Shakespeare, Mercante di Venezia
Shakespeare, Mercante

Il Demiurgo inaugura il suo nuovo progetto “Demiurgo Shakespeare Company” nelle serate del 2 e 3 settembre, trasformando l’Aperaia dei magnifici giardini inglesi della Reggia di Caserta in un sontuoso palcoscenico per la commedia “Il mercante di Venezia“.
La difficoltà di tale realizzazione consiste proprio nel luogo, in linea con la particolare scelta della compagnia di portare la loro recitazione in ambienti non teatrali, creando un abbattimento della quarta parete e un forte contatto di tale arte con realtà a lei apparentemente estranee.

Il regista Andrea Cioffi, in collaborazione con Franco Nappi e l’assistente alla regia Roberta Astuti, hanno sviscerato la commedia shakespeariana accentuandone i particolari e donandole un carattere caricaturale.

Le forti tematiche messe nero su bianco nel XVII secolo si mostrano nella loro integrità, più attuali che mai, in un presente in cui la caccia al diverso, il razzismo e il desiderio di arricchimento plasma i nostri contesti sociali.
Shakespeare si ispirò ad un avvenimento storico preciso: la Venezia conosciuta per il suo cosmopolitismo, forte di un importante slancio di stampo imperialistico e mercantile, aveva dietro di sé un’ombra oscura, fatta di intolleranza e di diseguaglianza. Venne creato un ghetto in una delle sue isole, al quale vennero vincolati gli ebrei, testimonianza di quella tradizione medievale antisemita che non riusciva a morire. Il drammaturgo però farà di più: il mercante Shylock (qui interpretato da Franco Nappi) si mostra come il classico outsider, un personaggio che opera dall’interno ma che viene spinto costantemente verso l’esterno da tutti gli altri. Sarà proprio lui il motore dell’intera trama, colui che, calunniato da tutti, si trasformerà davvero in un mostro.

Da qui Shakespeare ci racconta del mercante Bassanio (alias Andrea Cioffi) che cerca disperatamente di conquistare Porzia (Chiara Vitiello), una giovane bellissima e di buona famiglia. Per farlo ha quindi bisogno di un prestito che chiede al suo migliore amico Antonio (alias Aurelio De Matteis) che, pur di accontentarlo, chiede a sua volta del denaro all’usuraio Shylock. I due firmano un contratto secondo il quale se entro un mese i soldi non saranno restituiti, Shylock dovrà prelevare una libbra di carne dal debitore.

È così che il dio denaro si manifesta lentamente tra le righe de Il mercante di Venezia, diventa essenza e motivo di vanto: sono i soldi che creano legami umani, che permettono di coronare un amore, che valgono quanto la nostra stessa pelle, come se fossero parte di noi, un nostro organo.
Lo stesso desiderio che Bassanio nutre nei confronti di Porzia si lega alla bramosia di una stabilità economica che la giovane può permettergli, tanto che lei stessa sarà considerata alla stregua di un capitale, in un mondo in cui il materialismo si affaccia con prepotenza, in cui comincia ad entrare in azione la macchina infernale del capitalismo. E da quel momento in poi nessuno può più disattivarla, accresce la sua potenza con lo sviluppo industriale e ancora si evolve con le sue multinazionali, lo sfruttamento di tutte le risorse naturali possibili, il vezzo e il vizio di avere per forza il nuovo modello I-Phone in tasca. Le cose sembrano essere cambiate, ma in verità si ripetono da secoli sempre uguali a se stesse.

«I miei ducati sono diventati cristiani insieme a mia figlia» afferma Shylock quando la figlia Gessica (Sara Guardascione), che ha da sempre vissuto adombrata dai peccati dei genitori, fugge con il cristiano Lorenzo (Alessandro Balletta), innamorato perdutamente di lei. Il tema del razzismo ne Il mercante di Venezia si lega quindi a quello economico. La violenza che si dimostra nei confronti della diversità religiosa e culturale raggiunge apici abbastanza elevati, tanto che il giudeo inizierà a riversarli sugli altri creando un vero effetto specchio.

«Non ha occhi, un ebreo? Non ha mani organi statura sensi affetti passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine? Scaldato e gelato dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci offendete non dovremmo vendicarci?»
Shakespeare ci propone un discorso che crea una profonda sympatheia verso un personaggio descritto dall’inizio solo con le sue oscurità, ci spinge ancora oggi a riflettere, a tendere verso la comprensione del diverso, verso l’integrazione. Quella del testo del Bardo è un’attualità che fa quasi spavento, perché i problemi che Venezia aveva risolto con un ghetto non sono mai stati superati e ancora oggi, reduci di un passato di razzie, con le bocche riempite di parole come “dignità umana, uguaglianza, pace“, dettate dai traumi argentini e hitleriani, non siamo ancora pronti ad andare avanti. L’uomo non è pronto ad accogliere un altro uomo nella sua terra, soltanto perché ha la pelle di un colore diverso e quando prega lo fa verso un dio che sembra troppo estraneo dal proprio.
Shakespeare, quindi, esplorando l’animo umano, è riuscito a vederci quell’ombra che non va via, anche se l’esperienza si fa sentire e il passato ha dato a quell’animo una significativa lezione.

La punta comica nella rappresentazione teatrale di Cioffi rende però il tutto più ilare e goliardico, in scene in cui le citazioni shakespeariane si uniscono ad altre decisamente più moderne. La figura del servo è resa con la sua maschera più comica. Lancillotto (Luigi Credendino) ha connotazioni tipicamente partenopee e spesso interagisce con il pubblico, distruggendo completamente la quarta parete e rendendo la visione dello spettacolo a tratti interattiva. Un discorso molto simile va fatto con il personaggio della servetta Nerissa interpretata però da Roberto Matteo Giordano, capace di creare una vanitosa ragazza dalla forte e comica ambiguità sessuale.

Alessia Sicuro

 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.