Culla delle più antiche civiltà umane, il fiume Sarno rappresenta per il territorio, che attraversa il flusso vitale, un soggetto paragonabile alle vene del sistema circolatorio, che pompano sangue in ogni angolo dell’organismo. E’ termometro del suo stato di salute ecologica e ambientale, misura della qualità del benessere dei cittadini, quindi oggetto essenziale di lotta politica.

Proprio all’interno di questo contesto, si inserisce il tentativo di risanamento ambientale del Sarno, “il fiume più inquinato d’Europa“. La nascente rete organizzativa e associativa promossa dai cittadini a supporto della riqualificazione del fiume può offrire risposte preziose, non solo alla spinosa problematica locale in esame, ma anche in riferimento alla sfida geopolitica forse più cruciale e problematica dell’attualità, ossia la coniugazione armonica di sviluppo economico-sociale e tutela ambientale (Per farsi un’idea della portata della questione si legga il caso della riserva della Renca in Amazzonia).

Ma procediamo con ordine: la sorgente del Sarno nasce dalle pendici del complesso dei monti Picentini e prosegue a valle per sfociare nel golfo di Napoli, ed interessa un bacino idrografico che si estende per circa 500 km². Storicamente, l’imponente corso d’acqua è stato considerato di notevole importanza, fungendo da irrigatore per la vasta zona agricola, da serbatoio di energia idrica e di risorse ittiche, ed anche da via di comunicazione.

Il dramma dell’inquinamento del Sarno, e del conseguente dissesto ambientale e idrogeologico che ha interessato tutta la zona circostante, si consuma lentamente ma inesorabilmente con l’avvio dell’industrializzazione, negli anni 60 e 70. A causare il profondo degrado del territorio soprattutto gli scarichi industriali provenienti dalle aziende private conciarie e agroalimentari e gli scarichi urbani non depurati, immessi nel corso del fiume da due torrenti tributari, Solofrana e Cavaiola. Le gravi conseguenze spaziano dal considerevole danno economico al forte incremento dell’incidenza di malattie allergiche e di patologie tumorali.

Nel corso del tempo la risposta della politica, a livello locale e nazionale, si è articolata in diversi passaggi: la bonifica del fiume Sarno è partita nel 1973, nel contesto della più ampia riqualificazione dell’area del golfo di Napoli; solo nel 1993 la regione Campania ha istituito il parco naturale “Fiume Sarno”, riconoscendo di fatto la vera e propria crisi ecologica che nel frattempo aveva continuato ad acuirsi. Si avviava, a questo punto, l’erogazione di risorse anche europee e la promozione di una serie di normative in materia di tutela ambientale.

Partendo da tali prescrizioni legislative si arriva alla delibera della giunta regionale n. 119 del 20/03/2012 che approva il Protocollo di Intesa tra la Regione Campania, ARCADIS (Agenzia Regionale Campana Difesa Suolo) e l’Autorità di Bacino Regionale del fiume Sarno, sottoscritto in 28 marzo, per l’avvio delle procedure attuative del “Grande Progetto del fiume Sarno”, teso alla sistemazione idraulica, alla riduzione del rischio idrogeologico e alla riqualificazione ambientale del fiume e della rete di affluenti, al fine di limitare fenomeni di esondazione che potrebbero condizionare negativamente lo sviluppo socio-economico dell’area.

Ai tentativi di risanamento descritti non hanno, purtroppo, fatto seguito significativi risultati concreti: la situazione di inquinamento si protrae in tutta la sua gravità ancora oggi, come dimostrano diversi studi sulla salute dei cittadini interessati dal corso del fiume e sulla tenuta ambientale del territorio (leggasi Analisi, numeri e riflessioni sull’ecosistema del Bacino del Fiume pubblicata da Legambiente Campania nel 2014, e nello specifico la Relazione Arpac del 2012 sul monitoraggio delle acque superficiali del fiume).

La presa di coscienza del problema ambientale non ha caratterizzato organicamente il percorso di riqualificazione, spesso vago e non incisivo, e peraltro fiaccato da forti discontinuità e contraddizioni. Dunque, a prescindere dall’adeguatezza delle misure intraprese, la natura del problema a cui assistiamo è eminentemente culturale e sistemica: l’annuncite che caratterizza endemicamente l’agire politico, la prevalenza delle logica elettoralistica, la permanenza e la pervicacia del sistema affaristico e corruttivo delle classi dirigenti, una diffusa incapacità amministrativa nell’investimento fruttuoso delle risorse, e soprattutto la prevaricazione dell’egoistico interesse privato su quello pubblico, non hanno comportato risultati concreti sul lungo periodo, e non sembrano offrire prospettive di cambiamento e soluzione alla reiterata catastrofe ecologica.

