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Dopo la prima intervista a un accompagnatore turistico poliglotta, abbiamo riproposto le stesse domande a Louise Valledor. Louise ha 24 anni ed è laureata in Scienze Politiche a Lille con un master in amministrazione pubblica e lavora in una corte d’appello. Parla francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco e cinese. Questa è la nostra seconda intervista a un poliglotta, nel tentativo di scoprire qualcosa sull’apprendimento delle lingue e capire se sia possibile contrastare la xenofobia con l’istruzione. In questo caso, abbiamo avuto anche l’opportunità di ascoltare una storia familiare legata alla storia del generale Maczek.

Quali lingue conosci e a che livello?

«Sono madrelingua francese, parlo inglese, spagnolo e tedesco fluentemente e poi polacco e cinese abbastanza male (diciamo un livello A2).»

Cosa ti ha spinto ad imparare queste lingue?

«Ho cominciato a studiare tedesco alle scuole medie, attorno ai dieci anni. Poi ho fatto uno scambio in Germania al primo anno di liceo e dato che lì ho incontrato delle persone fantastiche ho continuato a studiarlo.

Ho cominciato inglese qualche anno dopo tedesco, più o meno a 13 o 14 anni. Le lezioni a scuola non erano granché quindi l’ho più che altro imparato da sola guardando serie tv e ascoltando musica in inglese. Quando poi ho vissuto in Cina parlavo molto inglese ed è lì che sono diventata fluente.

Spagnolo l’ho imparato a 19 anni, appena dopo aver preso la cittadinanza spagnola per via di mio nonno, che era scappato in Francia durante la guerra civile. Per me le radici sono molto importanti, così decisi che dovevo impararlo: andai lì per due mesi e mezzo come au pair in una famiglia. Forse per essere stata esposta al suono della lingua da piccola, l’ho imparato abbastanza in fretta, anche se ho ancora un lieve accento francese.

Per quanto riguarda cinese volevo andare ad una boarding school in Francia, ma per farlo bisogna scegliere una scuola che abbia un’opzione con un’altra lingua. Quindi scelsi cinese un po’ a caso, ma non me ne sono mai pentita. È stato il momento in cui ho cominciato ad appassionarmi all’apprendimento delle lingue. Feci un viaggio con la mia scuola superiore in Cina e m’innamorai del paese, tanto che poi ho deciso di passare lì il mio anno all’estero all’università.

Ho sempre voluto imparare polacco, per via dell’altro mio nonno (da parte di madre questa volta), che da bambino viveva in Normandia. Il suo piccolo villaggio fu liberato dalla divisione polacca del generale Maczek e da allora è sempre stato appassionato di questa storia: sa tutto a proposito, le date delle battaglie, i luoghi dove si sono tenute… una cosa impressionante. Così divenne il segretario dell’associazione francese per ricordare la divisione di Maczek. Io avevo 17 o 18 anni ed era un periodo in cui mi interessava molto la Seconda Guerra Mondiale, così cominciai ad andare con lui sui campi di battaglia e lui prese a portarmi in macchina in campagna per farmi vedere cosa era successo e dove.

Iniziai ad andare con lui anche alla cerimonia che si tiene ogni anno alla fine di agosto per ricordare la fine della battaglia di Normandia e la divisione di Maczek. La Polonia cominciò a sembrarmi un paese molto interessante anche se non ne sapevo nulla in realtà. Così due anni fa ho fatto domanda per una borsa di studio per il corso estivo delle università polacche di cui mi aveva parlato il console polacco in Francia e sono finita al Polonicum.»

Usi le lingue nel tuo lavoro o nella tua vita quotidiana?

«Non le uso al lavoro, ma ho qualche amico per ogni lingua, quindi tendo a parlarle quando comunico con loro. Cerco anche di parlare a me stessa nelle varie lingue.»

È possibile imparare una lingua in tre mesi?

«Direi che dipende da quale lingua, ma in fondo se sei veramente motivato e ti trovi nel paese parlando solo quella lingua per tre mesi potrebbe essere fattibile. È un po’ quello che ho fatto con lo spagnolo: quando arrivai non sapevo costruire una frase.»

Esiste il talento per le lingue?

«Non so se sia un talento o comunque una capacità che hai da quando sei nato, ma è certamente più facile per certe persone. Nel mio caso so di aver sentito un sacco di spagnolo quando ero una bambina quindi ero abituata a sentire un un’altra lingua. Inoltre credo che una volta che hai imparato bene una lingua è facile impararne altre perché il tuo cervello diventa più flessibile.»

Imparare una lingua cambia la nostra visione del mondo?

«Sì, penso che imparare una lingua sia veramente importante per capire la cultura e le tradizioni di una cultura.  Per me ha davvero messo la mia stessa cultura in prospettiva, mi ha mostrato come altre persone facciano le cose in maniera diversa, non migliore né peggiore, semplicemente diversa. Penso sia davvero importante essere umili circa il nostro modo di vivere

Pensi che l’insegnamento e lo studio delle lingue straniere possa aiutare a creare una società più tollerante e meno xenofoba?

«Dal mio punto di vista abbiamo spesso paura di ciò che non conosciamo e imparare una lingua è un buon modo di scoprire un’altra cultura, accettare le differenze e vedere che la maniera in cui pensiamo o facciamo le cose non è l’unica al mondo.»

Daresti qualche consiglio a chi vuole cominciare ad imparare una nuova lingua straniera?

«Pratica la lingua, anche per dire cose a caso. Per esempio, io sto cercando di parlare tra me e me in polacco ogni giorno per una cosa come cinque o dieci minuti, spiegando a me stessa cosa ho fatto durante la giornata. Un’altra buona idea è andare al paese in questione per incontrare madrelingua e parlare. Poi bisogna sempre imparare la grammatica e via discorrendo, ma d’altra parte ho imparato la grammatica tedesca più parlando che a lezione.»

Luca Ventura

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