Sulla griglia di partenza del GP del Belgio, a Spa, abbiamo ascoltato Niki Lauda sottolineare ai microfoni Sky che la distanza tra Ferrari e Mercedes era zero. Che le sorti del 61esimo appuntamento a Spa, insomma, sarebbero dipese dai piloti. Ebbene, pur proclamandosi un ‘non ingegnere’ (e quindi poco avvezzo a fabbricare strategie e  previsioni) il buon Niki ha fatto al meglio il punto della questione.

Nonostante le previsioni fossero tutte a favore del team Mercedes, nel giro di un giorno da Maranello è arrivata prontamente una risposta. In parte soddisfacente e in parte no, soprattutto quando si debba pensare al sistematico svantaggio determinato dai piazzamenti in griglia non ottimali. A quanto pare, lo stesso Arrivabene non credeva che Vettel avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote ad Hamilton così a lungo. Fino all’ultimo giro, peraltro con gomme e assetti differenti. Fidati, you’re doing it well.

No, non crocifiggiamo Maurizio perché in fondo ci passa le sigarette. Anzi, la gara s’è svolta coerentemente ai suoi pensieri, specialmente mettendo in conto che non tutti i compagni di squadra provano a fare harakiri in salita verso Eau Rouge (non la più facile delle salite, quella di Spa). Un pensiero va naturalmente a Esteban Ocon e Sergio Perez, che hanno provato due volte a crashare in quel punto, addirittura riuscendoci. Che le scaramucce in Force India fossero forti lo sappiamo, dopo questa il prossimo ‘fatto’ non immaginiamo cosa potrà essere. Eppure, grazie al modesto gioco di neuroni dei due in rosa è arrivata la Safety Car, che ha permesso a Vettel e ad Hamilton di entrare ai box in contemporanea, con i due che sono andati su Soft e Ultrasoft rispettivamente. A quel punto, a dirla alla Guido Meda, ‘tutti in piedi sul divano’, perché il delta prestazionale tra i due tipi di mescole lo conosciamo ed è evidente, e la strategia Ferrari sembrava potesse dare più di un’opportunità vera al tedesco per prendersi la prima posizione.

In realtà non vale pensarla così facilmente, perché il gap prestazionale dipende da tanti fattori e a parità di condizioni sì che farebbe la differenza. Ebbene, ‘a parità di condizioni’ rientra tra i tipi di espressioni meno adatte per la F1, perché a pochi giri dalla fine il tracciato di Spa ha raggiunto temperature maggiori e – come ha spiegato Mario Isola – UltraSoft al di sopra della loro temperatura ottimale non rendono quanto dovrebbero.

Ecco perché, in soldoni, non s’è visto il sorpasso che ci aspettavamo. Ecco perché comunque Vettel è rimasto incollato ad Hamilton fino alla fine, dandogli del filo da torcere. Chiaramente non si tratta dell’unico motivo, dato che Ferrari e Mercedes arrivavano a Spa con filosofie molto diversificate, anche se con obiettivi e prestazioni simili. Da un lato l’assetto più scarico delle Frecce d’Argento, che avrebbe dovuto dar loro la possibilità di allungare il più possibile nel primo stint anticipando la sosta rispetto ai diretti concorrenti e di avere un buon passo nella seconda finestra di gara con le Soft al seguito. Diverso approccio sulla sponda ferrarista, che ha portato maggior carico aerodinamico e ha dimostrato ai long run del venerdì di avere un passo migliore sulle UltraSoft. Insomma, nella masnada di combinazioni che si possano mai generare in un gran premio, tra le tante che avrebbero diversificato le strategie di gara chiaramente troviamo la partenza, e l’ingresso della Safety Car.

Niente undercut, infatti, e qualche giro in più sulle gomme viola per provare ad avere uno stint più corto sulle Soft, sulle quali la Rossa partiva svantaggiata. In sostanza, invece, nonostante i diversi modi di interpretare il setup, i piloti hanno fatto la differenza. E diceva bene Niki Lauda, dunque, perché Vettel e Hamilton hanno mantenuto una bagarre che dal punto di vista dei duelli ha regalato poco più che nulla, ma che sottolinea ancora una volta che la Mercedes e il suo ragazzotto non sono chissà chi. Ovviamente, colti da un attacco di italianite, vorremmo i sorpassi e la Rossa che fumi in rettilineo la Mercedes, dandogli un secondo al giro. Ricolti da un senso di adeguamento al mondo, invece, capiamo che sono scenari che difficilmente – quando e se li vedremo – ci metterebbero l’anima in pace a dire ad alta voce “siamo molto più forti”.

Nicola Puca

Fonte immagini: Oasport; formulapassion

 

 

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