La questione ambientale viene troppo spesso derubricata a problematica di contorno e non di sostanza, risolvibile semplicemente da corpus normativi privi di quella visione complessiva e coerente che coinvolga la collettività dei cittadini. Incapace di porre in atto provvedimenti preventivi o sistemici, L’azione politica promossa dalle istituzioni si limita ad affrontare le numerose “emergenze”, segni inequivocabili della gravità della questione ambientale, suturando a fatica e maldestramente le numerose ferite di quella carcassa a cui sempre più assomiglia il martoriato territorio del nostro paese. L’area sarnese ha la profonda necessità di conoscere una radicale svolta nella gestione del territorio, come purtroppo hanno dimostrato anche i tragici fatti dell’alluvione del maggio 1998. La promozione di una nuova sensibilità ambientale, che deve farsi amministrazione attraverso nuove forme di partecipazione politica, costituisce la chiave di volta che può sovvertire la logica responsabile del profondo, diffuso e cronico dissesto ambientale ed idrogeologico attuale. Proprio a Sarno il dibattito intorno alla complessità questione ambientale è vivace e cerca di esprimersi attraverso l’attività intensa del settore associativo e dei giovani.

E proprio due realtà associative presenti sul territorio come Aleteia – associazione archeologica del Mediterraneo e l’associazione Sarnolab, hanno organizzato e promosso il convegno “Fiume Sarno, da fogna a risorsa”, che si è proposto come nuovo inizio di quella discussione pubblica fondamentale per gettare solide basi sulle quali costruire l’ancora lungo percorso da intraprendere per la salvezza del Sarno. Il dibattito, tenutosi l’8 settembre presso la biblioteca comunale di Scafati, è stato animato da docenti ed esperti dei settori di interesse per la problematica ambientale.

 

In questa sede non sono state enumerate le numerose proposte scientifiche e pragmatiche di soluzione al degrado ambientale prodotte dalla fitta discussione, pure preziosissime, quanto piuttosto il portato politico che le tiene insieme, la cornice che le renda realizzabili: la discontinuità culturale ed amministrativa che possa ispirare un nuovo modello di governance e di sviluppo. Uno sviluppo sostenibile, legato ai territori ed alla loro protezione, un modello che si fondi sul concetto di pubblico, che rigetti con decisione la logica privatista dominante, e che promuova la partecipazione diretta dei cittadini. Ma soprattutto che faccia perno la valorizzazione del “capitale territoriale.

Il professore Massimiliano Bencardino, docente di Organizzazione e Pianificazione Territoriale presso l’Università degli studi di Salerno, sottolinea come proprio lo sfruttamento del capitale territoriale (sommatoria delle risorse territoriali quali cultura, agroalimentare, energie rinnovabili, bellezze paesaggistiche) possa essere allo stesso tempo il motore della nostra economia all’insegna della tutela ambientale, e la soluzione per scongiurare quello che si presenta come un conflitto insensato e disastroso, comportato da miopi interessi privati, tra ambiente e sviluppo. Il docente sottolinea come tutto questo sia realizzabile concretamente attraverso i processi di partecipazione locale dal basso, che promuovano l’identità territoriale, generino consenso verso i temi ambientali, ed elaborino le soluzioni specifiche per proporle ed attuarle a livello politico.

La crescente sensibilità alla tematica ambientale della comunità sarnese e la volontà di cambiamento in tal senso, è il riflesso di una reazione decisa e propositiva dei cittadini allo stato di degrado, che si muove proprio nella direzione della tutela dei beni del territorio e della partecipazione. La costruzione e la mobilitazione di un movimento associativo radicato e coerente con simili obiettivi è in atto, la cittadinanza è attiva e vuole essere protagonista del rilancio. Manca ancora un vero e proprio coordinamento all’azione civica di cambiamento che si incontri (o si scontri) da una posizione di forza con le istituzioni. Un percorso politico e culturale complesso, ma fondamentale e realizzabile. E’ questa la sfida più importante di Sarno e dei suoi cittadini; è questa la sfida più importante della nostra società e del nostro tempo.

Luigi Iannone

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Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e laureando in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica. Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.