La biologa marina Rachel Carson in ”Primavera Silenziosa” sottolinea come l’uomo negli ultimi 120 anni abbia acquisito la capacità di mutare la natura in nome di un infinito quanto dannoso progresso a favore del genere umano. Negli ultimi 50 anni questa capacità è diventata una vera minaccia per l’uomo stesso. E’ anche per questo che, sempre più spesso, sentiamo parlare di sostenibilità ambientale ovvero quel metodo di sviluppo che riesce a soddisfare i bisogni del presente preservando nel tempo le tre funzioni dell’ambiente: fornire risorse, smaltire rifiuti ed essere fonte diretta di utilità.

Col proposito di insegnare alle future generazioni cosa sia questa sostenibilità nel settembre del 2008 a Bali, isola indonesiana situata nell’Oceano Indiano, prende vita la Green School Bali, una scuola certificata impegnata a ridurre il proprio impatto sull’ambiente e, come dicevamo prima, con la funzione di educare adulti e bambini ad adottare stili di vita rispettosi e virtuosi in favore della natura.

Questo complesso scolastico nasce dal progetto di Cynthia e John Hardy e adotta un particolare metodo educativo, quello del luminare della pedagogia Rudolf Steiner. Il metodo Steiner si basa sull’idea secondo la quale l’educazione dei bambini debba incentrarsi principalmente sulle esperienze di vita e su come i professori debbano rispettare il differente ritmo di apprendimento di ciascun alunno.

La Green School Bali si divide in quattro livelli: la scuola dell’infanzia (Early Years), la scuola primaria, quella media e, infine, la scuola superiore. La didattica cambia quindi a seconda della fascia d’età degli studenti. Il programma che riguarda la scuola dell’infanzia prevede principalmente giochi che stimolano la curiosità dei bambini e li invoglia a imparare attraverso canti, balli, arte, feste culturali ed escursioni all’interno del campus. Gli studenti della scuola primaria invece acquisiscono competenze fondamentali in matematica e alfabetizzazione, connettendosi con l’ambiente, inseguendo l’avventura e perseguendo le loro passioni, mentre quelli della scuola media imparano a prendere il controllo del proprio apprendimento e, quindi, a scegliere con responsabilità il corso da seguire. Infine il percorso scolastico della scuola superiore si concentra su esperienze legate ad attività fisiche, artistiche e ambientali e soprattutto insegna agli alunni le abilità per “imparare a imparare”, cioè sviluppare la capacità di organizzare l’apprendimento sia individualmente che in gruppo in base alle proprie necessità e alla consapevolezza relativa a metodi e opportunità.

Gli edifici facenti parte della Green School sono realizzati con vari materiali naturali tra cui spicca il bambù, pianta versatile, capace di produrre diversi componenti strutturali. Nel 2007 la prima struttura realizzata con questo materiale è stata il ponte Kul-Kul, ponte lungo 22 metri che attraversa il fiume Ayung e punto d’ingresso dell’intero complesso. Il bambù, oltre che per strutture ed edifici, è utilizzato per la creazione di oggetti come la segnaletica che indica le varie aree didattiche, i banchi e le sedie utilizzate degli studenti, i recinti che delimitano gli spazi adibiti allo sport e le arpe con cui potersi esercitare in musica. E’ possibile visitare questa sorprendente scuola rimanendo affascinati dall’architettura e dalla totale armonia di essa con l’ambiente circostante.

E’ gratificante sapere che in questo mondo in cui il consumismo sfrenato la fa da padrone, a discapito della natura, in cui l’idea di progresso è strettamente collegata al materialismo, ci siano scuole che insegnano invece a rispettare il rapporto primario, quello più importante, tra uomo e natura. Fortunatamente quella di Bali non è l’unica Green School al mondo. Quest’idea di “scuola verde” sta prendendo sempre più piede. Ne possiamo trovare ovunque: dalla Colombia alla Danimarca, dal Bangladesh al Brasile, dalla Nigeria all’Italia. Si, anche nella nostra penisola sono presenti scuole di questo tipo, ad esempio a Rio Pusteria (BZ) o a Folignano (AP). La speranza è che queste scuole rivolte al futuro si estendano su tutto il territorio nazionale e in tutto il mondo.

Nel 1962 Rachel Carson prevedeva un futuro poco rassicurante per il genere umano. Ad oggi non possiamo darle che ragione ma, guardando queste “scuole verdi” proliferare, seppur a lento ritmo, intravediamo quel cambio di passo che biologi e scienziati di tutto il globo ci chiedono da anni. Il solo educare le future generazioni al rispetto dell’ambiente di certo non basterà, ma è innegabilmente un piccolo passo in avanti molto importante. Tutti noi sappiamo che le grandi rivoluzioni cominciano sempre da piccoli passi.

Marco Pisano

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Sono Marco Pisano, ho 25 anni e risiedo in una piccola cittadina dell’alto casertano, Piedimonte Matese. Ho lavorato per circa sei anni in un Sali e Tabacchi. Il mio hobby principale è la musica. Suono le percussioni e mi diletto a mixare canzoni di vari generi (dal folk al rock n roll, dal reggae alla musica balkanica). Altro mio hobby è la lettura, in particolare mi piace leggere libri che trattano di viaggi (es: Un indovino mi disse – Tiziano Terzani). E’ stato proprio Terzani a farmi avvicinare al mondo del giornalismo che, unito ad un altro mio interesse ovvero l’ambiente e tutto ciò che lo riguarda, spero diventino la mia professione ovvero quella di giornalista ambientale appunto. Mi piace molto viaggiare, sono stato in Grecia, negli States (New York), Rep. Ceca, cinque volte in Olanda e 4 in Spagna e infine in Romania e ho vissuto per 5 mesi in Inghilterra, visitando quasi tutto il West Sussex e naturalmente Londra.