epica garibaldina e dei mille eroi liberatori, nascondendo, invece, gli orrori di quella guerra. Si è trattato di un errore che ancora oggi paghiamo a caro prezzo: l’assenza di una corretta lettura di quanto accaduto ha condotto a fenomeni drammatici. Basti pensare al fatto che dal 1861 in poi il mezzogiorno d’Italia ha conosciuto per la prima volta nella sua storia fenomeni migratori di massa a cui ancora oggi non si riesce a porre un argine

Ma passiamo al tasto dolente. Siamo – più o meno – tutti d’accordo a rivendicare storicamente il Mezzogiorno. Ma siamo d’accordo sul fatto che la mozione sia stata presentata dal M5S?

Pino Aprile, senza troppi giri di parole, chiarisce la nostra perplessità:

«Io sono ateo e non ho partiti. Quindi non chiedermi “in quale dio credi?” o “quale tessera di partito hai?”. Non me ne frega niente, piuttosto fammi vedere quello che fai. Su iniziative di tipo meridionalista ho collaborato con il centro destra, con il centro sinistra e collaboro, adesso, col M5S o chiunque altro. Se l’iniziativa è giusta, perché non dovrei sostenerla?»

Schierarsi politicamente, in alcuni casi, non è una scelta intelligente. Ma se non erro, le figure mitologiche chiamate “politici” sono pronte a risvegliarsi e a schierarsi col popolo solo dopo il loro letargo che, come tutti sappiamo, dura qualche anno (giusto il tempo delle prossime elezioni). A questo punto, la domanda sorge spontanea: ci vogliono solo molto bene oppure serve loro assicurarsi una percentuale per l’anno prossimo? E se così non fosse, allora perché non dare direttamente spazio alle nascenti realtà politiche meridionaliste? 

Invece, Pierluigi Peperoni ha ben precisato che «l’obiettivo di creare una nuova coscienza meridionale è troppo importante per sindacare su chi fa cosa. Nelle urne saranno poi gli elettori a ricordare sia la mozione, che le infelici parole razziste di Grillo o il voto contro gli asili nido al sud».

È proprio questo il punto. Possiamo anche mettere da parte lo schieramento politico, purché ci si ricordi delle azioni incoerenti.

A tal proposito, uno dei commenti che più mi affascina è “il leghismo rovesciato”. Non abbiamo esitato a chiedere a Pino Aprile il suo punto di vista a riguardo:

«Quando le persone parlano di leghismo rovesciato, dovrebbero anche motivare ciò che dicono. Cos’è la Lega? Un partito razzista. C’è razzismo nel movimento meridionalista? No. Ancora, cos’è la Lega? Uno strumento per acquisire potere e rastrellare soldi. Nei movimenti meridionalisti c’è una corsa al potere? Mi riferisco a chi accusa Pino Aprile di fini politici immondi e i neoborbonici. Questi ultimi sono un’associazione che per statuto non si deve candidare e persino votare.»

Oltre al leghismo rovesciato, l’accusa è quella di considerare queste vittime dei “morti privilegiati”. Se così fosse stato, a quest’ora non ci sarebbe bisogno di una mozione. Ma per prendere in considerazione questo tipo di commenti, volti esclusivamente all’odio, avrei bisogno di molte più battute.

Dunque, instituire la giornata della memoria non è un insulto al resto d’Italia, è un vero e proprio passo in avanti per il Sud sotto molteplici aspetti. Non è un capriccio, non è voler spaccare il Paese.

«L’azione culturale e quella politica devono procedere di pari passo. Le possiamo considerare complementari e in quanto tali credo sia improbabile che il dibattito sulla giornata della memoria possa essere totalizzante al punto da eclissare tutto quanto c’è da correggere a sud. Se questo dovesse accadere sarà esclusiva responsabilità degli stessi politici che hanno contribuito ad approvare questa mozione, ancora una volta incapaci di risolvere i problemi che bruciano quotidianamente sulla pelle della gente del sud», ancora una volta Peperoni chiarisce in modo diretto.

Responsabilità, questa sconosciuta. Ed è proprio questo il nodo gordiano. Riusciranno i nostri “attuali eroi” a reciderlo? Staremo a vedere.

Ilaria Cozzolino

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Ilaria Cozzolino nasce a Napoli il 24 novembre 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, continua il suo percorso di studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Fotografia-Cinema-Televisione. Dall'età di 21 anni espone come artista presso la galleria di arte contemporanea "A01" di Napoli. Da marzo 2015 collabora come caporedattrice per Libero Pensiero News.