anm

Quando ci si azzuffa, politicamente, beninteso, su temi delicati che riguardano quasi sempre la destinazione di risorse finanziarie, il precario stato di salute di bilanci e conti economici di istituzioni e servizi pubblici, in grado di danneggiare direttamente i cittadini e, dunque, il consenso, si parla spesso di “guerre tra poveri”.

Il concetto rimanda all’innegabile verità che la detta zuffa interessi la spartizione di risorse (poche, pochissime, il più delle volte “spiccioli”rispetto alle esigenze concrete) tra soggetti istituzionali o aziendali pubblici disperatamente in cerca della proverbiale boccata d’ossigeno (politica ed economica). Ebbene, quanto è venuto alla luce negli ultimi giorni sulla singolar tenzone che opporrebbe di nuovo il Comune di Napoli alla Regione Campania, stavolta nella sede del Tribunale Amministrativo Regionale, rappresenta l’ennesimo capitolo della “guerra tra poveri” istituzionale che ancora una volta si consuma tra aziende in perenne crisi finanziaria e d’identità: davanti al TAR, infatti, è stato depositato un ricorso a tutela della posizione dell’ANM, l’azienda di trasporto pubblico locale napoletano da mesi sull’orlo del collasso annunciato, nei confronti dell’EAV, sua omologa, appunto, su scala regionale.

A quanto pare, secondo l’accusa del Comune, raccolta in un documento piuttosto circostanziato con numeri, valori e cifre ben definite, la Giunta della Regione Campania avrebbe modificato una certa disposizione normativa (un finora misconosciuto articolo 5 sulla Disciplina del Fondo per il Trasporto Pubblico Locale, risalente al 2012), allo scopo di indirizzare i finanziamenti destinati all’uscita anticipata dal lavoro dei dipendenti del TPL con preferenza a quelle aziende di trasporto (leggi in particolare EAV) gestite direttamente da Palazzo Santa Lucia.

In questo modo, si penalizzerebbe in maniera decisiva quell’ANM che, per risolvere la crisi (anche) del lavoro, con lo spettro dei licenziamenti che da mesi aleggia minacciosamente sul già precario consenso tributato al piano di risanamento pilotato da Palazzo San Giacomo, sui soldi destinati all’incentivo al “pensionamento anticipato” di diversi suoi dipendenti ci contava, proprio per tagliare il costo del lavoro in maniera non eccessivamente drammatica e traumatica. In sostanza, di quei fondi ANM avrebbe avuto bisogno per non lasciare  in mezzo a una strada, senza trattamento adeguato, numerose famiglie di potenziali aventi diritto (pare almeno 40) al dispositivo del cosiddetto NASPI.

La manovra della Giunta regionale (ci si intenda: niente di misterioso o illegale, poiché l’intervento normativo è, in linea di principio, nei poteri dell’esecutivo regionale. Del resto, la modifica all’art. 5, intervenuta lo scorso 18 luglio, è stata regolarmente pubblicata sul Bollettino Ufficiale Regionale) lascia però spazio ad ulteriori insinuazioni. Nel documento riservato svelato da Repubblica, che fa “i conti in tasca” alla Regione e all’EAV (e che però l’assessore alla Mobilità del Comune di Napoli Calabrese, evidentemente conscio della portata politica e mediatica della fuga di notizie, segnala essere stato redatto esclusivamente per uso interno all’Amministrazione napoletana, a beneficio «dell’ampia istruttoria del ricorso»), si osserva come sia ben strana una simile manovra (la correzione dell’art. 5 sui fondi per i prepensionamenti) a beneficio di un ente che si pretende essere, sin da fine 2016, in decisa salute finanziaria.

L’EAV, infatti, stando al bilancio 2016, avrebbe registrato un utile di circa 30 milioni. Non avrebbe certo, dunque, avuto bisogno di aiuti finanziari in preferenza rispetto alle altre aziende di TPL della Campania, per pagare i suoi prepensionati. Evidentemente, già a monte, secondo il Comune, qualcosa non quadrava. La Regione Campania avrebbe infatti fatto in modo di conseguire il risultato virtuoso attraverso «partite straordinarie che si sono generate grazie alla definizione di partite pregresse con la Regione Campania» stessa. Tradotto, Palazzo Santa Lucia avrebbe in fretta e furia “gonfiato” il bilancio dell’EAV per ottenere un utile altrimenti impossibile da conseguire in quel momento. Questo, perché anche l’EAV, proprio come l’ANM, storicamente è un’azienda in crisi, il cui risanamento è stato da sempre uno dei punti fermi della politica economica e dei servizi pubblici regionali di Vincenzo De Luca. Che sia tutta (o quasi) una mezza bufala da finanza creativa, ventilata dal Comune di Napoli nel suo documento riservato, impostata ad arte per motivi di convenienza politica e propaganda e poi invece messa a nudo dalla necessità impellente di trasferire con preferenza all’EAV (che continuerebbe così ad essere in difficoltà gestionale) fondi importanti per la realtà occupazionale di tutte le aziende di TPL campane, e a maggior ragione per l’ANM?

«Il bilancio di Eav è certificato dalla Price, una delle 5 società di revisione più importanti al mondo. (…) L’azienda è risanata finanziariamente. L’utile di 30 milioni del conto economico deriva dalla corretta applicazione dei principi contabili. (…) Eav ha incassato un credito, non ha ricevuto alcun contributo straordinario portato a conto economico». Lo dice il Presidente di EAV, De Gregorio. Chiaramente, sarà il procedimento davanti al TAR che, occupandosi della legittimità (non della illegalità, lo si ribadisce) dell’iniziativa della Giunta regionale, chiarirà anche questo punto. Fatto sta che la “guerra tra poveri” tra ANM e EAV, emblemi di servizi di trasporto pubblico che, non solo nell’immaginario collettivo di esausti pendolari cittadini e regionali, semplicemente non funzionano, al Comune potrebbe servire politicamente, in una fase delicata.

Ne sono la riprova le parole del nuovo manager dell’ANM, Maglione, riportate dal Corriere del Mezzogiorno in tempi non sospetti, lo scorso 15 agosto: «il via libera della Regione ai prepensionamenti dei dipendenti del trasporto pubblico, con un fondo per i soli dipendenti EAV, è lesivo dei diritti di ANM». L’aspetto retorico della penalizzazione, del colpo basso di De Luca all’ANM, assume contorni ancora più precisi con l’endorsement nei confronti della reazione napoletana contro la Regione che arriva dai sindacalisti come Vallini dell’USB, il quale parla del «solito dispettuccio in pieno stile PD». Si tratta dello stesso Vallini che, in luglio e agosto, si scagliava contro la soppressione delle linee degli autobus e risultava tra i capofila dello sciopero del 27 agosto scorso.

In sostanza, è evidente che distrarre l’attenzione dall’ANM in quanto tale e portarla sulla senza dubbio poco felice e discutibile manovra regionale (che andrà chiarita nella legittimità dei tempi e dei modi dell’attuazione) rappresenti comunque una risorsa politica per guadagnare tempo prezioso per la risoluzione delle vertenze dell’azienda napoletana di TPL.

Ludovico Maremonti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here