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UNICEF e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni denunciano nel nuovo report dal titolo “Viaggi strazianti” il rischio di sfruttamento che corrono i minori stranieri.

In uno dei periodi in cui il nostro Paese sperimenta una diffusione di sentimenti xenofobi senza precedenti, il rapporto di UNICEF e OIM sui rischi corsi dai minori stranieri lungo la rotta del Mediterraneo fa sentire forte la sua voce, ridando umanità e volto a questa entità informe e pericolosa che sono diventati negli ultimi tempi i “migranti” nei discorsi degli italiani. In questa massa di persone affiorano i più di 100mila minori di cui parla il report, molti dei quali viaggiano da soli, che vivono ogni giorno e in ogni momento del loro viaggio il rischio di essere vittime di una qualche forma di sfruttamento.

Il primo dato che emerge nello studio che non può non far riflettere sulla portata del fenomeno è che il 77% degli adolescenti e giovanissimi che arrivano in Europa attraverso la cosiddetta rotta mediterranea, quella dei barconi provenienti dalla Libia che dominano la narrativa sulle migrazioni, è stata vittima di sfruttamento. Il report continua analizzando i fattori che contribuiscono ad aumentare la vulnerabilità dei minori ritrovando tra le principali cause l’assenza di adulti di riferimento – nel caso dei minori non accompagnati –, il basso livello di istruzione, la durata del viaggio e l’ostilità delle comunità dei Paesi di transito o di accoglienza dove sono sempre più diffusi sentimenti razzisti e xenofobi.

Sebbene sia possibile affermare che molti dei casi di sfruttamento e abusi dei minori avvengano nei Paesi di transito, la democratica Europa non può definirsi innocente in questa evidente e sistematica violazione dei diritti dei minori.

La lettura del rapporto dell’UNICEF può essere utilizzata come un valido strumento per riflettere sulle falle del nostro sistema di accoglienza e protezione dei minori stranieri.

Una delle prime osservazioni fatte nel report, che forse può essere considerata la più importante, è la quasi impossibilità per i minori di accedere a canali di migrazione regolari come quelli umanitari, i programmi di ricongiungimento familiare e di ricollocamento dei rifugiati, i visti per studio o per lavoro. L’esigenza dell’apertura di canali sicuri per le migrazioni si scontra con politiche di sicurezza sempre più stringenti che leggono il movimento internazionale di persone come un pericolo per la stabilità dello Stato. Il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e protezione dei diritti delle persone è ovviamente complesso ma, nei casi di soggetti vulnerabili come i minori, è importante tenere in massima considerazione l’interesse superiore del bambino, come ci ricorda la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.

Rendere più facile l’ingresso regolare in Europa renderebbe superfluo il ricorso alla mediazione dei trafficanti, opzione che espone i migranti, e in particolare i minori, ad altissimi rischi di sfruttamento e abusi. La necessità di raccogliere ingenti somme di denaro necessarie a pagare gli intermediari e continuare il viaggio, ad esempio, spinge i minori a cercare lavori nel settore informale, data l’impossibilità di accedere al mercato del lavoro formale a causa della minore età e della mancanza di documenti. In questo modo sono esposti agli abusi dei datori di lavoro che possono rifiutarsi di pagare loro un compenso adeguato e sfruttarli.

Un altro fattore che aumenta il rischio di abusi e sfruttamento è la possibilità di essere privati della propria libertà di movimento durante il viaggio.

Che sia un provvedimento governativo o di qualche milizia locale o ancora una pratica dei trafficanti stessi che imprigionano i migranti in attesa del momento propizio per affrontare la tappa successiva del viaggio, la detenzione è sempre un momento critico nell’esperienza migratoria dei minori. Anche su questo punto non sempre i Paesi europei hanno mostrato di agire nell’interesse superiore del minore.

Come spiega il report dell‘Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), la normativa europea non vieta la detenzione amministrativa dei minori stranieri anche se ne fissa dei limiti come ad esempio il divieto di applicare una detenzione automatica e prevedendo, quindi, un esame individuale dei casi che tenga il più possibile in conto gli interessi del minore. Ma come già detto la detenzione è un evento traumatico per i minori e andrebbe il più possibile evitata, come consiglia l’Agenzia.

In questa direzione si sta muovendo la normativa italiana che prevede un sistema specifico di prima accoglienza per i Minori Stranieri non Accompagnati.

Ma come mostra il report non basta una buona normativa per proteggere i minori dai pericoli dello sfruttamento e degli abusi. Xenofobia e razzismo, infatti, contribuiscono a mettere a rischio i minori che si ritrovano in ambienti che non conoscono e in cui hanno difficoltà ad integrarsi. È quindi importante non sottovalutare questo aspetto che si concretizza anche nelle piccole azioni di ogni giorno, in un sistema scolastico inclusivo e nella possibilità di accedere ai servizi di base.

Marcella Esposito