Sandoval Paquet Oltre il muro
Sandoval Paquet

“Oltre il muro” è la graphic novel scritta da Pierre Paquet e disegnata da Tony Sandoval per la casa editrice Tunuè.

Il tratto caratteristico di Sandoval sfumato, quasi onirico, con nuances pittoriche che rendono quasi percepibili gli assurdi scenari che il protagonista si ritrova a dover visitare, diventa la strada vincente per trasmettere i giusti messaggi al lettore.

Il mondo è visto con gli occhi di Pepe, un ragazzino di soli undici anni che è colto continuamente da una profonda meraviglia, che ha la curiosità della scoperta e che sogna tanto, in ogni momento della giornata. Avere  undici anni significa anche desiderare la libertà, che assume concetti e retroscena ancora non ben definiti e che può esaurirsi anche e solo nel vivere in serenità e sentirsi più grande per un po’ di sicurezza in più.
Tornando a casa Pepe nota muoversi una statuetta religiosa e il solo cercare di afferrarla lo catapulta nel mondo della Meraviglie, ritrovandosi come un’Alice che insegue il Bianconiglio, ma in un viaggio che ricorda le varie tappe del Piccolo Principe, una continua sorpresa e un incontro diretto tra adulti e bambini.

“-Perché è triste signore? Guardi com’è bello tutto intorno a lei..
-È proprio per questo, è tutto così bello… ma sono da solo. Maledetta solitudine! Non ho nessuno con cui condividere questo mondo da favola.. nessuno, capisci?”


Quello descritto da Paquet è un viaggio nell’animo umano, fatto di solitudine, bellezza, immaginazione, dolcezza, paura e sconforto. Un solo singolo passo e un solo singolo respiro pone la differenza tra libertà e solitudine, un’unica esperienza può far da differenza per la nostra maturazione; in ogni caso il calore di un abbraccio, di un po’ d’amore e di conforto sarà sempre ben gradito.

“Ho osato dirle che il mio amore per lei era davvero al di sopra dell’orizzonte. Le avevo preso la mano, sperando nel mio cuore, che il tempo si fermasse.”

Ma perché allora gli uomini continuano ad alzare muri?
Pepeto entrando in questa nuova realtà continua ad urlare, ma nessuno lo ascolta.
La sua voce sembra inudibile, il suo corpo inconsistente, come se fosse in una bolla di sapone, un Gregor Samsa rinchiuso nel suo corpo da scarafaggio.
Ognuno di noi si costruisce la propria identità e ha difficoltà a spogliarsi della maschera che indossa. Eliminare le distanze con gli altri è difficile e pericoloso, ci fa sentire esposti mentre ciò che desideriamo è solo rannicchiarci e proteggerci, aspettando coloro che con la giusta sinfonia facciano schiudere il nostro cuore.

Il muro nasce come una difesa, eppure uno spazio di una larghezza di pochi centimetri crea differenze e diffidenze, aspettative e timori.
Un muro dà un’identità, concede illusioni di libertà mentre al contempo te ne priva.
Una bestia nell’oscurità chiede a Pepeto di liberarlo con foga e aggressività, tanto da indurlo alla fuga, terrorizzato da ciò che non conosce.

«Io è un altro» scrive Rimbaud, con l’idea che due persone così identiche possono diventare nemiche se poste tra una linea di demarcazione. Era la logica dei soldati nelle trincee, ragazzi strappati alla loro quotidianità e gettati in un inferno di sangue e fango, costretti a combattere contro qualcuno che sarebbe potuto essere un amico. Questo sembra essere la base delle guerre mondiali e che si ripete spesso, in un mondo in cui a mancare è l’empatia.
L’empatia di uomini che hanno abbattuto muri nati per guerre senza armi, fatte di tensioni e cattive intenzioni, sembra sbriciolarsi pensando agli altri, coloro che hanno eliminato i loro confini per poi farsi guerra per ottenere una qualche libertà e una precisa identità. Così l’episodio di Berlino si contrappone alle vicende degli ex stati della Jugoslavia che, disintegrati dopo la morte di Tito, hanno dato inizio alle guerre civili per rintagliarsi i loro spazi.

Sandoval e Paquet viaggiano con l’immaginazione e raggiungono un mondo impalpabile, così come il muro che non è solo di cemento e mattoni, ma può essere anche naturale. Il mare può essere una speranza e un appiglio, ma può spazzare via tutto e portare con sé migliaia di vite, ciascuna con la propria disperazione e i propri sogni. Grumi di sogni che vengono infranti quando, varcata quella soglia, si scopre che alla fine le aspettative non sempre corrispondono alla realtà.

Alessia Sicuro

 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.