Terremoto Ischia, altre vittime del solito teatrino italiano

Sono trascorse poche ore dal terremoto che ha scosso l’isola di Ischia. Il bilancio è di 2 morti e 42 feriti, di cui uno grave. Altre vittime di un paradosso tutto italiano.

Il distretto ASL competente sul territorio, in una nota emanata ieri pomeriggio, ha dichiarato la chiusura dell’emergenza sanitaria legata alle vittime del sisma registrato l’altroieri sull’isola di Ischia, ma il bollettino parla chiaro e siamo all’ennesima tragedia che sembra, da sempre, inevitabile in Italia, visto che dopo gli ultimi grandi eventi sismici che hanno scosso coscienze ed istituzioni tutto è rimasto tristemente uguale, come tristemente uguali e scontate sono le frasi, i commenti e le riflessioni di tutti: istituzioni locali, nazionali, ingegneri, geologi. Tutti a cercare una colpa che, come al solito, quando si tratta del Sud, è individuabile quasi solo ed esclusivamente nell’abusivismo edilizio.

Puntare il dito contro l’abusivismo nella patria che ha istituzionalizzato i condoni sarebbe davvero divertente, se non fosse tragico. Il problema esiste, ma parlarne in queste ore è terribilmente vergognoso, anche perché un’eventuale licenza edilizia degli anni ’60 non ripara certo da una potenziale caduta in rovina, anche dopo un terremoto di bassa magnitudo. Basterebbe approfondire lo stato di salute delle costruzioni “legali” per avere delle brutte quanto inaspettate sorprese nei palazzotti costruiti da molte imprese che negli anni hanno speculato sulla vita della gente.

Cio che è necessario capire, una volta per tutte, è che il patrimonio storico va preservato attraverso un adeguato consolidamento che gli permetta di sopravvivere in un paese altamente sismico, ed il patrimonio edilizio costruito nell’epoca del boom del cemento armato non è idoneo e va consolidato anch’esso per salvaguardare la vita dei cittadini – che deve essere obiettivo prioritario. Occorre poi un cambio di rotta nella cultura del costruire, affinché le nuove costruzioni non risultino inadeguate a causa di scarsi controlli e di ditte criminali intente solo a lucrare sul cemento.

Spiace dirlo, ma l’Italia resta il paese delle chiacchiere e delle lacrime: non si fa nulla per risolvere i problemi. Non è bastato il terremoto dell’Irpinia, né dell’Emilia, né quelli di Amatrice e Arquata del Tronto per far impostare una strategia risolutiva definitiva, da raggiungere certo in un tempo non molto breve, ma comunque concreta.

Terremoto ad Ischia

Queste ultime vittime sono colpa di tutti: delle istituzioni inconcludenti e con la promessa facile; dei cittadini che si ostinano, anche nelle piccole ristrutturazioni, a non espletare quasi mai idonea pratica di denuncia allo sportello unico di edilizia privata; e in parte, anche degli scienziati e tecnici competenti in materia, come gli ingegneri e i geologi.

Gli ingegneri italiani sono molto attivi, e forse la scuola di ingegneria sismica napoletana è tra quelle più attive a livello internazionale nell’ambito della ricerca: si danno molto da fare per realizzare convegni e divulgare, giustamente, una cultura antisismica in un paese fortemente sismico. Quindi, dove sarebbe lo sbaglio? Nel non aver mai avuto un peso politico determinante nelle scelte del Governo.

Più dei semplici cittadini, gli ordini professionali, in quanto tali, capaci di poter interloquire in maniera più rapida e diretta con i centri decisionali, dovrebbero pretendere che le cose cambino impostazione per davvero. Per una classe dirigente che non ha visto quasi mai scienziati e tecnici preparati sull’argomento, è necessario che scienziati e tecnici stessi pretendano di essere ascoltati per giungere rapidamente ad un piano strategico di salvaguardia del patrimonio edilizio e, quindi, della vita umana.

A differenza di quanto abbiamo fatto nei precedenti articoli sull’argomento, questa volta preferiamo non descrivere l’evento sismico accaduto ieri sulla graziosa isola d’Ischia, né parleremo dei morti e dei feriti. È meglio tenersi lontani dalle solite inutili chiacchiere, che lasciamo ai tristissimi salottini che si apriranno sulle reti nazionali a caccia di share, sperando che il peso delle coscienze porti a realizzare qualcosa di veramente concreto.

Salvatore Annona

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa rivoluzione (da contender) dei Boston Celtics
Articolo successivoUno, nessuno, centomila: il mito di Ulisse e il canto delle sirene
Nato a Napoli nel 1975 vi ho vissuto fino ad oggi, senza mai emigrare. Dopo il diploma di geometra, ho conseguito la Laurea in Ingegneria Civile nel 2005 con tesi in Ingegneria Sismica. Ho una splendida famiglia con moglie e due splendidi figli. Attualmente esercito la libera professione e sono membro della Commissione Manutenzione e Recupero degli Edifici Industriali presso L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli. Curioso sin dalla nascita, ho coltivato diverse passioni come la lettura e la grafica digitale. Amo immensamente la musica e lo sport (in particolare il calcio ed il tennis).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here