Su certe cose, si sa, bisogna esprimersi a mente fresca, rilassarsi un attimo e poi cercare di capire. Fortuna. Oggi parliamo di questa cosa qui. Della fortuna che abbiamo da casa, dove comodamente ci prendiamo il tempo che ci serve, specie perché in un paio d’ore potremmo cambiare idea più volte che se esistesse un mestruo per gli sportivi. Tiriamo giù i piatti e i parenti a pranzo, sì, però quel che ci salva è che prima di avere contatti col mondo esterno abbiamo il tempo di farci un’idea. O di capire che a mente e cuore caldo (e a stomaco pieno) si rischierebbe di dire cavolate.

Questo articolo avrebbe voluto parlare di tante piccole cose, che in questo weekend a Singapore hanno fatto anche la loro bella figura a livello mediatico. E be’, ad esempio che tra le fila delle minors ci si scambia motori come fossero figurine, che manco a farlo apposta in F1 appena senti che il sedere ti pizzica e che ti stanno per fregare la macchina ecco che ti pesa il piede e inizi a spingere e a far capire ai potenti che mister Jolyon Palmer non le prende da nessuno, se non da Fernando Alonso che muove i fili del karma.

Sappiate che oggi tutto va in secondo piano, perché a Singapore, in casa Ferrari, bisognerà riprendersi dal più grosso schiaffo che questo mondiale avrebbe potuto preservare ai suoi protagonisti. Una debacle che conosciamo (qui il video della partenza), e che ha mandato a farsi la doccia al primo giro i due piloti in rosso, protagonisti insieme a un terzo sospetto del contatto al via che li ha mandati fuori dai giochi anzitempo.

Fortuna, ancora. Tanta fortuna nel retrobottega di Singapore, lì dove i commissari hanno rimandato ogni decisione su quanto fosse accaduto al dopo gara, in sostanza decidendo poi di non decidere proprio un bel niente.

A poche ore dall’accaduto pare che nessuno abbia ancora le idee chiare, tanto meno gli stessi piloti. O forse solo uno, il terzo sospetto Max Verstappen, che ha fatto delle sue parole la sua più grande colpa, difendendosi e dicendosi quasi contento che il ritiro lo avesse condiviso anche coi due Ferrari.

Ma vediamo com’è andata:

  • prendi la pole in un circuito dove di solito chi parte avanti resta avanti, il tuo compagno di squadra ha un grande passo e addirittura le Red Bull si sono messe tra voi e il diretto avversario in classifica piloti. Si vola;
  • inizia a piovere e risenti quell’ ‘arriviamo, arriviamo’, quando ora stai solo pregando di arrivare primo alla prima curva. Importante fare gioco di squadra, importante che la Finlandia faccia il suo lavoro. Davvero importante;
  • tanto importante quanto Max Verstappen a sinistra. Non si dice altro che le Red Bull saranno l’ago della bilancia per le sorti di questo mondiale, che Verstappen alla prima curva è peggio della suocera a casa nelle domeniche di Serie A. E dalle, smettiamola di gufarci contro;
  • partenza media, chi è davanti ha tutto il diritto da regolamento a tagliare l’intera larghezza del tracciato per chiudere chi prova a passarlo. Abbiamo visto queste manovre in passato, e ritorna alla mente un lontano Portogallo ’90 con protagonisti Mansell e Prost;
  • sei davanti, la sagoma della tua vettura supera quella di Verstappen, che dal canto suo ha una partenza che pure definire decisa è harakiri. Non esistono lati puliti e sporchi, perché d’altronde c’è acqua ovunque. Fin qui nessun problema, dato che ancora non è comparso Kimi, che per una volta che parte a razzo finisce peggio dell’Apollo 13 ed è costretto a rientrare;
  • quel che sia passato nell’anticamera dei cervelletti dei tre poco possiamo saperne, quello che vediamo però è un misto di “se” e “ma”, pareri discordanti che non fanno altro che confermare che la decisione della Fia sul definirlo un semplice incidente di gara non è giusta, è giustissima.

Insomma, non ci sono colpe obiettive, nessuna pagina del regolamento è stata violata. Nessuna chiusura eccessiva, nessun Raikkonen irrispettoso (che se fosse partito come su un triciclo avremmo presto preso di mira come un bollito che non si fa sentire nel momento del bisogno). Questione di buonsenso e di coincidenze (mai una volta che i due Ferrari partissero bene entrambi).

Quel buonsenso che nelle interviste a Verstappen manca più dell’umiltà, tant’è che penso in molti gli avrebbero rifilato lo stesso scappellotto che Schumi regalò a Sato qualche tempo fa. Che Max sia l’unico che abbia preso una posizione conferma che sia l’unico che ci avrebbe potuto capire qualcosa, guardando il terzo negli specchietti e il primo davanti a sé. Specie se il terzo ti ha preso mezza macchina e se il primo ti sta per chiudere.

Fortuna e sfortuna, dipende dai punti di vista. A Singapore ne sarà potuto andare delle sorti di un mondiale intero, e per quanto qualche tempo fa avremmo giustamente denunciato che un signore faceva sbattere ragazzi contro le barriere per favorire vittorie altrui, questa volta non avrà senso prendersela più di tanto con nessuno se non con le circostanze.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: panorama