In quel di Napoli ci si aspettava il botto con un fantomatico Mr. X per chiudere un mercato con pochissime sorprese (ed i soli acquisti di Mario Rui ed Adam Ounas) e tantissime voci (soprattutto su Ghoulam Reina), ma per la delusione dei sognatori e di chi immaginava l’arrivo di un giocatore che rendesse la rosa più competitiva è arrivata l’ufficialità dell’acquisto di Roberto Inglese dal Chievo, per 10 milioni + 2 di bonus. Un’operazione che ha subito scatenato l’ira dei tifosi, sia per la formula (Inglese arriverà solo nel 2018) che per le cessioni fatte, ovvero quelle di Duvan Zapata alla Samp e di Pavoletti al Cagliari. Prima però di gettare la croce sull’ex Carpi ed etichettarlo come un acquisto sbagliato, vediamo prima chi è effettivamente Roberto Inglese.

La carriera del numero 45 del Chievo inizia nel 2007 nelle giovanili del Pescara, squadra con la quale debutta nel 2009 in Lega Pro, contro il Gallipoli. Per il suo primo gol, bisogna aspettare la quarta presenza da professionista e circa un anno dopo, in un 1-1 sul campo del Ravenna. Dopo quella stagione, viene acquistato dal Chievo e girato in prestito per i successivi 5 anni, prima al Lumezzane in Lega Pro, con cui gioca 70 partite segnando 16 gol, e poi al Carpi in Serie B, dove colleziona 48 presenze, 8 reti ed il titolo del campionato 14/15. Nessun grande numero per Inglese in nessuna di queste stagioni (il record di reti è quello dell’ultimo anno al Lumezzane con 11 reti), ma il Chievo si convince lo stesso a dar fiducia al ragazzo e lo tiene in rosa per la stagione 15/16. La prima presenza è in una sconfitta contro l’Inter, il primo gol arriva poi alla quinta partita in Serie A, in un altro 1-1, stavolta contro la Sampdoria. Bellissimo invece quello nella sconfitta contro l’Udinese, ma alla fine saranno solo 3 i gol in campionato in 26 presenze (14 da titolare). Più positiva invece la stagione 16/17, dove Inglese va a segno per 10 volte (su 43 reti totali della squadra) in 34 presenze e realizza anche la sua prima tripletta, contro il Sassuolo, ed una doppietta purtroppo inutile contro la Roma. Le chiavi dell’attacco clivense in questa stagione sono quindi diventate sue, ed il gol contro l’Udinese all’esordio ne è un’ulteriore conferma.

La curiosità e le domande attorno all’acquisto di Inglese sorgono però anche nella mente di chi non si aspettava nulla di più dal mercato del Napoli, e di dubbi ce ne sono parecchi. Roberto Inglese non è un giovanissimo, essendo un classe 1991 (la stessa età di Duvan, che però non voleva più essere una riserva), e non ha mai avuto grandi numeri individuali nemmeno nelle leghe minori. Tell me why, dicevano i Backstreet Boys nel 1999 nella loro “I want it that way“, perché proprio Roberto Inglese?

Il primo motivo è più che ovvio, e risale al biennio di Carpi in cui Giuntoli ha potuto conoscere di persona sia le qualità tecniche che umane di Inglese. Il secondo motivo potrebbe essere solo fantacalcio, ovvero il timore di perdere Mertens tramite clausola nella prossima stagione e dover quindi avere un attaccante in più nella rosa. Un’ipotesi ancora lontana ed infondata, ma pianificare permette di non ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Parlando però di ciò che interessa davvero, ovvero il campo, Inglese è una punta d’area molto fisica, aiutato com’è dai suoi 187 cm d’altezza, dotato di un ottimo colpo di testa e che all’occorrenza non disdegna nemmeno la giocata di piede, grazie ad una tecnica sicuramente non eccezionale, ma nemmeno pessima come quella dell’ex Pavoletti, che spesso e volentieri sfigurava (non per colpa sua s’intende) quando bisognava far girare la palla. In più riesce a centrare la porta con il suo destro, con risultati abbastanza buoni, anche dalla media/lunga distanza.

Roberto Inglese, durante lo stage con la Nazionale

I contro però sono ancora tanti. Abbiamo già parlato di un’età che non sembra promettere grossi margini di miglioramento, considerando che arriverà al Napoli a 27 anni. Inglese non sembra poi poter essere ancora facilmente inseribile nel gioco di Sarri, data una velocità non eccelsa (anche rispetto a Milik) ed una scarsa abitudine al gioco di prima, anche a causa dell’impronta difensiva data al gioco del Chievo da Maran. Non è freddissimo sotto porta, ed i numeri lo confermano (186 presenze tra campionati e coppe, 47 reti), anche se nell’ultimo anno sembra essere sensibilmente migliorato (tenendo sempre conto che il Chievo fa pochissimi gol e costruisce poche azioni durante le partite). Nessuno si aspetta un campione, ma in questo momento non può nemmeno essere la sola alternativa nel pacchetto offensivo di una squadra che punta a confermarsi in Champions e vincere lo scudetto. La crescita però non andrà cercata nella stagione del Chievo, semmai bisognerà aspettarla nel momento in cui il ragazzo incontrerà un ambiente che cerca qualcosa in più della solita salvezza senza infamia né lode.

Inglese non è un bidone, né un acquisto errato, forse è più giusto dire che è ancora presto per provare a capire il senso di questa operazione, soprattutto se la si guarda con gli occhi di chi si aspettava i soliti famosi “top player” a fine mercato (o l’ennesimo Witsel per lamentarsi di come non si cresca mai). Dubbi ce ne sono tanti, ma sarà sempre e solo il campo a poter decidere se la lunga gavetta di Inglese potrà essere utile alla causa azzurra.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: calciomercato.com