Eolico lento

“La rivolta delle vacche”, è stato ribattezzato così l’episodio accaduto lo scorso 30 agosto quando il cantiere di un impianto eolico è stato bloccato da un gruppo di mucche al pascolo. È accaduto sui monti del Matese, nel territorio di Morcone, comune in provincia di Benevento a pochi kilometri dal Molise. Le mucche al pascolo hanno circondato gli operatori della trivella, che sono stati costretti a chiedere l’intervento degli allevatori per poter lasciare la postazione.

Un fatto che ha strappato un sorriso a molte persone, quasi come se fosse un po’ indice di una natura che alla fine si riprende ciò che le viene strappato. Sono passate poco più di due settimane da questo episodio e i lavori nell’impianto eolico sono ripresi.

Si tratta di un cantiere che interessa appunto le pendici del Matese sud orientale, in cui si stanno realizzando le indagini geognostiche che precedono la costruzione di un impianto eolico per accertare se il terreno in questione è o meno idoneo ad ospitare le pale dell’eolico. Tali ricerche si realizzano attraverso l’uso di trivelle che perforano il terreno arrivando a trenta metri di profondità.

A denunciare le anomalie che stanno avvenendo in questo cantiere è Pinuccio Fappiano, attivista da anni impegnato nella battaglia a tutela delle montagne contro i signori dell’eolico: «Il 16 settembre, insieme ad alcuni allevatori, abbiamo cercato di ostacolare civilmente le attività di perforazione. Sono stati chiamati vigili urbani e carabinieri. Ho contestato ai carabinieri che i lavori si stavano facendo senza l’apertura di un cantiere, poiché non hanno apposto alcuna cartellonistica. Stanno facendo perforazioni a 30 metri di profondità, ad una distanza di meno di 50 metri da sorgenti e falde acquifere superficiali. I corsi d’acqua e le sorgenti sono beni ambientali a cui è stato posto il vincolo paesaggistico, secondo regio decreto dell’11 dicembre 1993 n. 1775 poi ripreso dalla legge 42/2004, con le relative sponde o piedi degli argini per una distanza di 150 metri. Mentre qui ci troviamo di fronte alla situazione paradossale che si autorizzano le perforazioni ad una distanza di meno di 50 metri. Anzi, in due perforazioni, quelle delle pale MR4 e MR6, in fase di perforazione è affiorata l’acqua di falda. Questi lavori, oltretutto, pare che siano di ‘edilizia libera’. Ho contestato al vigile urbano che è venuto se fossero stati autorizzati dal Comune di Morcone questi lavori. Pare che lui non fosse a conoscenza di questa cosa».

Un’altra delle anomalie riguarda il fatto che l’area in questione è un’area SIC (sigla che sta per Sito di Interesse Comunitario), cioè un’area protetta entro la quale, secondo un decreto della Regione Campania che stabilisce le misure di conservazione dei SIC, “la produzione di energia elettrica con turbina eolica a pala rotante è consentita esclusivamente con impianti inferiori ai 20 kW”. L’impianto in questione, invece, ha una potenza nominale di 59 MW.

A partire dalle anomalie di cui Pinuccio parla sono stati depositati un ricorso al TAR e diversi esposti alla procura. Una battaglia quindi che parte dalle montagne e arriva fino alle aule di tribunale. Sulla questione, pertanto, indagherà la magistratura.

Resta il fatto che quella che il Sannio sta subendo è una vera e propria invasione dell’eolico che porta la firma di note multinazionali. Sono 42 gli impianti eolici autorizzati dal 2005 al 2015 nella provincia di Benevento, per un totale di 379 pale eoliche. I lavori del cantiere al centro di questa vicenda sono realizzati dalla Dotto Morcone, SRL di proprietà del gruppo EON, multinazionale tedesca leader dell’energia eolica.

«Nello specifico dell’impianto di Morcone – dice Pinuccio – la responsabilità di quello che sta accadendo è dell’amministrazione comunale, la quale non è intervenuta minimamente per tutelare un territorio su cui ci sono enormi beni naturali, pascoli permanenti, vincoli naturalistici, sorgenti, proprietà collettive ed interessi degli allevatori. I lavori sono stati effettuati in presenza di un’autorizzazione scaduta, la 999 del 31/10/2014, rilasciata senza la valutazione di incidenza, obbligatoria in quanto ci troviamo in area SIC».

A pagarne le spese sono allevatori che hanno visto il loro bestiame morire, persone che avevano casa in luoghi resi ormai invivibili dalla vicinanza degli impianti eolici, contadini che si sono visti espropriare la propria terra per la costruzione di centrali e cavidotti per il trasporto di energia eolica. Sembra una lotta ad armi impari, quella tra cittadini e comitati da un lato e colossi dell’eolico dall’altro, una lotta che si perpetua quotidianamente tra le montagne del Sud, in un entroterra che cerca di salvaguardare la sua natura, di continuare a resistere.

Giulia Tesauro