La cessione di Neymar al PSG era apparsa ai più come un modo, da parte del brasiliano, di avere le tasche più gonfie a fine mese, rinunciando così ad un progetto quasi certamente vincente e ad un campionato più competitivo della Ligue 1. Le dichiarazioni che però il brasiliano ha rilasciato dopo la vittoria contro il Tolosa hanno gettato parecchie ombre sullo stato attuale del Barcellona“Al Barcellona adesso ci sono dirigenti che non possono lavorare in un club così. […] Spero che le cose migliorino, permettendo al Barcellona di essere di nuovo competitivo.” 

Il 5-1 complessivo subito per mano dei rivali del Real Madrid in Supercoppa ha fatto scattare più di un semplice campanello d’allarme in casa blaugrana: per la prima volta, dall’avvento dell’era Guardiola ad oggi, il Barcellona è apparso nettamente inferiore alle Merengues, anche senza l’aiuto di Cristiano Ronaldo, impiegato per soli 24′ prima dell’espulsione dell’andata al Camp Nou e privo dello squalificato Modric. Una debacle sia per il risultato che per il gioco espresso che deve sollevare una questione: è finito il Barcellona?

Sono trascorsi due anni dal triplete della gestione Luis Enrique, ultimo vero acuto del Barcellona sia a livello nazionale che europeo. Da quel momento in poi i blaugrana hanno iniziato una lenta ma inesorabile discesa verso il basso, partendo da quel ricambio generazionale che, dopo la finale di Berlino, non è mai arrivato né dal mercato, né dalla Masia, diventata invece terra di conquista per le altre squadre. Acquisti errati, come quelli di Arda Turan (34 mln), parente molto lontano di quel giocatore ammirato all’Atletico, e di Aleix Vidal (17 mln), chiamato in causa in pochissime occasioni ed autore di errori che non dovrebbero trovar spazio a quei livelli, soprattutto nel match d’andata contro i Blancos. Giocatori che non hanno confermato il loro talento, come Samuel Umtiti (25 mln), e acquisti abbastanza incomprensibili, come Paco Alcacer (35 mln + il prestito di Munir), sicuramente talentuoso ma probabilmente non superiore allo stesso Munir o a Sandro Ramirez (ceduto a parametro zero), e come André Gomes (35 mln + 20 di bonus), spesso impiegato, mai decisivo e mai nemmeno vicino al giocatore dei murciélagos. Un “cervo in tangenziale” divenuto il simbolo del fallimento di questo biennio di mercato blaugrana. Un biennio che invece ha visto lasciare XaviPedroDani Alves (perso a  parametro zero), Bartra (8 mln), Deulofeu (poi ricomprato), Sandro (perso a zero anche lui), Tello (ceduto per soli 4 mln) ed infine Neymar.

Senatori e giovani talenti allontanati a discapito di acquisti spesso poco felici e soprattutto poco mirati, come quello di Lucas Digne sulla fascia sinistra (ruolo già coperto da un top come Jordi Alba), anziché di un giocatore a destra, dove due terzini adattati come Vidal e Roberto soffrono spesso il diretto avversario in fase difensiva e dove il solo Semedo (acquistato dopo un anno di terzini non di ruolo) appare un po’ poco, sia per la poca esperienza del ragazzo che per la mancanza di ricambi. Giocatori box-to-box a centrocampo come Turan, Gomes ed il neo-acquisto Paulinho (per cui 40 milioni appaiono decisamente esagerati, anche per il mercato odierno), cloni di Rakitic, anziché di giocatori capaci di dettare i tempi a centrocampo, assenti dal post “XaviFabregas“. Una spasmodica difficoltà nel chiudere gli acquisti di rilievo è però la cosa che più preoccupa i tifosi del Barcellona: Verratti è rimasto anche quest’anno una mera idea, Dembelé Coutinho non arrivano ancora, ed essendo ormai alla fine di agosto si rischia di non avere tempo per chiudere questi acquisti, e l’arrivo di Jean Seri (non ancora chiuso) non darebbe al gioco blaugrana quella qualità nel palleggio che manca al momento.

La Heatzone di Messi nell’1-3 di Supercoppa. L’argentino è stato spesso costretto a giocare diversi metri lontano dalla porta e dalla posizione di competenza. fonte: whoscored.com

L’involuzione del gioco è forse l’aspetto più preoccupante. Se prendiamo sotto osservazione il 3-1 subito in casa dai Blancos, il possesso palla del Barcellona è rimasto su percentuali altissime (62%) ma la qualità si è drasticamente abbassata, con passaggi che spesso guardano in orizzontale e poco in verticale e vivono più della qualità dei singoli che da quello straordinario gioco corale che Guardiola aveva impostato e che i giocatori eseguivano in maniera quasi robotica, anche dopo la sua partenza direzione Manchester, ed anche giocatori con la qualità tecnica e di visione come Iniesta Messi sono costretti a fare “quel tocco in più” per cercare il compagno libero oppure ad avventurarsi in giocate personali che prima erano molto più limitate. In particolare l’argentino è apparso nel doppio confronto “a man on a mission“, prendendosi spesso la responsabilità di portare su il pallone molto lontano dalla porta avversaria per offrire opzioni in più al gioco offensivo, ritrovandosi però a predicare nel deserto nella maggior parte dei casi. Giocatori spesso statici e poco compatti in mezzo al campo, a cui va aggiunta anche un’applicazione alla fase difensiva che sta lasciando spesso a desiderare da ormai un anno (emblematico il 4-0 del PSG), con giocatori come Piqué ed Alba non più incisivi come prima ed i vari Umtiti, Vidal, Roberto spesso inadeguati a questi livelli. Proprio la frase di Piqué dopo la seconda sconfitta per mano dei blancos esemplifica al meglio la situazione del Barcellona: “Per la prima volta in nove anni mi sento inferiore al Real Madrid”.

Nelle due immagini vediamo il confronto tra il Barcellona del 2010 (in alto) e quello del ritorno di Supercoppa. Nell’immagine in basso è evidente come i reparti siano scollati tra loro, non permettendo una circolazione veloce della palla

La frase di un leader in campo e di un tifoso che ha capito che il ciclo blaugrana sembra essere arrivato alla sua fine, a causa di una società che non ha saputo trattenere Neymar, non è riuscita a garantire uno “svecchiamento” della rosa (27 anni, contro i 25 del Real) e che non riesce ad essere incisiva sul mercato come i diretti rivali (Ceballos ne è un esempio). Il Barcellona è quindi sulla via del declino, e l’insicurezza di Iniesta e le voci sulla clausola di Messi sono solo la conseguenza logica della fine di uno dei cicli più vincenti di sempre.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: calciomercato.com

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here